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Lo scrittore
americano (Des Moines, Iowa 1951), con il tono autoironico e
divertito già conosciuto in America perduta, racconta una
stravagante e comica vacanza nei Monti Appalachi insieme ad un
improbabile compagno d'avventura, tra inclemenze del tempo, nugoli
d'insetti ed incontri con animali selvatici. Le difficoltà del
trekking, le pigrizie dell'amico e gli incidenti sempre in agguato
nella vita tra boschi e montagne non esauriscono l'interesse del
libro che affronta spesso anche temi importanti, come la tutela
dell'ambiente e della natura selvaggia, proponendo interessanti
scorci di storia del paesaggio americano. |
L’Appalachian Trail si snoda per 3400 chilometri da Springer
Mountain (Georgia) al Mount Katahdin (Maine) lungo l’omonima dorsale
montuosa, attraversando quello che resta delle immense foreste che
ricoprivano i territori orientali degli Stati Uniti; boschi ricchissimi di
varietà vegetali e animali oggi purtroppo minacciati dalle piogge acide.
L’idea di percorrere una tale distanza con le proprie gambe, immerso in
uno scenario naturale così grandioso, appare a Bill Bryson (quarantenne
giornalista e scrittore, narratore e protagonista del libro) davvero
straordinaria. Considerando razionalmente la cosa, Bill ammette di non
avere grande esperienza di lunghe percorrenze ma l’entusiasmo rimuove
ogni dubbio, anche se la lettura di un volume intitolato Attacchi degli
orsi: cause e metodi di prevenzione ne fa vacillare la sicurezza e lo
sconsiglia ad intraprendere il viaggio da solo. Non appare però facile
trovare un compagno disposto ad una tale fatica, e quando sembra
rassegnato ad una solitaria avventura, trova la disponibilità di un
vecchio amico, Stephen Katz, completamente digiuno di camminate,
sovrappeso, con qualche guaio con la giustizia e una pericolosa
inclinazione al bere.
Comincia con queste premesse, non certo rassicuranti, il racconto ben
scritto di una Passeggiata nei boschi che propone le decine di
situazioni vissute in prima persona dai due neofiti camminatori di lunga
lena. E’ come trovarsi appollaiati sullo zaino di Bill mentre con
respiro affannoso illustra, con divertimento e ironia, le bellezze del
paesaggio naturale delle Great Smoky Mountains o della Shenandoah Valley;
racconta storie di incontri ravvicinati tra lupi, orsi o puma e ignari
amanti della natura; analizza i difficili rapporti con la ben più
insidiosa fauna umana che abita i rifugi. Le pagine scorrono così fedeli
alla realtà tanto da permetterci, se aguzziamo la vista, di intravedere
laggiù in fondo, appena dietro gli alberi, la figura del compagno
d’avventura Stephen in perenne ritardo sulla tabella di marcia, mentre
arranca preso da un irriferibile imprecare. Il comportamento da svagato
escursionista di Stephen offre situazioni davvero comiche fin
dall’inizio dell’impresa quando dopo pochi chilometri di sentiero,
distrutto dalla fatica ed esasperato dalla pesantezza dello zaino, decide
d’impulso di gettare giù da un burrone ogni cosa che le capita a tiro:
salsicce, riso, carne in scatola, zucchero. Alle rimostranze di Bill sulla
gravità del fatto non saprà che opporre un più sommesso proferire di
maledizioni verso le attività all’aria aperta e le incertezze del
cammino, confidando poi candidamente
allo stesso Bill di essersi sbarazzato anche degli indispensabili
filtri per il caffè del peso di pochi grammi.
Ad attenuare l’inevitabile scoramento per una spedizione che si fa
sempre più difficile, l’incontro con ben più curiosi personaggi dalle
sembianze quasi mitiche lungo l’Appalacchian Trail: solitari
camminatori con equipaggiamenti ultramoderni (con tanto di tenda che si
monta da sola e sistema satellitare di orientamento) costretti a
ingloriosa resa per la pesantezza dello zaino; anziani escursionisti che
si perdono spesso, autori di lunghe peregrinazioni circolari che li fanno
giungere dopo chilometri al punto dal quale erano partiti, e questo
nonostante le numerose e precise segnalazioni rendano umanamente
impossibile smarrirsi; gruppi di scout guidati da adulti sprovvisti di una
qualsiasi cognizione sull’allestimento di un campo; orde di attempati
turisti del week-end che assalgono le pendici della montagna armati di
ogni possibile attrezzo adatto a cucinare e ad allestire banchetti. Bill
ci guida alla scoperta di tali e tanti curiosi amanti della natura,
facendoci conoscere gli innumerevoli modi di intendere la vita all’aria
aperta del popolo americano, senza risparmiare critiche alla gestione dei
parchi nazionali responsabile spesso di consentire un vero e proprio
saccheggio ambientale.
Vi sono però anche interessanti digressioni alla scoperta delle cittadine
vicine al tracciato (e dove i pericoli assumono forme, per così dire, più
evolute); si viene a conoscenza ad esempio dell’esistenza della città
mineraria di Centralia, Pennsylvania. Divenuta nel corso di un secolo un
centro discretamente ricco e accogliente, abitato da duemila persone e
organizzato come la più tipica delle cittadine americane, ha la sfortuna
di trovarsi sopra un giacimento di ventiquattro milioni di tonnellate di
antracite. Il primo incendio sotterraneo scoppia nel 1962 e da allora,
dopo anni di inutili tentativi di salvare la città, la zona viene
evacuata e la ricca comunità scompare avvolta dai fumi infernali,
trasformandosi in un’attrazione turistico-geologica.
Il tono del racconto di Bryson è, come si è detto, sempre divertito e
sinceramente autoironico, pronto a coniugare satira di costume, temi
ambientalisti e storia del paesaggio americano che consente di giungere,
attraverso una scrittura semplice e spigliata, ad un risultato d’insieme
di piacevole lettura.
Assonanze
Bill
Bryson, America perduta. In viaggio attraverso gli USA, Universale
Economica Feltrinelli, 1997, pp.304, lire 14.000.
John Muir, La mia prima estate sulla Sierra, Vivalda
Editori,Torino, 1995, pp.218, lire 35.000.
Muir (1838-1914), pioniere della protezione ambientale, è considerato
negli Stati Uniti il capostipite dei camminatori nella natura selvaggia.
Links:
www.atconf.org
sito ufficiale Appalachian Trail Conference
www.aldha.org
Appalachian Long Distance Hikers Association
www.internationalat.org
Sentier International des Appalache (francese e inglese)
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