CAPRIOLO, Capreolus capreolus Linnaeus, 1758

Superordine: Ungulati
Ordine: Artiodattili
Sottordine: Ruminanti
Famiglia: Cervidi
Sottofamiglia: Odocoileini

Sottospecie italiane:
Capreolus capreolus capreolus - Linnaeus, 1758 (Arco alpino, Appennino settentrionale, Abruzzo, Sila)
Capreolus capreolus italicus - Festa, 1925 (Gargano, Castelporziano, Monti di Orsomarso).

Diffusione:
Il Capriolo è diffuso in tutta l'Europa continentale, Gran Bretagna, Asia Minore, Iran, Palestina ed Iraq; più ad est, dalla Russia europea attraverso l'Asia centrale sino all'Amur, è sostituito da una specie affine ma caratterizzata da maggiori dimensioni, il Capriolo siberiano (C. pygargus). Il limite settentrionale dell'areale europeo è rappresentato dal 67° parallelo in Scandinavia, quello meridionale dalla Turchia e quello orientale da una linea ideale che unisce il lago Ladoga al Mar Nero. In Italia sono attualmente individuabili due grandi subareali: il primo comprende tutto l'arco alpino, l'Appennino ligure e lombardo sino alle province di Genova e Pavia ed i rilievi delle province di Asti ed Alessandria; il secondo si estende lungo la dorsale appenninica dalle province di Parma e Massa Carrara sino a quelle di Terni e Macerata ed occupa anche i rilievi delle province di Pisa, Siena, Grosseto e Viterbo nonché la Maremma toscana. Questi due subareali sono tra loro separati da un corridoio compreso tra i fiumi Scrivia e Stirone. Piccoli areali disgiunti sono presenti nell'Italia centro-meridionale: oltre a quelli citati nel paragrafo precedente vanno ricordati quello del Parco Nazionale d'Abruzzo ed aree limitrofe e quello della Sila, entrambi originati da reintroduzioni effettuate a partire dalla metà degli anni Settanta.

Status e conservazione:
Sino alla metà del XVIII secolo il Capriolo era abbondantemente diffuso pressoché in tutta l'Italia continentale ed in Sicilia. Successivamente, la crescita della popolazione umana e la sua capillare invasione di ogni territorio con lo sviluppo delle attività agro-silvo-pastorali ha provocato una progressiva contrazione sia dell'areale della specie sia della consistenza delle sue popolazioni, principalmente a causa della persecuzione diretta di cui è stata oggetto. La fase più acuta di questo fenomeno corrisponde al periodo immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale, quando il Capriolo era presente con poche popolazioni tra loro isolate, concentrate soprattutto nell'arco alpino orientale e nella Maremma. A partire dalla fine degli anni '60 si è verificata un'inversione di tendenza che ha portato la specie a rioccupare una parte considerevole del proprio areale storico. Ciò è avvenuto grazie all'azione sinergica di più fattori: l'abbandono delle tradizionali attività rurali in vasti territori montani del Paese con il conseguente miglioramento delle condizioni ambientali (parziale riconquista delle superfici un tempo coltivate da parte della vegetazione forestale pioniera) e diminuzione della pressione diretta da parte dell'uomo sulle popolazioni relitte, introduzione di norme tese a vietare o regolamentare la caccia alla specie, immigrazione in nuovi territori da parte di soggetti provenienti dai nuclei residui, operazioni di reintroduzione operate in più settori geografici soprattutto dalle Pubbliche Amministrazioni. Nell'Italia centro-meridionale il Capriolo occupa invece una frazione estremamente ridotta dell'areale potenziale con poche popolazioni di piccole dimensioni tra loro fortemente isolate. Attualmente non è possibile stimare con precisione la consistenza globale della specie sul territorio nazionale, ma essa dovrebbe aggirarsi intorno ai 400.000 capi. Localmente, in particolare in alcuni settori dell'Appennino ligure e tosco-romagnolo, sono state riscontrate densità assai elevate, sino ad oltre 40 capi per Kmq, anche se in generale la densità delle popolazioni risulta ancora distante da quella potenziale. Il Capriolo è cacciato, in genere sulla base di piani di prelievo selettivi, in tutte le province alpine ed in quelle di Savona, Alessandria, Parma, Massa Carrara, Pistoia, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Firenze, Ravenna, Forlì, Arezzo, Siena e Grosseto con un prelievo complessivo annuale stimabile in 32.000 capi.

Origine delle popolazioni italiane:
Le prime forme di Cervidi dotate di appendici frontali (palchi) comparvero in Eurasia nel Miocene superiore e nel Pliocene (Procervulus, Dicrocerus); i primi resti fossili attribuibili al Genere Capreolus risalgono al tardo Pliocene e quelli attribuibili al Capriolo attuale al tardo Pleistocene. In Italia resti di C. capreolus sono stati rinvenuti in numerose località della penisola (Liguria, Veneto, Toscana, Lazio, Basilicata, Puglia), soprattutto nei giacimenti antropozoici, associati alla fauna quaternaria.

Distribuzione:
L'optimum ecologico per il Capriolo è rappresentato da territori di pianura, collina e media montagna con innevamento scarso e poco prolungato, caratterizzati dalla continua alternanza di ambienti aperti con vegetazione erbacea e boschi di latifoglie. Tuttavia la specie accetta una vasta gamma di situazioni ambientali diverse, dalle foreste pure di conifere alla macchia mediterranea. In Italia, contrariamente a quanto avviene in altri paesi europei, manca pressoché totalmente dalle pianure intensamente coltivate, mentre è diffuso lungo le due catene montuose principali, dai piedi fino al limite superiore della vegetazione arborea ed arbustiva (Orizzonte alpino), nonché nei rilievi minori della fascia prealpina e in quelli che formano l'Antiappennino toscano.

Fonte informativa:
Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare


Ungulati delle Alpi. Biologia, riconoscimento, gestione
AA.VV. - Nitida Immagine Editrice
pp. 540, illustrato, rilegato, formato 16x25cm, ristampa.

Un manuale innovativo nel panorama editoriale italiano - il più valido strumento di conoscenza disponibile in lingua italiana - caratterizzato da un`impostazione rigorosamente scientifica, da una quantità notevole di informazioni ed aggiornamenti, e da capacità di approfondimento. Molto ampio l`utilizzo di illustrazioni e disegni. La prima parte naturalistica è curata da Andrea Mustoni, Luca Pedrotti e Guido Tosi e comprende: caratteristiche generali degli ungulati, la loro storia evolutiva e la morfologia. La seconda parte illustra gli aspetti più pratici è curata da Ettore Zanon: osservazione, gestione e predazione. Infine il tema della conservazione della fauna, attraverso la conoscenza della popolazione, gli interventi sull`habitat ed i rapporti intercorrenti con le altre specie, le operazioni di immissione e la gestione venatoria.

Il suicidio del capriolo
Giancarlo Ferron
Biblioteca dell'Immagine, 2003, pp. 165

"La pallottola o i pallini, quando escono dalla canna, possono colpire indistintamente chiunque e qualsiasi cosa senza provare assolutamente nulla, loro uccidono e basta. Invece gli artigli degli animali predatori sentono la morte che provocano, avvertono il tremore della preda e le sue reazioni; il proprietario delle zanne sente le grida e i rantoli della preda. La pallottola no, lei non è viva, non è un'arma inventata dalla natura, è solo un pezzo di piombo...Io sto dalla parte degli animali perché loro non hanno voce, non possono difendersi da soli; forse non sarà una causa così nobile come tante altre ritenute più importanti, ma questo mi dà lo stesso una grande serenità interiore e un grande orgoglio".

I segreti del bosco
Giancarlo Ferron
Biblioteca dell`Immagine, pp. 160

Prima di scrivere, mi ritiro nel mio tempio segreto per meditare: è un bosco di alberi vecchi, abitato da spiriti antichi che ogni tanto escono dai tronchi e dalle pietre. E un luogo dove regna il silenzio, dove lame di luce tagliano l`ombra cupa del sottobosco e creano atmosfere magiche. Ieri, l`Entità selvaggia del tempio mi ha detto che devo fare qualcosa per svelare i segreti dei boschi a chi è disposto ad ascoltare. Mi ha confidato che sono ancora molte le persone che amano e rispettano gli abitanti della Natura. Dopo tre libri scritti per raccontare le brutalità dell`uomo verso gli animali, dopo tanti racconti con i quali ho svelato la sadica violenza di cui sono capaci certi individui, credo sia giunto il momento di parlare della parte magica dei boschi e delle montagne, quella più bella. E venuto il tempo di riscoprire la Natura e i suoi insegnamenti. Chiunque tu sia, se avrai la pazienza di seguirmi, ti presterò i miei occhi e la mia esperienza per condurti nel magico territorio della vita selvaggia, dove il Bosco di Alberi Vecchi svela i suoi antichi segreti.