"Alla
fine dei conti siamo ancora in tanti, tantissimi, a ritenere che sia più che
doveroso sanare e risolvere le vergogne della storia ufficiale della conquista
del K2: perché possa avere, finalmente, la meritata considerazione al giudizio
del mondo". (Walter Bonatti, agosto 2003)
Cosa accadde davvero il 30 e 31 luglio 1954 sul K2, a partire dai 7627 metri
dell'ottavo campo e fino agli 8616 metri della sua cima raggiunta cinquant'anni
fa dagli italiani? Come hanno potuto reggere, e persistere, davanti a
documentazioni fotografiche e a testimonianze inequivocabili, le falsità della
storia ufficiale di quel riprovevole assalto finale? Bonatti, protagonista e
vittima della vicenda, qui riepiloga fatti e testimonianze, documenti e
inchieste, eliminando ogni possibile dubbio su come siano andate realmente le
cose. Con la determinazione che ha accompagnato ogni tratto della sua vita
indica, in pagine piene di tensione e di amarezza, il "lato oscuro" di
quell'impresa. Vale a dire la complicità, le omissioni, le responsabilità di
coloro che, manipolando i fatti e parandosi dietro le organizzazioni italiane
più autorevoli, hanno consentito che la verità sul K2 venisse umiliata.