Un acuto senso di perdita irreparabile. E' ciò che proviamo quando andiamo a leggere resoconti di studiosi o viaggiatori sulle popolazioni boscimani, quando osserviamo fotografie che ritraggono scene di caccia, momenti della vita quotidiana nei villaggi, volti segnati di persone nei cui occhi cerchiamo di scorgere ancora l'anima dei cacciatori-raccoglitori di diecimila anni fa, scheggia temporale giunta sorprendentemente a noi.
Comprensibile, s'intende, perché percepiamo nelle loro comunità un senso di appartenenza, unità, autosufficienza e completezza, trasferendovi un'idea primitiva di felicità, ma questo rischia forse di essere fuorviante nel capire il complesso presente di queste popolazioni.

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Kalahari. Viaggio tra i Boscimani di Silvana Olivo ci guida in uno sforzo di comprensione meno scontato della condizione attuale dei boscimani di Namibia, Botswana e Sud Africa, e suggerisce vie d'uscita al problema di quale futuro garantire alla cultura e alle tradizioni delle genti San, come impariamo diversamente a chiamarli. Oggi i San vivono principalmente in sei paesi: Botswana (49.000 individui), Namibia (38.000) e Sud Africa (6500), e in misura minore Angola (6000), Zimbabwe (1500) e Zambia (500).

La metà di loro ha meno di trent'anni e i principali problemi sono l'accesso alla terra, alle risorse naturali e alla scolarizzazione, la diminuzione di importanza della leadership tradizionale, l'Aids e l'alcolismo, una condizione conseguenza anche dei trasferimenti forzati dai territori d'origine del Kalahari centrale, l'ultimo cui drammatico atto si è compiuto a Molapo nel febbraio del 2002, con la scomparsa del più grande villaggio all'interno del Central Kalahari Game Reserve. Ma quando nasce l'interesse per i Bosjesmans, gli uomini della boscaglia, come li definirono i primi olandesi? La prima e più importante raccolta di tradizioni orali del gruppo etnico Khoisan (di cui fanno parte i Khoikhoi, in origine dediti alla pastorizia e, appunto, i San cacciatori-raccoglitori), fu opera, tra il 1870 e il 1884, del linguista Wilhelm Bleek e Lucy Lloyd (11.000 pagine di annotazioni!), cui seguirono nel tempo innumerevoli programmi di studio sui "sopravvissuti della preistoria" compiuti da antropologi ed etnologi. Il sentore di una scomparsa imminente moltiplicò nel corso degli anni '60 e '70 del Novecento, sotto l'impulso di università americane, le spedizioni scientifiche tra le comunità San superstiti.

Tra le più famose, quelle della famiglia Marshall presso i !Kung del Botswana nord-occidentale e del nord-est della Namibia, il cui lavoro diede vita a numerose pubblicazioni e filmati; la ricerca di Irven DeVore e Richard Lee, cui seguì, nel 1969, lo studio sulle donne !Kung di Marjorie Shostak; e ancora, i ventidue mesi trascorsi da Anthony e Barbara Bannister nei villaggi

dell'Area di Dobe. Oggi, a giudizio di Silvana Olivo, dal momento che appare oltremodo sterile perpetuare il fenomeno di "consacrazione" avvalorato dagli accademici che si ripete anche in ogni viaggiatore e che implica una scissione dalla storia attuale e dalla vita contemporanea, è necessario un approccio diverso se si vuole veramente contribuire a sostenere una via autenticamente San allo sviluppo, che coniughi le necessità di sopravvivenza nel mondo moderno al mantenimento della cultura e dell'anima San. Un cammino che iniziative come quelle sostenute dall'organizzazione African Heritage, di cui è presidente la stessa scrittrice italo-sudafricana, cercano di avviare e favorire, sulla base di alcune idee-guida: proteggere la biodiversità, creare posti di lavoro legati all'ecoturismo e al turismo culturale, promuovere progetti comuni di sviluppo sostenibile per le comunità indigene. Tutti interventi per la riuscita dei quali è centrale il ruolo primario delle comunità nella gestione del proprio futuro, quelle stesse comunità che l'autrice ci fa scoprire allorché le pagine prendono il ritmo e il fascino del racconto di viaggio, fatto di ricordi e sensazioni personali, di incontri molto diversi tra loro, di luoghi che appartengono alla vastità degli spazi africani: la Olifants River Valley, terra di vigneti e piantagioni di tè e frutta, dove la delicatezza del paesaggio attenua il dolore per il sogno interrotto di Engela Russouw; la splendida ma brevissima primavera del Namaqualand (il "Giardino degli Dei"), introduce alla vita nel villaggio Nama di Nourivier; l'ingresso notturno nel Kalahari con il suo mare di dune, ideale porta d'ingresso alla Adriesvale dei /Khomani, ai dialoghi con le Golden Girls, tre anziane sorelle diventate un simbolo per tutto il Sudafrica e all'incontro con Dawid Kruiper, leader spirituale di una comunità portata alla celebrità dal film Lassù qualcuno è impazzito (1983) e dal suo seguito; il profondo Kalahari al confine tra Botswana e Namibia, terra di una delle etnie più studiate al mondo, gli Ju/'hoansi di Xai Xai ("la vera gente"), e scenario nel quale si muovono coloro che lavorano alla tutela della fauna africana.

Non meno affascinanti appaiono l'arte rupestre e la tradizione orale dei popoli Khoisan, testimonianze entrambe del profondo legame tra natura, religione e vita quotidiana. Mani San hanno dipinto o inciso le rocce a partire da 20.000/15.000 anni fa (la datazione è controversa) sino alla fine del XIX secolo, dal massiccio del Brandeberg della Namibia ai monti Drakensberg del Sudafrica, fino alle Tsodilo Hills.

Da dieci anni a questa parte, alcuni artisti boscimani, con l'aiuto di due organizzazioni che si occupano di arte contemporanea (Kuru Art Project e !Xu and Khwe Cultural Project), hanno saputo trarre da tragiche condizioni di sofferenza, come ad esempio quelle vissute dalle 900 famiglie che vivono nella tendopoli di Schmidtrift vicino Kimberly, opere artistiche ancora legate alla sensibilità e ai temi tradizionali di rappresentazione, riuscendo a trovare spazio, visibilità e considerazione in prestigiose gallerie internazionali. Nelle parole d'auspicio e di motivata convinzione dell'autrice, apprendiamo come anche dall'arte possa rinascere una speranza per la gente San del Kalahari, fondata sul diritto di scegliere la realtà a cui vogliono appartenere, continuando un percorso di riscatto, certo solo all'inizio, ma che se saprà essere ascoltato darà quei frutti che solo la possibilità di costruire in libertà il proprio futuro è in grado di dare.


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NOTE DI UN VIAGGIO NEL KALAHARI CENTRALE
Paola Di Salvatore

"Dopo aver viaggiato per 7 giorni, dal 17 febbraio al 24 febbraio, tra estreme difficoltà, essendo il percorso per lo più di pista di sabbia, con lo sguardo immerso nelle dune rosse e nella savana, dai colori travolgenti e dai tramonti unici e suggestivi, dormendo ogni notte nell'ascolto degli sciacalli, iene e leoni che ci venivano a far visita nell'ac-campamento, siamo trepidanti di incontrare i leggendari Boscimani e di poter condividere, anche se per poco, la loro ritualità.

All'alba del 25 febbraio partiamo in direzione Xaka, a circa 70 chilometri da Xade, riuscendo a giungervi, dopo ripetuti insabbia-menti, quasi a mezzanotte, senza aver incontrato alcun boscimane. Il 26 febbraio si riparte verso il villaggio di Molapo, all'interno della Central Kalahari and Khutse Game Reserve, un'area creata negli anni '60 dalle autorità britanniche per tutelare le popolazioni bosci-mani.
Quando arriviamo, scopriamo agghiacciati, che solo da un settimana Molapo, quello che era il più grande insediamento boscimane del Central Kalahari, non esiste più…".

"Il nostro viaggio continua verso Metsimanong, un villaggio dalle cui umili capanne escono delle donne vestite di stracci e alcuni uomini anziani. Appaiono impauriti e timorosi, ma ci concedono comunque il permesso di ac-camparci vicino al loro villaggio. Mentre allestiamo il campo vediamo venirci incontro due ragazzi e un bambino. Uno di loro parla inglese. Gli chiedo se sappia di quanto accade ai boscimani degli altri villaggi, della distruzione di Molapo e del trasferimento forzato della sua gente, e mi risponde, con le lacrime agli occhi, di esserne a conoscenza e di non capire perché questo accada. Lui non vuole lasciare la sua terra e i suoi cari, ma l'amministrazione locale ha sospeso le forme necessarie e primarie di assi-stenza, l'acqua e il cibo, limitando fortemente anche il loro diritto alla caccia con provve-dimenti di forte restrizione.

Trascorriamo la notte vicino al villaggio, cantando alla sera con loro, illuminati dal caldo volto della luna, intorno al loro tiepido fuoco, mentre loro iniziano, timidamente, a danzare. Che immensa gioia! I loro occhi, la loro dolcezza e il loro linguaggio, caratterizzato da una lieve musicalità, mi convincono che non ho mai conosciuto un popolo così dolce. Al mattino seguente, visto che hanno bisogno di tutto e vivono nella totale indigenza, prima di ripartire li andiamo a salutare portando loro acqua, cibo, vestiti, scarpe…".

Bibliografia


 

SILVANA OLIVO. Giornalista pubblicista italo-sudafricana nata nel 1967, ha partecipato attivamente, promuovendole anche in Italia attraverso media e conferenze, a campagne per la conservazione di specie animali africane in estinzione. Ha vissuto in Zimbabwe tra i guardiaparchi, collaborando con il Dipartimento Parchi durante la grande offensiva del bracconaggio contro gli ultimi rinoceronti. Promuove l'ecoturismo che favorisca progetti di sviluppo sostenibile e conservazione della natura africana. Collabora con varie testate ed è stata la prima redattrice dell'ambiente del periodico Africa. Kalahari. Viaggio tra i Boscimani di Namibia, Botswana, Sud Africa, Polaris 2001, pp. 286, coll. Percorsi e Culture, illustrazioni a colori e b/n. In appendice Itinerari consigliati, indicazioni e suggerimenti per organizzare un viaggio in Namibia, Sudafrica o Botswana.

LAURENS VAN DER POST (1906-1996). Antropologo, esploratore, linguista e filosofo sudafricano, oppositore dell'apartheid fin dal 1925, quando aiutò l'uscita di una rivista anti-apartheid, fu costretto a lasciare il suo Paese. Autore di numerosi libri, tra cui quelli sulla sua prigionia giapponese durante la seconda guerra mondiale, negli anni '50 si dedicò all'esplorazione, scrivendo sulla regione del Kalahari e diffondendo nel mondo moderno il significato e il valore delle culture indigene: The Lost World of the Kalahari (1958) un autentico classico sulla terra dei boscimani, pubblicato Italia da Bompiani nel 1960; The Hearth of the Hunter (1961); A Mantis Carol (1975); Testament to the Bushman, con Jane Taylor (1984).
The Lost World of the Kalahari, Vintage 2002 e Le Monde perdu du Kalahari, Payot 2002. In edizione italiana Una storia come il vento, Corbaccio 1995 e Tea 1996. Francois Joubert è un adolescente nato in una grande fattoria nell'Africa del Sud, dove il padre, al quale la sua gente ha voltato le spalle per il suo atteggiamento aperto nei confronti di ogni credo, razza o colore, si è ritirato interrompendo una brillante carriera di educatore. Francois è diventato amico di Xhabo, un giovane boscimano al quale ha salvato la vita. Il cuore del romanzo è la lunga fuga di Francois, con Nonnie, la sua piccola amica, Xhabo con la compagna Nuin-Tara e il cane Hintza.

Fiabe boscimane a cura di Anna Maria Meda, Mondadori 1999, pp. 238, € 5,68. Il sole, la luna, gli astri, la natura intera sono i protagonisti di questa raccolta di fiabe provenienti dalla grande tradizione orale dei Boscimani, fiabe di crude e talvolta crudeli vicende della vita, le cui leggi sono quelle della pura sopravvivenza - la fame, la sete, la lotta per la vita - ma anche dei sentimenti - la paura, l'odio, l'amore, la fratellanza - che danno senso all'esistenza.
Storie di una fattoria africana di Olive Schreiner, Giunti 2002, pp. 302, € 9,50. Nell'arido scenario del karoo, la pianura sudafricana, si intrecciano a fine Ottocento le emblematiche storie di tre personaggi: Em, dolce e remissiva come un vero "angelo del focolare"; la bella Lyndall, battagliera e anticonformista, coerente fino al sacrificio con i suoi ideali di libertà ed emancipazione; Waldo il pastore, artista misconosciuto, sognatore e mistico. Intorno a loro nella fattoria si muovono altri personaggi mentre sullo sfondo, uomini e donne dalla pelle scura, le vittime della schiavitù coloniale, sono muti spettatori delle avventure e sventure dei loro padroni bianchi .
La canzone di Be di Leslie Beake, Mondadori 1997, pp. 75, € 4,00. A nord della Namibia, in un lembo del deserto del Kalahari, vivono Be e sua madre Aia, gente Ju/'hoansi, fra le ultime a vivere secondo tradizione, in un villaggio dove la solidarietà e il calore degli altri le avvolgono e le accompagnano. Ma presto saranno costrette ad abbandonarlo, chiamate dal vecchio padre di Aia che lavora nella fattoria di un bianco, e per Be comincerà una vita tra ombra e luce, piena di solitudine, di mistero, di domande.
Nisa. La vita e le parole di una donna !Kung di Marjorie Shostak, Meltemi 2002, pp. 453. Nisa è una donna africana di circa cinquant'anni che vive in un remoto angolo del Botswana, nella fascia settentrionale del deserto del Kalahari. Ha avuto quattro mariti, molti amanti e quattro figli, nessuno dei quali è sopravvissuto. Un lavoro antropologico di molti mesi che raccoglie le testimonianze sull'intero ciclo della vita delle donne !Kung dell'Area di Dobe: l'infanzia, la famiglia, il sesso, gli impegni quotidiani, la vecchiaia, la morte.
La donna dei tesori. Racconti da un villaggio del Botswana di Bessie Head, Edizioni Lavoro 1995. Un'antologia di brevi racconti.

Bushmen: Changing Way of Life
di Anthony Bannister e David Lewis-Williams, Struik Publishers 1998
http://www.struik.co.za
The Bushmen of Southern Africa
di Andrew Smith, Candy Malherbe, Mat Guenther e Penny Berens, David Philip Publishers, 2000
The Bushmen of Southern Africa
di Sandy Gall, Pimlico 2002 
Sustainable Livelihoods in Kalahari Environments a cura di Deborah Sporton e David S.G. Thomas, Oxford University Press 2002
Une journée de printemps dans le desert du Kalahari di Brys Bonnal, Lariviere, 2001. Presenta tre capitoli, ciascuno dedicato ai momenti principali di una giornata nel deserto: il risveglio, le ore della calura e la sera. 300 fotografie sulla vita della fauna del Kalahari, accompagnate da testi che descrivono il comportamento e le abitudini degli animali.
Rock Paintings of South Africa di Stephen Townley Bassett, David Philip Publishers 2001.
L'arte rupestre en Afrique du Sud di Lewis, Le Seuil 2003. Un libro fotografico in cui il il cuore del libro è racconto di un viaggio compiuto nel 1873 tra le Montagne del Drago (Drakensberg), costituendone il filo conduttore. J.M.O Orpen, che guida la spedizione, riceve da un San le spiegazioni riguardanti le straordinarie pitture rupestri del luogo, espressione di profondo credo religioso.



Links

http://www.heritage-org.com/index.htm AFRICAN HERITAGE presieduto da Silvana Olivo, si propone di dare voce e spazio alle comunità e minoranze etniche la cui conservazione del patrimonio culturale necessita di sostegno concreto. Promuove la divulgazione di espressioni creative prodotte da realtà locali del Continente Africano, il cui patrimonio culturale rischia di scomparire o attraversa delicate fasi di transizione. Si prefigge inoltre, attraverso iniziative e progetti di turismo responsabile, di contribuire allo sviluppo sostenibile delle comunità. Con le stesse modalità l'organizzazione sostiene progetti per la conservazione della biodiversità e la protezione degli animali.

http://www.san.org.za
WIMSA Working Group of Indigenous Minorities of Southern Africa. Tutti i link utili alla conoscenza delle organizzazioni di riferimento del popolo San.

http://www.nationalgeographic.com/ngm/0102/feature6/media2.html Suoni, immagini e commenti nel reportage di Peter Godwin e Chris Johns per NATIONAL GEOGRAPHIC: Bushmen. Last Stand for Southern Africa's First People.

http://www.nigrizia.it/ Una serie di articoli dal 1996 al 2003 sui boscimani. Per accedere all'archivio completo di NIGRIZIA è sufficiente registrarsi.

http://www.survival-international.org SURVIVAL INTERNATIONAL è un'organizzazione non governativa inglese di sostegno ai popoli tribali, nata nel 1969. Riguardo ai boscimani è impegnata da tempo in campagne di sostegno al rispetto dei diritti umani e del diritto alla terra per tutti i boscimani dell'Africa meridionale, e in particolare per il riconoscimento del diritto alla terra dei Gana e dei Gwi del Botswana. Raccolta aggiornata degli articoli della stampa di tutto il mondo.