Francisco Solano
Sotto le nuvole del Messico
Feltrinelli Traveller, 2002, pp. 166, € 12,50

La discriminazione etnica, la violenza urbana, il narcotraffico, la guerriglia zapatista accompagnano le vicende personali in stazioni di pullman, camere d'albergo, templi. Un Messico al tempo stesso sognato e reale che meraviglia un viaggiatore disposto a lasciarsi stupire.



La strada che conduce a Real de Catorce finisce improvvisamente contro una montagna che sembra voler scoraggiare l'accesso alla città dell'argento, a tremila metri d'altezza nella Sierra Madre de Catorce. Unica via possibile per raggiungere la decadente cittadina mineraria, uno stretto tunnel, ai cui estremi due uomini collegati da un telefono hanno il compito di dare il via libera al passaggio alternato dei mezzi lungo la galleria. Da poco tempo tornata a nuova vita, la cittadina è abitata, oltre che dagli indios huichales, da una strana umanità fatta di messicani orientati al metafisico, artisti, matti, vagabondi e itineranti in stile new age di ogni nazione (e da registi, si direbbe, visto che nello scenografico "villaggio fantasma" è stato girato oltre al nostro Puerto Escondido, anche il neo-western The mexican con Julia Roberts e Brad Pitt). Una tra le mete ideali dunque per un viaggiatore meravigliato come Francisco Solano (Burgos, 1952), scrittore spagnolo soggetto ormai da anni all'irresistibile attrazione per la terra messicana. Ed è proprio la disposizione alla meraviglia a distinguere il respiro messicano di questo suo libro: meraviglia per il dono di una manciata di mele di un contadino, ricevute in cambio di un semplice passaggio; per il manifesto disprezzo della proprietaria straniera di un bar nei confronti dell'india alle sue dipendenze o per un blindato dell'esercito parcheggiato come fosse una semplice automobile lungo una strada di San Cristóbal de las Casas, in Chiapas; meraviglia di fronte al maya Chac Mool, sul cui grembo erano depositati i cuori delle vittime dei sacrifici, stordito dai flash delle macchine fotografiche dei turisti, lampi luminosi capaci di "conferire al suo sguardo il luccichio smarrito di un mondo alieno"; meraviglia indotta dal rito dell'ingestione dei funghi allucinogeni oppure dal riconoscere forse nella città di Oaxaca il luogo dove trascorrere il resto della propria vita. Già, perché Solano sostiene come uno dei motivi che spingono a viaggiare sia, oltre all'esplorazione personale della complessità del mondo, la ricerca inconsapevole del luogo in cui fermarsi per sempre, e il fatto stesso di farne un resoconto una volta tornati non è altro che la presa d'atto di non averlo ancora trovato quel posto esemplare.
Lo ha invece trovato Cora van Millingen, la protagonista di un efficace ed entusiastico ritratto, una vita straordinaria cominciata ad Alessandria d'Egitto nel 1910, proseguita sulle copertine di Vogue ed approdata in Messico nel 1947, sposa di un barone svedese di origini scozzesi. La passione per le carte geografiche porta Cora a disegnare le mappe delle città messicane, degli stati di Veracruz e Morelos, del bacino del fiume Papaolapan, ma la pone anche di fronte alla condizione delle popolazioni indigene. Inizia così a battersi per i giusti indennizzi per la terra espropriata, organizza l'apertura di scuole e ambulatori, promuove la commercializzazione di oggetti d'artigianato, si interessa all'economia della società messicana. Un impegno giunto fino alla rivolta zapatista: "Finché questo paese non troverà una soluzione al problema indigeno e finché non accetterà questa realtà come propria non riuscirà a farcela".
In Sotto le nuvole del Messico i temi sociali convivono dunque con le esperienze personali, in modo da entrare nel cuore del paese e della sua gente, attraverso le sue città ad esempio, restituendoci un Solano-viaggiatore deciso a lasciarsi trasportare dalla incerta e a tratti pericolosa, corrente dello stupore e della meraviglia: "Entrare a Veracruz di notte, sentire il fortissimo odore di salnitro e dell'umidità del mare, di lubrificante e del petrolio delle imbarcazioni, delle strade vacillanti nell'oscurità, fu come lasciare che il corpo fluttuasse in un altro mondo: il nome della città risuonava nelle orecchie in una evocazione confusa. Ma una volta immersi nello Zócalo, seduti a un tavolo circondati da musicisti, in un ambiente caraibico, nottambulo, sensuale, fui colto da un'intensa sensazione di caos, di delirio nella quale occorreva soltanto seguire il ritmo…".


Assonanze

Messico di Emilio Cecchi, Adelphi, 2 ed.1996 (1 ed. 1985), Piccola Biblioteca Adelphi, pp. 177, € 8,26. Prefazione di Italo Calvino. "Nel 1930, Emilio Cecchi insegnava in California. Pensò di scendere verso il Messico [chiuso nella sua maschera di ossidiana, sotto un cielo che preme come una campana di vetro opaco e dà alle cose una virulenta luminosità d'agonia]. Fu un viaggio infero, anche se il viaggiatore tentava di nasconderlo, con la sua urbanità ironica e nemica dell'enfasi. Ma si accorse subito che nessun sapido detto toscano avrebbe potuto arginare l'invadenza delle visioni". (Gianfranco Contini).

Tutti i soli del Messico di Carlos Fuentes, Il Saggiatore, 1998, pp. 259, € 16,53. In questa raccolta di saggi lo scrittore rilegge l'attuale condizione del suo paese alla luce del passato: la rivoluzione zapatista del 1910, la fondazione dei maggiori partiti politici, le lotte per la riforma agraria, la rottura tra i presidenti Salinas e Zedillo, l'insurrezione in Chiapas. Per Fuentes la vera ricchezza del suo paese è nella particolare identità meticcia, un'identità comune a tutti i messicani, che fino a oggi non ha ancora trovato espressione nella vita politica, ma che probabilmente è l'unica forza in grado di preparare un Messico, diviso tra passato e futuro, ad affrontare un decisivo periodo di mutamento, una difficile transizione dall'autoritarismo a un regime democratico.

Messico di Davide Dominici, White Star, coll. Guide archeologiche, 2001, pp. 192, illustrazioni a colori, € 30,00. Dalla leggendaria Teotihuacan a El Tajin, da Palenque a Chichén Itza, i siti archeologici messicani più importanti, i grandi complessi architettonici, le sculture monumentali, i sofisticati manufatti in ceramica e i gioielli, testimonianza della ricchezza dalla cultura dei popoli che abitarono questa parte di Mesoamerica.