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Erri
De Luca dà voce, in forma di dialogo, all'incontro tra un
alpinista "mediterraneo" che viene a contatto con la
superficie rocciosa della terra, avvolgendola, toccandola,
abbracciandola, tessendo la meraviglia di scalare a piedi nudi per
sentire la pietra, e un'alpinista (con l'apostrofo) d'alta quota,
abitante volontaria di luoghi deserti di vita, dove il vento
soffia violento senza sosta, l'aria gelida ingolfa i polmoni, il
sole brucia la pelle e ferisce gli occhi. |
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Diversi
nel rivelare i loro più intimi pensieri, le loro storie, il
loro modo d'intendere la montagna, allo stesso tempo insieme
alla ricerca di un spazio in cui dialogare sottovoce, e produrre
nello scambio il calore necessario ad un'amicizia in marcia
verso gli ottomila metri del Dhaulagiri. Un confronto fatto di sensazioni
vissute su roccia e ghiaccio, ricordando nevi trascorse e
compagni di scalata, discorrendo di piccozze brandite mentre
l'elettrica scossa della tempesta intimorisce, di lunghi cammini
in valli nepalesi, di abbracci in vetta, di faticosi ritorni ma
anche di esperienze semplici vissute lontano dalle vette.
Il corpo, la mente e l'anima in movimento sono il tessuto di
questo dialogo, nel quale De Luca trasmette echi di sacre
scritture in cui la montagna è posto di frontiera: "Gesù
sale sopra un monte non identificato, e la folla si accovaccia
intorno alle pendici. Anche Gesù porta i suoi ascoltatori
lontano dai centri, dalle piazze verso un confine santo. E da
lassù pronuncia il suo elenco sovversivo delle gerarchie, delle
autorità che governano le cose in terra". Lo scrittore
prova a definire la natura personale del suo salire, e la
riconosce non nell'ascendere spirituale per accostarsi ad
altezze celesti ma per marcare materialmente la separazione dal
suolo, "per allontanarsi e voltare le spalle ed
approfondire la solitudine".
Nives racconta il suo corpo in ascesa, il suo seguire
finalmente la via di salita per molto tempo solo immaginata e
studiata, l'incontro con le genti lungo il cammino, l'impegno
voluto di portarsi sulle spalle tutto il necessario alla
spedizione, l'attesa nell'ultimo campo trasformarsi in perfetta
bellezza, quando la decisione è presa e presto si compirà
l'ultimo sforzo. |
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Ed
allora piccozze e ramponi "diventeranno unghie" con cui
aggrapparsi ad una montagna che più ci si avvicina alla cima più
sembra voler schiacciare il corpo alla parete, più si cerca il
nutrimento dell'aria più l'ossigeno svanisce. Ma non si tratta
solo di cime, ma anche di ritorni possibili a contrastare la
frenesia dello scendere, perché insieme alla gioia per la vetta
raggiunta bisogna conservare la vita. |
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E
mentre dentro la tenda si soffiano frasi, fuori "sta
di nuovo imbiancando, viene giù dritta, senza vento, fiocca
fitto, domani ci affonderemo i passi..." |
di
Davide Squarcina
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