|

|
ERNEST
SHACKLETON
In completa, completa solitudine,
Soli in mezzo a quel vasto, vasto mare
Samuel Taylor Coleridge
|
E' il 20 maggio 1916, tre figure avanzano stremate tra la stupore dei
presenti sulla banchina della stazione baleniera di Stromness, Georgia Australe,
portando giacche di pelle ormai ridotte a brandelli, con barbe e capelli
lunghissimi. Chiedono di poter parlare con il direttore della stazione.
Uno dei tre uomini scesi dall'entroterra montuoso dell'isola è Ernest
Shackleton, l'anglo-irlandese che due anni e mezzo prima, il 5 dicembre del
1914, era partito a bordo della nave Endurance dalla costa orientale di
quella stessa isola, a capo della Spedizione Transantartica Imperiale con
ventisette membri d'equipaggio, destinazione l'Antartide, e con obiettivo
l'attraversamento, da ovest a est, del continente antartico.
Da quel giorno, di lui e dei suoi compagni, nessuno aveva saputo più nulla.
Dall'irlandese Contea di Kildare ai ghiacci del Polo
Ernest Shackleton, nato il 15 febbraio
1874 a Kilkea House nella contea irlandese di Kildare, visse i primi anni
dell'infanzia a Dublino, e dopo aver studiato al Dulwich College di Londra, la
passione per il mare lo portò, a soli sedici anni, ad imbarcarsi come mozzo su
una nave della Marina Mercantile Britannica diretta in Sudamerica; la famiglia
non aveva potuto permettersi di iscriverlo all'accademia navale. Ernest, figlio
della middle class, si trovava però a meraviglia sulle navi, e
il suo carattere esuberante, ben disposto al gioco e allo scherzo, gli
permetteva di sopportare i duri lavori di bordo.
La prima spedizione in Antartide la compì nel 1901, sotto il comando del
capitano Robert Falcon Scott, che lo aveva scelto su raccomandazione del
figlio di uno dei finanziatori della stessa spedizione, conosciuto dal
ventisettenne Shackleton l'anno prima durante un trasporto navale di truppe in
Sudafrica.
Shackleton si congedò così dalla Union Castle Line per cui lavorava,
diventando assistente dell'allora trentaduenne Scott, nella spedizione al Polo
Sud voluta da Sir Clements Markham, presidente della Royal Geographical Society.
I primi fondi privati necessari all'impresa, raccolti dalla Geographical
Society, venivano dall'industriale Llewellyn Longstaff e dal magnate della
stampa fondatore del Daily Mail. Il governo britannico aveva deciso di
integrare il finanziamento, in modo da permettere di iniziare la costruzione
della nave Discovery e il reclutamento degli uomini.
In Voyage of the Discovery, racconto della spedizione, Scott definì il
giovane Ernest, così ansioso di partecipare all'impresa, come "sempre
traboccante d'entusiasmo e di cameratismo". Tra le sue passioni la poesia,
da coltivare anche nei momenti più impensabili: in un glaciale mattino
antartico, al momento del cambio, un tasmaniano di origine italiana provato
dalla guardia notturna, fu costretto da uno Shackleton armato di cacao caldo e…poesie,
a rimandare il ritorno sottocoperta: "Mi tenne lontano dalla mia cuccetta,
recitandomi un'infinità di versi con l'intonazione e i modi di un antico aedo.
"Aspetta, vecchio mio," mi blandì, "la conosci questa
poesia?".
Durante l'inverno del 1902, quando la Discovery stazionò nella baia di
McMurdo, l'indole ottimista di Shackleton rese più sopportabile la lunga notte
antartica; si preoccupò di pubblicare (lui che non aveva dimenticato di
portarsi nel viaggio la macchina da scrivere), un giornale-bollettino, il South
Polar Times, del quale divenne editore, direttore e fattorino, e sul quale
apparivano disegni del naturalista Edward Wilson, articoli scientifici, poesiole,
raccontini umoristici.
Il 2 novembre 1902 Scott, Shackleton e Wilson lasciarono il Discovery con cinque
slitte e diciannove cani per un viaggio verso sud, dalle molte incognite. I
primi giorni di marcia risultarono agevoli, con le slitte a viaggiare veloci
sulla distesa ghiacciata, ma presto il tempo mutò, costringendoli a rimanere
lunghi periodi nelle tende, con il conforto di qualche lettura, tra le quali L'Origine
della Specie di Darwin.
Dalla metà di novembre la situazione si fece difficile, con la moria dei cani,
i disagi agli occhi e al volto provocati dalla luce riflessa dalla neve,
l'aggravarsi delle condizioni fisiche di Shackleton, colpito dallo scorbuto. Il
30 dicembre 1902 raggiunsero gli 82°17', 400 chilometri più a sud di qualunque
altro esploratore, ma pur sempre lontani dalla loro meta. Costretti a ripiegare
a nord, con Shackleton incapace di trainare le slitte, fecero ritorno alla base
il 3 febbraio 1903.
Scott decise di escludere dalla spedizione Shackleton, nonostante le condizioni
dell'anglo-irlandese non fossero peggiori di molti altri membri rimasti alla
base; la ragione dell'allontanamento andrebbe dunque ricercata nell'inclinazione
di Shackleton a discutere i comandi di Scott, un comportamento tale da far
nascere tra i due un contrasto non certo ascrivibile ad un'antipatia personale,
ma alla ferrea idea di disciplina del capospedizione. Rimane il fatto che tutto
questo produsse una rivalità dalle conseguenze anche tragiche sull'esplorazione
antartica: alla vigilia della spedizione nella quale Scott troverà la morte
insieme ai suoi compagni, non acquisì nessuna informazione diretta da
Shackleton, reduce dal fallimento della spedizione con il Nimrod, ma si
limitò ad utilizzare sulle pianure glaciali il diario di Frank Wild come una
sorta di guida. Nel diario di spedizione, Scott scrisse: "ci confrontavamo
continuamente con la media e le date di Shackleton"; un'abitudine che si
rivelerà fatale.
La spedizione del Discovery comunque proseguì tutto l'inverno
successivo, e anche senza raggiungere il grande obiettivo, risultò essere di
grande importanza per i 500 chilometri di coste esplorate, per il patrimonio di
informazioni raccolto sulla natura della banchisa e per aver preparato il
terreno per la conquista del Polo.

9 gennaio 1909, l'Union Jack sventola a 97 miglia marine dal Polo
Sud. La catena di montagne che cinge il ghiacciaio Beardmore, prenderà
il nome dalla regina Alexandra che aveva consegnato personalmente la
bandiera a Shackleton. |
"Ho
pensato che avresti preferito un asino vivo ad un leone morto"
Ritornato in patria, Shackleton iniziò un'intensa attività di
promozione negli ambienti finanziari della City per organizzare un nuovo
tentativo, ottenendo l'interessamento dell'industriale Beardmore. Nel
febbraio 1907 annunciò pubblicamente l'intenzione di condurre
un'ennesima spedizione antartica. Il Nimrod, piccolo battello per
la caccia alla foca con sedici uomini dell'equipaggio, del quale
facevano parte i geologi Edgeworth David, Douglas Mawson e Rymond
Priestley, aveva come destinazione disbarco McMurdo, un luogo
considerato da Scott quasi un feudo personale. |
Shackleton fu costretto a dirigersi verso la Baia delle Balene, raggiunta
alla fine di febbraio del 1908, ma lo sbarco era impossibile per la coltre di
ghiaccio che la ingombrava, e dopo un tentativo sulla Terra di Edoardo VII, fu
costretto a sbarcare a McMurdo, andando in tal modo ad esasperare ancora una
volta la rivalità con Scott.
Il programma della spedizione prevedeva che una squadra di quattro uomini,
Frank
Wild, Eric Marshall, Jamenson Adams e lo stesso Shackleton, si mettesse in
marcia alla volta del Polo. Le difficoltà erano però in agguato, e si
presentarono da subito con la morte dei cavallini della Manciuria, preferiti ai
cani nel traino delle slitte: gli animali faticavano enormemente ad avanzare
nella neve alta ed erano sferzati dal blizzard che li ricopriva di
ghiaccio. Un'eventualità fatta notare dall'esploratore Nansen ma che non era
stata presa in considerazione (lo stesso errore dalle conseguenze fatali verrà
commesso in seguito anche da Scott).
Alla fine di novembre il gruppo, dove tensioni ed attriti erano frequenti,
oltrepassò il limite raggiunto in precedenza da Scott ed arrivò (dopo settanta
giorni di marcia), fino a 97 miglia marine dal Polo, quando le precarie
condizioni fisiche imposero la resa, e quindi il faticoso ritorno al Nimrod
in attesa sulla costa. In una lettera alla moglie Emily Dorman, Shackleton
scrisse: "Ho pensato che avresti preferito un asino vivo a un leone
morto".
Il ritorno in patria, il 14 giugno 1909, fu tuttavia un trionfo per Shackleton,
nominato Sir da re Edoardo VII, ricevette decorazioni da molti paesi ed iniziò
un ciclo di conferenze in Gran Bretagna, Europa, Stati Uniti e Canada.
L'esperienza del Nimrod verrà raccontata in The Heart of the
Antarctic, scritto con l'aiuto del giornalista Edward Saunders (e pubblicato
in Italia da Treves lo stesso anno con il titolo Alla conquista del Polo Sud,
il cuore dell'Antartico. Storia della spedizione antartica inglese 1907-1909).

Frank Hurley (1885-1962), il fotografo australiano della spedizione,
aveva un talento artistico che lo portava a cercare inquadrature e
composizioni mai convenzionali. Proseguì la sua attività come
fotografo di guerra, e viaggiò poi in Nuova Guinea e Tasmania. |
Endurance
La conquista del Polo Sud da parte di Amundsen, il 14 dicembre 1911,
insieme al dolore degli inglesi per la perdita di Scott, convinsero
Shackleton a vedere nell'attraversamento dell'Antartide l'unica
spedizione ancora possibile e significativa per la nazione britannica:
dal Mare di Weddell al Mare di Ross toccando il Polo, centoventi giorni
di marcia, 3300 chilometri con slitte trainate dai cani eschimesi.
Un'impresa del genere appare però, a molti, difficilmente realizzabile,
e per i possibili finanziatori scarsamente appetibile. |
Shackleton, impegnato nella raccolta dei fondi necessari dall'estate del
1913, è costretto così ad ammantare di scienza quella che nel suo animo vede
come un'azione solamente eroica, venata da un'ingenua speranza romantica mai
abbandonata dall'anglo-irlandese, di trovare un giorno tra i ghiacci del polo
una qualche fonte di favolosa ricchezza. Del gruppo faranno parte un geologo, un
fisico, un metereologo e un biologo, uno schieramento scientifico di tutto
rispetto. Tra le decisioni più felici, vi è quella di ingaggiare Frank
Hurley, un valente fotografo e operatore australiano, sperimentatore
appassionato dell'arte fotografica, che aveva già partecipato nel 1911 con l'Aurora
alla missione dell'esploratore australiano Douglas Mawson. La scelta di Hurley
si rivelerà decisiva nel costruire la dimensione mitica della Spedizione
Transantartica Imperiale, questo il nome altisonante regolarmente depositato
dall'accorto Shackleton nella previsione di sfruttarne adeguatamente i diritti
fotografici e cinematografici; fu difatti girato anche un film, South: Ernest
Shackleton and the Endurance Expedition, oggi conservato al British Film
Institute di Londra. Il Daily Chronicle ottenne l'esclusiva giornalistica,
mentre Heinemann (aveva già pubblicato nel 1909 il fortunato libro di
Shackleton), quella editoriale. Si riuscì a raccogliere la considerevole somma
di 60.000 sterline. Tra i principali finanziatori vi erano un magnate della
juta, un fabbricante di biciclette e l'ereditiera Janet Stancomb-Wills,
proprietaria di una manifattura di tabacco. Diecimila sterline furono offerte
dal governo inglese, mentre un contributo quasi simbolico venne dalla Royal
Geographical Society, poco fiduciosa nella riuscita dell'impresa.
Conclusa con successo la campagna promozionale, Shackleton poté finalmente
dedicarsi agli aspetti più strettamente organizzativi della spedizione, primo
fra tutti l'acquisto della nave che avrebbe dovuto trasportare materiali e
uomini nel Mare di Weddel. La scelta cadde su una solida goletta tre alberi da
300 tonnellate, varata nel dicembre del 1912 dai cantieri norvegesi Framnaes di
Sandefjord, cantieri specializzati nella costruzione di baleniere destinate alla
caccia nei mari artici ed antartici.
L'Endurance salpò da Londra il 1 agosto 1914, tre giorni prima che la
Gran Bretagna dichiarasse guerra alla Germania, un evento tale da mettere in
forse l'impresa, ma il governo inglese rimase a fianco della spedizione. Mentre
l'Endurance proseguiva il suo viaggio, Shackleton trascorse alcune
settimane a Londra per sbrigare le ultime incombenze, raggiungendo poi
definitivamente l'equipaggio a Buenos Aires, dove giunse in transatlantico.
Il 5 dicembre, con gli uomini preoccupati per l'anomala espansione verso nord
della cintura di ghiaccio attorno all'Antartide, l'Endurance salpava dal
porto di Grytviken nell'Isola della Georgia Australe, e dopo cinque settimane
alla continua ricerca di canali d'acqua navigabili, raggiungeva le scogliere di
ghiaccio della Terra di Coats, dove risultò però impossibile sbarcare. Scrive
Shackleton: "Dopo il blizzard, ci ritroviamo circondati di colpo dal
pack, senza un indizio di acqua libera lungo tutto l'arco dell'orizzonte".
Il 16 gennaio 1915, nel pieno dell'estate australe, l'Endurance, che
rivelò solo ora l'inadeguatezza dello scafo, inadatto a sfuggire alla morsa dei
ghiacci, rimase imprigionata dalla banchisa a 100 chilometri dalla baia di
Vahsel, il previsto punto d'approdo, costringendo perciò l'equipaggio a
rimanere in balia dei movimenti naturali del pack che porteranno la nave, nei
dieci mesi seguenti, alla deriva per centinaia di chilometri. Un lungo inverno
antartico attendeva Shackleton e il suo equipaggio, decisi comunque a resistere
per rivedere la luce.
L'inizio della primavera riaccese le speranze, ma risvegliò anche la pressione
distruttiva del pack, che decideva delle vite di un gruppo di uomini abbarbicati
su una nave destinata alla distruzione, alla frantumazione, alla scomparsa. Il
27 ottobre 1915 lo scafo, affondato quattro settimane dopo, deve essere
abbandonato, e per l'equipaggio questo significava l'inizio di una terribile
battaglia per sfuggire alla morte nella terra bianca.
Shackleton decise di raggiungere l'Isola di Paulet, 600 chilometri a nordovest,
dove sapeva dell'esistenza di un piccolo rifugio, ciò che restava di una
spedizione svedese di una decina d'anni prima. Gli enormi blocchi di ghiaccio e
i crepacci che potevano risultare fatali ad ogni passo, resero la marcia da
subito impossibile. Costretti a rinunciare dopo nemmeno venti chilometri, il
gruppo approntò un campo sopra una grossa lastra di ghiaccio, nella speranza
che il progressivo liberarsi del mare, nel suo continuo movimento, li conducesse
verso l'Isola della Georgia Australe.
Quando all'inizio d'aprile sulla lastra di ghiaccio non era più possibile
rimanere, le scialuppe vennero gettate in acqua per prendere la direzione
dell'Isola degli Elefanti, lontana un centinaio di chilometri. Sotto la guida
dell'esperto capitano Frank Worsley le scialuppe riuscirono il 14 aprile
a sbarcare sull'isola, e approdare finalmente, dopo un anno e mezzo, sulla
terraferma.
Non vi però nessuna possibilità che qualcuno li potesse soccorrere, ed allora
l'esploratore anglo-irlandese ordinò di lasciare la maggior parte dei
componenti della spedizione sull'isola, per tentare insieme ad altri cinque
uomini, tra i quali Worsley, di raggiungere la Georgia Australe a bordo della
James Caird. Ancora una volta Shackleton si proponeva di fare l'impossibile:
navigare per 1200 chilometri, attraversando le onde oceaniche con una scialuppa
lunga sei metri e mezzo e larga due. Seguiranno diciassette giorni che daranno
consistenza al peggiore degli incubi oceanici; sferzati dal vento, dalla pioggia
gelida e dalla neve, sotto la continua minaccia notturna di affondare a causa di
uno impatto con i blocchi di ghiaccio vaganti, lo scarno equipaggio sostenne
turni di guardia massacranti, confrontandosi tenacemente con la violenza del
mare australe.
In un passo del suo avvincente libro, Alfred Lansing descrive sulla base di
diari e testimonianze dirette le prime ore del 30 aprile 1916, quando erano
trascorsi sei giorni dalla partenza della James Caird: "La
temperatura era scesa molto vicino allo zero, con un vento freddo che proveniva
probabilmente da una banchisa di ghiaccio non molto lontana. Col passare delle
ore mattutine, divenne sempre più difficile governare la barca. Un vento a
sessanta nodi la spingeva contro le onde di prua, e poi i marosi la sollevavano
di poppa minacciando di sbatterla di traverso. A metà mattino, più che
procedere, era sballottata da un'onda all'altra. La pompa a mano non bastava a
prosciugare tutta l'acqua che la Caird imbarcava. Verso mezzogiorno avvistarono
le prime incrostazioni di ghiaccio".
Il 9 maggio le capacità di Worsley conducevano la James Caird ad
approdare su una spiaggia, alla foce di un ruscello la cui acqua fangosa
proveniente dalle paludi apparve ai sei uomini assetati quasi miracolosa. Non è
tuttavia ancora la salvezza: la Georgia Australe è tagliata da una catena
montuosa che nessuno fino ad allora ha mai tentato di superare e che da sola
avrebbe giustificato una spedizione. Shackleton, insieme a Worsley e al secondo
ufficiale Thomas Crean, si prepararono ad affrontare l'ultimo viaggio, stremati
da mesi di privazioni, reduci da una navigazione di centinaia di chilometri, ma
animati ancora da un'incredibile tenacia: li attendevano trentacinque ore di
cammino, dalla costa occidentale a quella orientale, con crepacci e ghiacciai da
superare, sotto la continua minaccia delle terribili bufere australi. "Il
rammarico non sta tanto nel dover morire, ma nel fatto che nessuno saprà mai
quanto vicini siamo stati a salvarci", scriveva Shackleton alla vigilia
della traversata.
Gli ultimi passi condussero i tre uomini alla casa del direttore della fabbrica
di lavorazione baleniera di Stromness, di fronte agli occhi stupefatti del
norvegese signor Sorlle.
Non fu, quella dell'Endurance, l'ultima avventura di Ernest Shackleton. Alla
metà di settembre del 1921, con alcuni dei più fidati compagni, tra i quali
Wild e Worsley, tentò l'esplorazione della Terra di Graham, ma morì
improvvisamente a bordo della nave Quest il 5 gennaio 1922, a soli 47
anni. Il suo corpo venne sepolto per volere della moglie Emily nell'Isola della
Georgia Australe.
I libri che raccontano la spedizione


 |
Caroline Alexander,
Endurance. La leggendaria spedizione di Shackleton al
Polo Sud, Shackleton's Legendary Antarctic Expedition, traduzione di
Luigi Schenone, fotografie di Frank Hurley, Milano, 1999, Sperling & Kupfer,
pp.214, € 19,63. E', a detta di molti, il miglior libro insieme a quello di
Alfred Lansing, sulla vicenda di Shackleton e dei suoi uomini. Contiene 150 foto
scattate dall'australiano Hurley, tratte dalle lastre e dai negativi rimasti
intatti (circa 500 erano le immagini riprese da Hurley), riguardanti la vita a
bordo dell'Endurance, la marcia sui ghiacci, la deriva e la permanenza
sull'Isola degli Elefanti di parte dell'equipaggio. Una raccolta, arricchita da
un ampio testo di commento, che ci fa conoscere il talento artistico di Frank
Hurley, la sua tecnica di ripresa del tutto originale capace di ottenere, come
ha scritto Jonathan Raban su The New York Review, una serie di paesaggi
entusiasmanti, pieni di forme caotiche e di ombre, dove l'ambiente mostra tutta
la grandiosità rispetto agli uomini della spedizione: "Le fotografie più
straordinarie in cui Hurley ritrasse l'Endurance sono quelle scattate il 27
agosto 1915 nell'oscurità dell'inverno antartico, con la nave incagliata nel
ghiaccio e il sartiame scintillante di galaverna: un trionfo gioioso di lampi al
magnesio. Per illuminare la nave sullo sfondo del cielo buio, Hurley dovette
accendere venti flash piazzati in posizione strategica e rischiò quasi di
accecarsi. In questo spettacolo pirotecnico soprannaturale, l'Endurance si
tramuta in puro emblema del suo viaggio fallimentare".
La lunga notte di Shackleton. Ernest Shackleton, il Polo Sud e
la più straordinaria storia di salvataggio di tutti i tempi di
Mirella Tenderini Cda&Vivalda 2004, pp. 224, fotografie in b/n,
coll. Le Tracce € 18,00. Il libro ripropone il personaggio di
Shackleton attraverso gli episodi più noti della sua vita e quelli più
trascurati o addirittura sconosciuti - la traversata dell'Oceano
Antartico in scialuppa scoperta e il superamento delle montagne
della Georgia Australe, ma anche l'ascensione del monte Erebus,
il legame con i suoi uomini e la rivalità con Robert Scott -
ponendolo a confronto con gli altri protagonisti delle esplorazioni
polari dell'era eroica.
Mirella Tenderini nata a Milano, opera da oltre trent'anni nel
campo dell'editoria dove ha coperto incarichi diversi presso editori e
ha fondato e diretto la prima agenzia letteraria internazionale per i
libri d'arte. Ha tradotto volumi da diverse lingue, è autrice di libri
di montagna e di esplorazione tra i quali Gary Hemming
(Cda&Vivalda,1992) un libro sulla romanzesca vita dell'alpinista
californiano, le sue salite, i suoi viaggi, i suoi amori, facendo luce
sulla sua morte e sulle origini del mito che Gary Hemming ha
rappresentato per le generazioni di alpinisti che lo hanno seguito.
Inoltre Le nevi dell'equatore. Kilimanjaro, Kenya, in cui
racconta le grandi esplorazioni dell'Africa orientale e le tragiche
conseguenze della colonizzazione.
Alfred Lansing, Endurance: l'incredibile viaggio di Shackleton al
Polo Sud, Endurance, Shackleton's Incredible Voyage, Tea
2003, pp. 308, illustrato, coll. Avventure Vere, € 7,80. Pubblicato in
Italia a quarant'anni dall'edizione americana, è un'avvincente
ricostruzione fatta sulla base della documentazione originale e delle
interviste ai membri dell'equipaggio. Foto di Frank Hurley. |
|
Altri libri
Cherry-Garrard
Apsley, Il
peggior viaggio del mondo. La spedizione antartica di Scott nella
straordinaria testimonianza di un sopravvissuto. , Rizzoli 2004, pp.
782, prima traduzione italiana. La storia è quella del tentativo dell`inglese
Robert Falcon Scott di raggiungere per primo il Polo Sud: il 17 gennaio 1912,
l`esploratore è finalmente alla meta, ma il norvegese Roald Amundsen lo ha
preceduto di 33 giorni e, alla cocente delusione per il mancato primario, si
aggiunge un destino implacabile che riserva la morte all`eroe britannico proprio
sulla via del ritorno. Cherry-Garrard, membro di una famiglia
dell`aristocrazia terriera britannica, a 24 anni, dopo un`esperienza sotto le
armi nella Grande guerra, era uno dei membri più giovani della spedizione di
soccorso che recuperò i corpi assiderati di Scott: il suo sarà un viaggio
al limite delle possibilità umane, reso ancor più folle dalla deviazione
compiuta nel buio dell`inverno antartico, a sessanta gradi sotto zero, per
studiare i pinguini imperatore.
Diana Preston,
Scott, l'eroe dei ghiacci, A First Rate Tragedy,
trad. di Carla Lazzari, Mondadori, Milano, 2000, pp.328. L'autrice, insegnante
di Storia moderna ad Oxford, scrittrice e giornalista, scrive una biografia
accurata di Robert Falcon Scott nella quale numerosi sono i riferimenti a
Shackleton e alla rivalità tra i due esploratori antartici.
Reinhold Messner,
Antartide: inferno e paradiso, Garzanti, Milano,
1991
Messner ha attraversato l'Antartide in 92 giorni insieme al tedesco Arved Fuchs
(primo uomo a raggiungere entrambi i poli nello stesso anno), senza l'aiuto dei
cani nel traino delle slitte. Partendo dalla Piattaforma di Ronne il 13 novembre
1989, i due hanno raggiunto il Polo Sud la notte del 1 gennaio ed infine la
neozelandese base Scott il 12 febbraio 1990, dopo 2800 km di marcia.
Marcello Manzoni, La natura dell'Antartide, Springer-Verlag, 2001
Dirigente di Ricerca del CNR, geografo e geologo, esperto studioso
dell'Antartide, presenta un'esposizione naturalistico-divulgativa sui vari
aspetti dell'ambiente antartico, con un approccio geografico-scientifico che
affronta un'interessante varietà di temi: clima e meteorologia, oceano e mari,
ghiacci marini, ecosistemi dei mari polari, affermazione della vita in
condizioni estreme.
In lingua inglese
Roland Huntford, Shackleton, New York, Carrol and Graf, 1998, pp.774. La
più documentata e completa biografia dell'esploratore anglo-irlandese.
Frank Worsley, Endurance: An Epic of Polar Adventure, New York, 2000, pp.
310.
Frank Worsley, Shackleton's Boat Journey, New York, 1998, pp.220. La
grande esperienza nella navigazione oceanica consentì a Worsley di portare a
termine con successo il proibitivo viaggio della James Caird, una voce dunque
importante per approfondire l'intera vicenda dell'Endurance.
|
Shackleton oggi
Il 25 settembre 2001 la famosa casa d'aste inglese Christie's
ha presentato 100 pezzi provenienti dal fondo Ernest Shackleton. Tra i cimeli, Aurora
Australis, pubblicato nel 1908 dalla British Antarctic Expedition, valutato
un centinaio di milioni di lire; un album fotografico curato dalla figlia Cecily,
valutato oltre cinquanta milioni; il diario del medico dell'Endurance, Alexander
Macklin, tra i 150 e i 250 milioni.
I pezzi più curiosi sono una scatola di sigarette di latta contenente pezzetti
di biscotto, e un brandello della vela della scialuppa James Caird
spillato ad una lettera indirizzata alla moglie Emily Dorman: valore stimato
tre/nove milioni.
All'inizio del 2002 cominceranno le riprese del film ispirato alle
vicende della Spedizione Transantartica Imperiale e che vedrà vestire i panni
di Shackleton l'attore australiano Russel Crowe, già protagonista de Il Gladiatore.
© 2001 Riproduzione riservata
Links
© 2002
Riproduzione riservata |