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Julia
Leigh
La
caccia, The hunter
La Tartaruga edizioni, 2000, pp. 164
Traduzione di Lidia Lax, € 12,39 |
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L'ostile
e selvaggio altipiano centrale della Tasmania, coperto dalla fitta
vegetazione pluviale di felci ed eucalipti, è lo scenario in cui si
svolge la vicenda di un singolare cacciatore. Convincente romanzo
d'esordio dell'australiana Julia Leigh (1970, Sidney), La caccia è il
racconto di un uomo che ha l'incarico di scovare l'ultimo esemplare
della Tigre della Tasmania, una missione che si intreccia con le vicende
di una donna e dei suoi figli che vivono ai margini della foresta. |
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Quando nel 1936 l'ultima Tigre della Tasmania morì nello zoo privato di
Mrs Mary Roberts a Hobart, quel giorno cominciò anche il suo mito. Da
allora sono stati innumerevoli gli avvistamenti all'interno delle foreste
tasmaniane ma nessuno di questi è mai stato considerato attendibile e le
abitudini notturne e furtive del tilacino hanno permesso di mantenere in
vita nell'immaginario questo sfortunato animale; perseguitato dai coloni
cacciatori perché considerato uno sterminatore di greggi, alla fine
dell'Ottocento gli allevatori arrivarono a costituire una società per il
suo sterminio organizzata con il sempre efficace sistema delle taglie.
Alla ricerca di questo misterioso marsupiale predatore, si pone il
protagonista del romanzo dell'esordiente Julia Leigh, australiana di
Sidney. Dell'uomo all'inizio conosciamo solo il nome fittizio, Martin
David, e la professione dichiarata, naturalista e ricercatore
universitario in missione di studio ma nel corso del pagine impareremo a
scoprirne la personalità, i ricordi d'infanzia, la solitudine di un uomo
alla ricerca del proprio equilibrio. In poche pagine la Leigh ci porta
già ai margini del selvaggio e ostile altipiano centrale della
Tasmania,
nell'ultima casa in fondo all'ultima strada abitata da una vedova e dai
suoi due figli che nei progetti di M doveva essere solo la base per le
lunghe escursioni alla ricerca dell'ultimo esemplare di Tigre, un rifugio
che assumerà invece nel tempo un significato diverso. Il cuore di questo
romanzo, che ha il pregio di costringere il lettore a seguire l'incedere
fisico e mentale di M nella sua ossessiva ricerca della preda, è il
cammino incessante di un singolare cacciatore dotato dei più sofisticati
aiuti tecnologici all'interno della foresta pluviale dalle gigantesche
felci e dagli imponenti eucalipti, lungo i sentieri dei coloni, nella
natura selvaggia e ostile dell'isola di Tasmania, sotto l'implacabile
pioggia australe o la neve estiva delle montagne dell'interno. Per
settimane M non può far altro che muoversi ed inoltrarsi sempre più nel
territorio di caccia a preparare quelle trappole per la cattura della
tigre nelle quali finiranno a decine diavoli di Tasmania, gatti
australiani, topi giganti ed ogni altra specie animale ad eccezione della
sfuggente tigre, ancora avvolta (e protetta) dall'alone del mito. L'uomo
è costretto ad attendere ogni volta per ore, per giorni, in un'attesa
lunga ed opprimente, attesa che si fa anima del romanzo della Leigh anche
quando ad esempio ci coinvolge nelle speranze di Sass fiduciosa, ad ogni
ritorno di M dalle spedizioni, di ricevere qualche notizia del padre
scomparso sull'altipiano. Le lunghe ore di marcia vedono M dialogare con
la sua preda, affondare la mente in storie mitiche del passato: Ricordi?
Dicevano che vagavi per il Paese in branchi dagli occhi gialli, avanzavi
silenziosa nella notte, il pelo irto e le fauci sbavanti spalancate,
uccidendo a volontà. Le giovani fanciulle avevano paura di andare a fare
passeggiate pomeridiane, terrorizzate all'idea di incontrarti… M
s'accorge così di rivestire di romanticismo la sua preda, quando invece
la missione che deve portare a termine necessita di freddo calcolo, azione
precisa, obiettivi chiari. Ma inevitabilmente anche il suo passato
riemerge mentre riposa al riparo della tenda, circondato dai rumori della
vita notturna dei boschi fatta di fruscii, grida, serrare di mascelle,
urla di prede terrorizzate: e' assalito dal ricordo della madre, dalle sue
parole suadenti, il tempo guarisce tutte le ferite, oppure rivolto ai
dolci lidi delle seduzioni giovanili mentre osserva dei fiori ai lati del
sentiero. E sempre si riscuote: l'animale non è una donna. Non l'avrà
vinta su di lui con paroline dolci, vino e rose. Guardati attorno, non ci
sono rose qui. Ogni alba lo ritrova in cammino e lo conduce ad
attraversare torrenti, aggirare rocce affioranti dalla selva, aprire un
varco nella fitta vegetazione sotto la minaccia continua dei serpenti,
alla ossessiva ricerca di tracce, segni, notizie scritte sulle pagine
della natura che annuncino la presenza della tigre, una traccia che ne
confermi e riveli l'esistenza, per portare a termine la missione
affidatagli dalla società biotecnologica per la quale lavora, in una
frenesia che diverrà una corsa contro il tempo per essere il primo (e
quindi l'ultimo?) a scovare l'animale. Mentre M vaga alla ricerca
dell'ultimo tilacino, nella casa che lo ospita la vita si trasforma. Dopo
tanto tempo c'è qualcuno per il quale preparare la cena, qualcuno con il
quale scambiare sguardi e sorrisi la sera, qualcuno a cui chiedere come è
andata, mentre nuovi fremiti percorrono le vite della piccola famiglia: la
madre riassapora l'interesse per un uomo, la piccola Sass vede
riaccendersi la speranza di riavere il padre scomparso e il ragazzino la
curiosità per le attività degli adulti. Saprà M. comprendere tutto
questo, saprà ascoltare il richiamo degli affetti e ci sarà infine una
preda?
di Davide Squarcina
Assonanze:
Il vento fra gli eucalipti. L'ultima
aborigena libera, Roberts Beth, San Paolo Ed., pp.128, € 9.30
Links
Sito ufficiale del
Parks and Wildlife Service
Mappe della Tasmania
La Tigre della Tasmania
Video
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