Sono trascorsi pochi anni da quando le opere del cileno
Francisco Coloane hanno avuto traduzione in Italia per merito dell'altro
scrittore cileno Luis Sepulveda che nel fortunato Patagonia Express
racconta anche dell'incontro con il suo maestro. Da subito le storie
dell'oggi novantenne chiloese hanno saputo risvegliare l'interesse
di molti lettori amanti della narrativa che ha come scenario le estreme
terre del Sud del mondo.
Esce ora, questa volta pubblicata in Italia da Guanda quasi in
contemporanea all'edizione originale Los pasos del hombre, la
raccolta di memorie dello scrittore. Una vita alla fine del mondo
rivela fin dall'inizio quale sia il "materiale per scrivere" che
lo scrittore utilizza per i suoi romanzi e racconti: i compagni di lavoro
con i quali a trascorso le giornate di fatica nelle aziende d'allevamento
patagoniche, le esperienze vissute facendo lavori così diversi dal
falegname al cronista di nera, dall'attore di teatro all'uomo di mare, la
natura durissima di quelle terre spazzate da un vento ininterrotto, la
violenza del mare. Non c'è però solo biografia in queste pagine ma anche
il racconto della storia cilena, compresa quella tragica delle dittature,
della persecuzione politica e dell'impossibilità per molti a rimanere nel
loro paese, obbligati a diventare esuli.
Di denuncia le pagine che raccontano delle popolazioni indigene i cui nomi
Coloane riporta spesso quasi a scongiurare che un definitivo oblio scenda
su queste genti. Durante il suo primo viaggio nella Terra del Fuoco nel
1929 Coloane apprende le vicende dei primi colonizzatori bianchi e tra
questi conquistatori assurge ad emblema la figura del romeno Julio Popper
ingegnere e geografo, il primo bianco ad attraversare la Terra del Fuoco
che tra il 1880 e i primi del nuovo secolo dopo aver reclutato uomini di
diverse nazionalità (disertori, mercenari e criminali) organizza una
forza armata dalle uniformi stile austroungarico e dà il via, con la
giustificazione di difendere la proprietà privata e la civiltà
occidentale, allo sterminio delle popolazioni indigene aprendo la strada
ai cercatori d'oro e agli allevatori.
Sono numerosi i viaggi che Coloane racconta, soprattutto quelli compiuti a
cavallo, in nave, barca, veliero: la partecipazione ad una spedizione
scientifico-militare in Antartide nel 1947 lo porta a conoscere
l'inquietante bellezza degli iceberg, le presenze animali ma anche curiose
vicende umane come quella del solitario ufficiale della marina inglese
posto su uno scoglio a rivendicare gelidi spazi desolati come British
crown land, terra della corona britannica; la visita alle regione
australe del Cile in compagnia del poeta russo Evgenij Etvušenko; i due
anni trascorsi in Cina e l'itinerario tra le praterie della Mongolia
interna così lontana dalle distese patagoniche ma così simile nella
solitudine ai luoghi dove lo scrittore galoppava in gioventù; il viaggio
nell'arcipelago delle Galapagos, in una descrizione piena d'ammirazione
per un patrimonio naturale da difendere ; ed infine l'India. Molte di
queste esperienze troveranno spazio nei romanzi di Coloane ed è lui
stesso a svelarci in che modo attraverso la mano dello scrittore la
realtà diventa letteratura.
Un libro prezioso che consente di capire come sia il respiro del mare a
nutrire la letteratura di Coloane, un legame profondo quello con le acque
che bagnano le terre alla fine del mondo che risale all'infanzia,
dall'essere cresciuto seguendo il ritmo delle maree che arrivavano fin
sotto la camera dove dormiva nella casa sulla costa orientale dell'isola
Grande di Chiloé. Un rapporto così intenso da restare sempre il nocciolo
della sensibilità poetica dello scrittore.
Bibliografia:
| Una
vita alla fine del mondo, traduzione di Pino Cacucci, Guanda,
2001 |
| Capo
Horn, traduzione di Pino Cacucci, TEA, 2000 |
| I
balenieri di Quintay, traduzione di Pino Cacucci e Gloria Corica,
Guanda, 2000 |
| L'ultimo
mozzo della Baquedano, traduzione di Pino Cacucci, Guanda, 2000 |
| Terra
del fuoco, traduzione di Pino Cacucci e Gloria Corica, L'Angolo
Manzoni, 2000 |
| La
scia della balena, traduzione di Pino Cacucci e Gloria Corica,
Guanda, 1999 |
| Terra
d'oblìo, traduzione di Arnalda Buldo e Alessandra Binel,
Lavoro, 1987 |
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