 |
Ryszard Kapuscinski
Ebano
Feltrinelli, 2002, pp. 277
collana economici, € 7,00 |
 |
Raccolta
di reportage di un grande conoscitore dell'Africa, corrispon-dente per
lunghi anni dai paesi in guerra, assediati dalle carestie, oppressi
dalle oligarchie. Sono scritti che parlano di chi abita il continente
africano, di chi lotta ogni giorno per mangiare, per sfuggire alle
violenze, per mantenere viva con un lavoro massacrante una speranza.
Questa raccolta dimostra ancora una volta quanto il lavoro di
Kapuscinski, sostenuto da una inesauribile curiosità, vada al di là
delle ovvietà e delle convenzioni del giornalismo dei grandi network. |
|
Un'enorme voragine si apre sulla strada che porta al mercato - il più
grande d'Africa - della cittadina di Onitsha nella Nigeria
orientale, un ingorgo colossale si forma ai suoi margini. Decine di
camion, immersi in un calore insopportabile, si arrestano nella polvere a
formare una lunga colonna immobile. Sul fondo paludoso della buca giace un
camion carico di arachidi, tutt'intorno è un lavorio continuo, faticoso,
sfibrante di corpi in movimento che spostano, tirano corde, spingono travi
sotto le ruote nel tentativo di far risalire il mezzo dalla voragine.
Nel
frattempo decine di venditrici affollano i lati della strada offrendo
riso, focacce, patate dolci, zuppe d'arachidi. Gruppi di ragazzi sono
impegnati a vendere sigarette di fronte a negozietti che espongono le loro
merci mentre sarti, ciabattini e barbieri cercano clienti: "La buca
era diventata il centro della vita locale, attirando gente, provocando
curiosità, suscitando imprese e iniziative. Grazie a quel maledetto buco,
quel sonnacchioso e spento cantuccio di periferia popolato solo di
disoccupati addormentati e di cani randagi malarici si era trasformato per
incanto in un quartiere dinamico pieno di chiasso e di movimento".
E'
questa l'Africa diversa che impariamo a conoscere scorrendo i reportage
del giornalista-scrittore Ryszard Kapuscinski (Pinsk, 1932) raccolti
in Ebano (Feltrinelli 2000), libro vincitore dell'ultimo Premio
Internazionale Viareggio. Per molti anni corrispondente della più
importante agenzia di stampa polacca (lasciata nel 1981 dopo il golpe del
generale Jaruselski), da decenni percorre le strade africane e del mondo
guidato da un'idea di giornalismo che sottende tutto il suo lavoro di
vagabondo dell'informazione.
A definirne lo spirito professionale può
aiutare una semplice frase di protesta di un cameramen di un importante
canale televisivo americano riportata dallo stesso Kapuscinski: "Cosa
possono volere ancora da me, se in una settimana ho dovuto filmare in
cinque paesi di tre continenti!". Quanta distanza tra l'informazione
spettacolo mordi e fuggi e le pagine di Ebano, frutto di una quarantennale
condivisione della vita africana. Il libro è un'illuminante raccolta
di scritti di un testimone dei rivolgimenti politici che hanno scosso
l'Africa degli anni '60, della nascita dei nuovi stati ai cui vertici
sedevano leader sanguinari, delle più recenti tragedie del Ruanda (paese
oggetto di una straordinaria lezione di sintesi sugli eventi del 1994),
passando per le guerre, le siccità e le carestie che hanno segnato le
popolazioni africane negli anni '70 e '80.
Di fronte agli alterni scenari
della storia e della politica la scelta professionale di Kapuscinski è
stata quella di trascurare la sterile cronaca dei massacri e dei colpi di
stato per dare invece dignità e importanza ai volti delle persone
incontrate magari per pochi istanti a bordo di un camion scendendo le
strade impervie e pericolose d'Etiopia; trasmettere immagini quotidiane
come il passo deciso verso la foresta di una giovane donna africana mentre
trasporta, tenendo per mano un bambino, una ciotola colma di mercanzia
lungo un sentiero "che porta verso un mondo che non conosco e che
forse non riuscirò mai a capire"; riferire del terrore provocato dal
passaggio di un treno quando corre tra i quartieri miserabili di Dakar e
costringe ad una fuga precipitosa decine di persone riunitesi un attimo
prima sulle rotaie per un improvvisato mercato.
Quasi stupisce
l'insistenza, la testardaggine di Kapuscinski a voler guardare negli occhi
le persone, percorso da una continua tensione a cogliere tra le
affermazioni della gente che incontra quella capace di disvelare a lui e
quindi al lettore il modo di intendere la vita nelle terre d'Africa.
Dovere del giornalista deve essere dunque quello di indagare e descrivere
il mondo contemporaneo con l'obbligo di sforzarsi a ricercare sempre
l'essenza delle cose al di là della superficialità, delle vuote
apparenze e questo risulta possibile solo sulla base dell'esperienza
diretta, del coinvolgimento personale. Questo modo di porsi di fronte ai
fatti non poteva non produrre un'opera nella quale non sarà l'Africa dei
parchi nazionali, dei quartieri residenziali, delle spiagge turistiche o
degli hotel di lusso a rassicurarci. Non sarà nemmeno l'Africa dei
comunicati delle agenzie di stampa o delle strisce televisive di venti
secondi con i loro eccidi e le figure di spietati assassini che danno
l'illusione di essere stati informati al meglio su eventi di luoghi
remoti.
Sarà invece l'Africa vissuta da chi ha avuto, lungo tutta la sua
vita, il coraggio di vivere i luoghi degli africani, siano essi le stanze
dei vicoli di Lagos dove il furto è considerato rassicurante perché il
male minore, le stradine degli slum di piccoli villaggi provvisori che
nascono ai margini di un fiume dove centinaia di uomini pestano nel fango
alla ricerca di polvere d'oro, o ancora l'ospedale dove l'uomo bianco non
si è mai visto chiedere aiuto e nel quale invece Kapuscinski sceglie di
curarsi la tubercolosi ribadendo così nei fatti, ancora una volta,
l'idea-guida del valido e onesto giornalismo internazionale: non vi è
possibilità di comprendere culture diverse se non ci si mette in gioco
personalmente ancorando il proprio lavoro di giornalista e scrittore alla
partecipazione umana, non scrivendo di qualcuno "senza averne
condiviso almeno un po' la vita".
Sono a decine i tasselli letterari
che costruiscono il racconto, coinvolgendo il lettore in una dimensione
nuova, sconosciuta, lontana dal prevedibile e dalla descrizione inutile.
Nelle pagine di Ebano l'attenzione al particolare, ai poveri oggetti che
costituiscono il mondo materiale delle genti africane, non è fine a se
stessa ma diventa il mezzo per conoscere il mondo interiore di chi si ha
di fronte. La fedeltà a questo principio consente di leggere da una
prospettiva diversa anche le vicende politiche e belliche di queste terre
martoriate da violenza e carestie, popolate da tragiche figure di
dittatori e capibanda diventati protagonisti delle cronache
giornalistiche. Capace com'è di allenarci a riconoscere almeno l'onestà
intellettuale in ciò che vedremo, sentiremo e leggeremo sulle diverse
realtà africane, Ebano rappresenta soprattutto uno strumento
indispensabile per chi voglia cogliere i segnali che giungono "da un
cosmo vario e ricchissimo che per pura comodità chiamiamo Africa" e il
cui spirito ci verrà concesso di intravedere in modo fulminante
quando andremo a leggere le ultime righe di questo vibrante libro.
di Davide Squarcina
|
Dello stesso autore: |
 |
Dall'Africa,
Bruno Mondadori 2002, pp. 127, volume fotografico. Un suggestivo album
di fotografie dello straordinario scrittore e giornalista polacco,
frutto dei suoi numerosi viaggi nel cuore del continente nero. Le
fotografie di Ryszard Kapuscinski raccontano l'affascinante diversità
del mondo africano che, secondo l'autore, costituisce un pianeta a
parte, un cosmo eterogeneo e ricchissimo, troppo complesso per
essere descritto solo a parole.
Lapidarium. In viaggio tra i frammenti della storia, Feltrinelli
2001, pp. 120. Un gorilla nello zoo ad Abu Dhabi. Un contadino nella
foresta polacca di Bolimowska. Le foglie dell'ippocastano ingiallite in
un autunno berlinese. Con il consueto fiuto del reporter valoroso,
Kapuscinski si insinua fra passato e presente, fra un luogo del mondo e
l'altro e, ogni volta, in ogni occasione, scatta una straordinaria,
fulminea, intelligenza degli uomini e delle cose.
|
 |
La
prima guerra del football e altre guerre di poveri, Feltrinelli
2002, pp. 248, coll. I Narratori. Poco più che venticinquenne, Ryszard
Kapuscinski parte alla volta dell'Africa e poi per l'America Latina e il
resto del mondo. Le sue prime impressioni su quei luoghi lontani da
tutti ritenuti esotici e che a lui, invece, sembrano molto più
umanamente vicini dell'esotica Europa.
Imperium, Feltrinelli, 2001 pp. 280. Viaggio attraverso terre,
realtà, storie per lo più ancora sconosciute, durante il dissolvimento
del grande Impero sovietico, dall'arrivo dell'Armata rossa nella città
natale Pinsk alla deportazione in Siberia e ai soggiorni in Asia
centrale al ritorno nei territori dell'Impero che va sbriciolandosi.
|
 |
Il
Negus. Splendori e miserie di un autocrate, Feltrinelli 2003, pp.
168. Un ritratto insolito del Negus. Una ricostruzione a più voci della
vita di corte, dell'arte di governo e di una società, a metà tra
l'analisi storica, il reportage e l'opera narrativa. Uno sguardo ironico
e stupefatto sull'universo grottesco di ogni dispotismo.
Shah in Shah, Feltrinelli 2004, pp. 192. Chiuso nella stanza di
un albergo ormai deserto di Teheran, Ryszard Kapuscinski cerca di
ricavare un senso dalla massa di appunti, fotografie e registrazioni che
ha accumulato durante il suo lungo soggiorno in Iran. In Un libro
appassionante, in cui la cronaca diviene storia senza perdere nulla
della sua umana immediatezzari, Kapuscinski ricostruisce il lento ma
inesorabile procedere degli avvenimenti che hanno portato alla
rivoluzione khomeinista.
|
 |
Il
cinico non è adatto a questo mestiere. Conversazioni sul buon
giornalismo. Edizioni E/O, 2002, pp. 130. Un libro parlato sul
mestiere di giornalista, sulle sue difficoltà e le sue regole, sulle
responsabilità degli intellettuali che fanno informazione oggi,
affronta le grandi questioni connesse al descrivere la realtà in
un'epoca di grandi cambiamenti politici e sociali e di rivoluzione
tecnologica dell'informazione.
|
|