William Least Heat-Moon
COLOMBO NELLE AMERICHE
Einaudi, 2003, pp.165
coll. L'Arcipelago Einaudi, € 12,00

Cristoforo Colombo era un grande esploratore e un navigatore geniale, o un sognatore malinformato che per puro caso compì la più rivoluzionaria delle scoperte? Ed è corretto giudicare le sue conoscenze con i moderni criteri? Non si dovrebbe allora ritenerlo responsabile di genocidio? Least Heat-Moon rilegge e riscrive l'incredibile avventura umana e la grande impresa dell'Ammiraglio del Mare Oceano.


La bibliografia sul grande navigatore è a dir poco sterminata, ma chi voglia affrontare Colombo senza necessariamente buttarsi nell'oceano delle pubblicazioni, ora ha a disposizione, nella traduzione di Marco Bosonetto, un piccolo intrigante volume ben scritto da un autore che non ci aspetterebbe, quel grande "mappatore" degli Stati Uniti che risponde al nome di William Least Heat-Moon. Se il primo viaggio di Colombo si può certamente considerare un'impresa della navigazione capace di decretare come immaginarie e sbagliate convinzioni e teorie geografiche maturate nel corso di duemila anni, non altrettanto si può dire delle tre successive spedizioni orientate a due precisi scopi, il più reale dei quali non era la cristianizzazione bensì quello di fondare grandi colonie commerciali. Del primo viaggio Least Heat-Moon ricostruisce il rapporto con i nativi, ricordando passi significativi tratti dagli scritti di Colombo: "Questi Indios non hanno armi di sorta, e vanno tutti nudi, e non hanno destrezza nell'uso delle armi, e sono oltremisura codardi, che mille non terrebbero testa a tre dei nostri, e sono sì lesti nell'obbedire, e nel lavorare e seminare e fare ogni cosa paresse a noi necessaria, che si potrà ottenere che erigan città e vestano panni e adottino i nostri costumi". Le cose in realtà non andarono così lisce con gli indigeni, e lo scoprì amaramente Colombo il 27 novembre del 1493 quando, giunto a La Navidad sull'isola di Hispaniola dove aveva lasciato una guarnigione con il compito di fondare una colonia, vide solo l'abbandono e la distruzione di un avamposto senza alcuna traccia dei suoi trentanove uomini. Impossibilitato ad approfondire le origini di un tale disastro, raccontato splendidamente dallo scrittore José Manuel Fajardo nel romanzo Lettera dalla fine del mondo, Colombo riprese fiducioso la ricerca dell'oro, unica ragione a giustificazione di un secondo viaggio altrimenti fallimentare agli occhi della corona spagnola, costringendolo ad inviare missioni esplorative nell'entroterra e promuovere azioni che spingeranno sempre più gli spagnoli all'inevitabile scontro con i nativi. Oltre all'efficace sintesi nella ricostruzione degli eventi, Heat-Moon mostra di avere un approccio originale nei confronti dell'Ammiraglio del Mare Oceano. Gli riconosce, è vero, nelle pagine che raccontano il difficile e a volte quasi cieco procedere delle sue navi navigando in acque allora ignote, di possedere la sapienza dei grandi navigatori, ma getta nel contempo una luce nuova su comportamenti che a suo parere risultano anticipatori di una logica di dominio e violenza che diverranno in seguito la norma. C'è un episodio interessante e rivelatore raccontato dall'autore: il capo di una delle spedizioni di Colombo sorprende alcuni indigeni Taino mentre fuggono con qualche vestito sottratto agli spagnoli. Catturati e deportati a La Isabela (a uno di loro vengono tagliate le orecchie), Colombo ne ordina la decapitazione, in extremis evitata dalla richiesta di un cacicco di risparmiare la vita degli arrestati. Anche se non si arrivò all'esecuzione, questo comportamento và letto come il primo segnale di un futuro di violenza e sopraffazione per le popolazioni indigene. Un'ombra tragica oscura dunque la figura dell'inconsapevole scopritore delle Americhe, ed è la pesante responsabilità "di avere inaugurato pratiche e attitudini che avrebbero condotto allo sterminio di interi popoli e culture", e dunque, "nel formulare un giudizio su Colombo, non si può ignorare che le sue iniziative messe in moto nell'altro mondo avrebbero portato al più grande genocidio della storia dell'umanità".

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Assonanze


Lettera dalla fine del mondo
di Josè Manuel Fajardo Tea, 1999, pp. 174, € 6,70. Trentanove uomini, dopo il naufragio della Santa Maria, vengono lasciati sull'Isola di Hispaniola con il compito di fondare una colonia. All'iniziale meraviglia di fronte a un mondo nuovo la cui bellezza dei nativi gareggia con il furore di una natura intatta, si sostituisce a poco a poco la sete di conquista e l'istinto di sopraffazione. Accostando documenti e cronache al dissacrante gusto inventivo del narratore, Fajardo ha dato vita ad un romanzo d'avventura ambientato in un meraviglioso paradiso caraibico che si trasforma in un paesaggio di violenza e di morte.

Autobiografia di una caravella di Denis Guedj Longanesi 2002, pp. 84, € 10,00. Se le tre caravelle fossero state quattro, e la quarta non avesse partecipato per un'avaria dell'ultimo minuto alla spedizione verso le Americhe? Le vicende di questa immaginaria caravella sono un pretesto per narrare la meraviglia di quanti, vincendo le proprie paure, si avventurano nell'ignoto, tra burrasche e ammutinamenti.

L'avventura di Cristoforo Colombo di Paolo Emilio Taviani il Mulino, 2001, coll. Biblioteca Storica, illustrato, pp. 312, € 18,08. Un romanzo di fatti veri, una vita di Cristoforo Colombo sempre rigorosamente documentata, ma insieme aperta all'evocazione dei luoghi, dei personaggi, degli stati d'animo.