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Barry H. Lopez
Lupi, Of Wolves and Men
Piemme, II edizione 2003, pp. 432 nota di Fulco Pratesi, ill., €
8,90 |
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Con
un approccio scientifico, culturale e antropologico Barry Lopez offre
un'analisi completa del Canis Lupus, disegnando un ritratto accurato di
un animale capace di assumere nel corso dei secoli le più svariate
sembianze e accompagnare attraverso i secoli i mutamenti delle culture.
L'uomo ha attribuito al lupo i suoi peccati di brama, lussuria e
inganno, condannandolo a morte in letteratura, nel folklore e nella vita
reale. |
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Non è il lupo inteso come semplice animale il protagonista del saggio
proposto dall'americano Barry Lopez, bensì il lupo come risultato
dell'immaginario collettivo, una figura creata dall'uomo che assume
infinite sembianze quante sono le diverse mentalità, culture e
condizioni delle genti che con il lupo si confrontano.
Secondo Lopez non
esiste quindi un solo lupo, e la struttura del libro rivela questa sua
convinzione. Innanzitutto il lupo scientifico, il lupo di etologi,
zoologi e naturalisti. L'autore ne dà un quadro esauriente e preciso
partendo dalle non ancora del tutto chiarite origini dell'animale che
Linneo battezzò nel 1758 Canis lupus. Dopo aver richiamato il disaccordo
tuttora esistente sul numero delle sottospecie e sulle possibilità, modi
e utilità di individuarle, descrive caratteristiche fisiche, struttura
sociale, modi di comunicazione (movenze del corpo, marchi odorosi e
vocalizzazioni tra le quali il famoso ululato), soffermandosi a lungo
sulle tecniche di caccia del lupo nordamericano illustrando con
accuratezza la scelta delle prede, il rapporto preda-predatore (affrontato
anche da angolazioni originali come ad esempio quando analizza il gioco di
sguardi e movenze di preda e predatore), senza rinunciare a sconfessare
molte delle credenze sulla presunta crudeltà e gratuità di alcuni suoi
comportamenti. Neppure i rapporti del lupo con gli altri animali della
foresta come lince, coyote, volpe e… corvo imperiale vengono tralasciati
considerando così l'intera comunità animale di cui il lupo stesso è
parte.
Nella seconda parte del libro si incontra il lupo indiano. Le
popolazioni che condividono l'ambiente naturale con il lupo maturano
la conoscenza di abitudini e comportamenti attraverso una continua
osservazione, risultato della grande attenzione rivolta ai dettagli e
della continua riproposizione delle conoscenze attraverso la storia orale.
Ecco che allora l'interpretazione di una serie di tracce trarrà
giovamento dalla conoscenza del territorio, dall'esperienza personale, ma
anche da quanto appreso dai racconti della tradizione. Lopez si sofferma
dunque sulle tradizioni indiane legate al lupo, sull'alta considerazione
per questo animale rispettato per numerose ragioni: il coraggio di
cacciatore, la capacità di procurarsi il cibo, la resistenza, la
silenziosità e la fluidità dei movimenti, tutte caratteristiche imitate
dal cacciatore indiano. Viene inoltre posta in evidenza la correlazione
profonda esistente tra indiani e lupi e la consapevolezza che gli stessi
indiani avevano della loro affinità con il lupo, idea questa comune a
quasi tutte le tribù indiane nordamericane.
Il terzo incontro è il
lupo oggetto di sterminio, il lupo nemico. Vi è una
sostanziale differenza tra le uccisioni di orsi, linci, puma e la vera e
propria persecuzione di cui è stato oggetto il lupo. La storia del suo
sterminio in Nordamerica è una storia che comprende torture, roghi,
avvelenamenti con stricnina, arsenico e cianuro su scala così vasta che
milioni di esemplari della fauna minore perirono insieme al lupo. Il
sistema delle taglie portò nel solo Montana, nel periodo tra il 1883 e il
1918, all'uccisione di 80.000 esemplari. La furia sterminatrice
ottocentesca portò persino alla distruzione con il fuoco di interi
possedimenti boschivi di proprietà degli stessi autori della caccia nel
cieco tentativo di uccidere singoli esemplari considerati ormai alla
stregua di pericolosi fuorilegge ritenuti responsabili di centinaia di
uccisioni di bestiame. Negli anni sessanta l'ultimo atto di questa furia
distruttiva: la diffusione della caccia aerea durante al quale vennero
sterminati interi branchi di lupi sorpresi su un lago ghiacciato o nella
tundra artica, una pratica vietata in Alaska solo nel 1972.
Lopez sostiene
che tutte queste visioni del lupo non si differenziano sostanzialmente
perché tutte partono dalla necessità-convinzione di rendere
perfettamente leggibile l'animale. La metodologia scientifica crea un lupo
così come lo crea la visione metafisica di un indiano delle grandi
pianure o la preoccupazione e l'ostilità di un allevatore di bestiame del
XIX o XX secolo. La tesi, cioè che siamo noi a creare l'immagine del
lupo, trova conferma nell'ultima parte del libro dove l'autore torna
alle origini medievali della mitologia lupina, ripercorrendo storie,
racconti e credenze che hanno come protagonista il lupo. Il mondo
occidentale contemporaneo eredita infatti la visione mitologica del lupo
dal medioevo, periodo che può essere considerato un nodo fondamentale per
conoscere la metafora del lupo dalla quale provengono tutti i lupi che
oggi conosciamo. Traendo forza da una situazione reale (la minaccia
rappresentata dal lupo per le capre, le vacche e pollame unico
sostentamento delle famiglie contadine), la mentalità medievale maturò
nel tempo una vera e propria ossessione nei confronti dell'animale. Ogni
situazione di minaccia venne associata al lupo, come ad esempio le vittime
dei feroci assalti dei banditi che diventavano invece vittime di immensi
branchi di lupi. La Chiesa sfruttò questa immagine negativa allo scopo di
controllare gli eretici, contribuendo a dare nuova linfa ad esempio al
fenomeno dei lupi mannari che altrimenti sarebbe rimasto una pura
espressione folkloristica (come nelle fantasiose e avventurose storie
nordiche). La leggenda del lupo mannaro si accordava bene alle esigenze
dell'Inquisizione, che fece di più di qualsiasi altro agente o
istituzione per sostenerne la credenza attraverso una persecuzione
fanatica dei presunti colpevoli di licantropia attraverso processi
sommari, intimidazioni, inducendo affrettate confessioni ed ammissioni di
crimini contro natura: il taglio della guancia provocato dalla rasatura
comparso il giorno dopo che qualcuno aveva affermato di aver scacciato un
lupo con un bastone appuntito era sufficiente per essere mandati al rogo.
Il lupo venne sempre più considerato maligno, perverso, perdendo
qualsiasi rapporto con il comportamento reale per assumere condotte
tipicamente umane.
Infine, dopo aver approfondito il ruolo e l'immagine
del lupo nelle favole e nelle fiabe (da Esopo a La Fontaine, ai fratelli
Grimm), Lopez conclude sulla necessità di maturare un approccio diverso
nei confronti degli animali selvaggi: essere coscienti di come essi si
muovano in un altro universo, sì comprensibile ma solo a patto di non
confondere il lupo che abbiamo di fronte con quello che noi vorremmo esso
fosse.
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Links
www.regione.pmn.it/parchi/lupo
www.wolfitaly.com
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