C'è sempre un luogo, nel tempo e nello spazio, nel quale si concentra la
vita di un uomo. E se questo luogo, è luogo di sofferenza e di morte,
dove non è il fuoco a definire l’inferno sulla terra, ma la polvere, la
luce accecante, il calore asfissiante, allora la vita che fino a quel
momento si è vissuta e quella che si vivrà dopo, non potrà non legarsi
ai volti, ai corpi, ai movimenti di coloro che insieme hanno vissuto in
quel luogo, in quello spazio, in quel tempo.Questo luogo, nel Mondo
Grande di David Malouf, sono i campi di prigionia in Malesia e
Thailandia che, per quattro lunghi anni, concentrano le vite di migliaia
di soldati australiani (furono 22.000 i prigionieri di guerra australiani
in mano ai giapponesi, 8000 dei quali morirono) detenuti in balia del
colera, della fame e delle infezioni. Le vite di Digger, Vic, Mac, Doug e
di molti altri, divengono una vita unica, comune, sempre uguale nella
violenza continuamente subita: “La polvere si sollevava dai sacchi di
iuta che gli uomini andavano ammassando o altri avevano ammassato prima di
loro. Non si riusciva a respirare…Parevano penetrati in un incubo.
Seminudi, e per lo più scalzi, si muovevano a tentoni in una nebbia di
polvere in cui non erano che ombre curve, vacillanti sotto sacchi di
cinquanta chili”.
Ma se la prigionia è lo scenario guida del romanzo, Malouf ricostruisce
sessantanni di storia australiana attraverso la vita di Digger Keen e di sua madre
Jenny, giovane donna emigrata in Australia dalla lontana Inghilterra per fondare, negli
anni 30, sulle rive di un fiume, la famiglia che lei non ha mai avuto perché
orfana. E attraverso gli occhi di Jenny, mentre raggiunge, dopo il lungo viaggio di
ventitremila chilometri, la nuova casa (non altro che una vecchia bottega sulla riva di un
fiume, rivestita di tavole in rovina, ciò che rimane del passato familiare del marito
Billy), che ci appare la Sidney di inizio secolo, con i suoi tram aperti, con i carri
trainati da possenti cavalli e ragazzini che urlano i titoli dei giornali ai bordi delle
strade.
Una storia australiana fatta di miseria e di emarginazione, come linfanzia di Vic, che combatte con le dune di
sabbia che avanzano verso la casupola fatta dei pezzi di legno di vecchie casse
dimballaggio e di lamiera ondulata. Ma è una storia fatta anche dei lunghi
pomeriggi domenicali, nel lusso di quel tempo infinito prima del tè pomeridiano in cui
trascinarsi lungo un campo da golf, della gente ricca, nellumida e afosa Sidney
degli anni cinquanta.
Sarà la poderosa memoria di Digger Keen a guidarci nella lettura delle quattrocento e più
pagine di questo romanzo, a partire dalla sua infanzia, quando la passione per gli
atlanti, per i luoghi geografici, si esprimeva nel riuscire a ricordare i nomi magici di
città, paesi, isole, laghi, montagne e le forme di ogni nazione, alla ricerca del punto
esatto che rappresenti sulle mappe Keens Crossing e lui stesso, alla ricerca di un
legame tra il suo nome e il nome del posto in cui cresceva, per farne un legame
indissolubile, vero spirito del Mondo grande.
di Davide Squarcina
David Malouf, scrittore di primo piano nel panorama
della letteratura contemporanea di lingua inglese, è nato a Brisbane,
Queensland, nel
1934. Il padre arrivò in Australia sul finire dellOttocento dal Libano e la
famiglia della madre poco prima del Primo conflitto mondiale. Ha frequentato la Brisbane
Grammar School e la University of Queensland, dove ha insegnato per due anni
dopo la laurea. Ha lasciato lAustralia a ventiquattro anni per vivere a Londra dal
1958 al 1968, insegnando sia a Londra che a Birkenhead, per poi ritornare in Australia ed
insegnare allUniversità di Sidney presso il
dipartimento di inglese,
rimanendovi fino al 1977. Da allora, si dedica esclusivamente allattività di
scrittore, vivendo tra lAustralia e la Toscana.
Traduzioni
italiane: Una vita immaginaria,
Frassinelli, 2001, pp.174, lire 26.000 (€ 13,43), postfazione di Franca
Cavagnoli; Un poeta australiano: David Malouf
a
cura di P. Spinucei, Bulzoni 1985; Ritorno a Babilonia (Remembering Babylon), trad.
di Franca Cavagnoli, Anabasi 1993, ristampa Frassinelli 1997, finalista del Booker Prize e
vincitore dellIMPAC Dublin Literary Award; Le
conversazioni di Curlow Creek (Conversations at Curlow Creek), trad. di Franca
Cavagnoli, Frassinelli 1998; Nel Mondo grande, vincitore nel 1990 del
Commonwealth Writers Prize e del Prix Femina Etranger.
Altre opere: i romanzi
Johnno (1975) e Harland's
Half Acre (1984); le raccolte di racconti Childs
Play (1981), Fly Away Peter (1982) e Antipodes (1985);
lautobiografia 12 Edmonstone Street (1985), in cui rievoca la sua infanzia a
Brisbane; la commedia Blood Relations
(1988);
il libretto dopera per la Australian Opera Voss (1986); e le raccolte di
poesia Bicycle and Other Poems (1970), Neighbours in a Thicket (1974) e First
Things Last e Wild Lemons: Poems (1980); le Boyer Lectures, lezioni tenute
ogni anno negli studi della ABC Radio da unimportante personalità
australiana A Spirit of Play: Boyer Lectures 1998 (1998).
Assonanze
Il cielo a rovescio,
Racconti contemporanei dallAustralia, a cura di Franca Cavagnoli,
Mondadori, Milano 1998 (lire14.000). Il volume è unefficace raccolta di racconti di
scrittori australiani (nella quale David Malouf è presente con Cieli australi),
curato dalla traduttrice di The Great World, Franca Cavagnoli. Vi troviamo, oltre
ad una bella introduzione della curatrice, anche un utile profilo biografico dei quindici
autori australiani contemporanei.
La riva fatale.
Lepopea della fondazione dellAustralia (The Fatal Shore. The Epic of
Australias Founding), Robert
Hughes, trad. di Anna Ravano e Gabriella Luzzani, Adelphi, Milano 1995, pp.840, 63
ill.bn, 7 cartine (lire 32.000). Hughes (1938, australiano, critico darte di Time)
racconta, in modo magistrale, di un esperimento coloniale mai tentato prima e destinato
a restare unico nel suo genere: un continente inesplorato sarebbe diventato una prigione,
proponendo, attraverso fonti manoscritte e a stampa, una vastissima teoria di notizie,
racconti, episodi, biografie che conducono il lettore in un viaggio storico nel continente
australiano.
La
città in riva al fiume
(A River Town), Thomas Keneally, trad. di Pier Francesco Paolini,
Frassinelli, 1997, pp.377 (lire 29.500). Lautore della Lista di Schindler
(1935, australiano, insegna lingua e letteratura comparata allUniversità della
California) fa rivivere latmosfera sociale, politica e culturale dellAustralia
di inizio secolo attraverso la vita di Tim Shea emigrato irlandese, gestore di una
drogheria a Kempsey, una cittadina in riva al fiume Macleay sulla costa settentrionale del
nuovo Galles del Sud.
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