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La
tigre altaica che vive sulle alture di Sikhote Alin (Russia
orientale), oggetto in questi anni di un importante progetto di
studio e salvaguardia, è la protagonista del libro dello scrittore
e naturalista Matthiessen (New York, 1927), un volume che
ricostruisce anche il contrastato rapporto tra l'uomo e il grande
felino, all'inizio dell'Ottocento diffuso in vaste zone dell'Asia ed
oggi invece ovunque minacciato di estinzione.
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Sikhote Alin è un territorio selvaggio ricoperto da foreste di latifoglie
e abeti compreso tra il bacino del fiume Amur e il Mar del Giappone. In
queste estese foreste abita uno degli animali più a rischio di estinzione
del pianeta: la Panthera tigris altaica (conosciuta come tigre siberiana),
al centro dal 1991 di un progetto di studio e conservazione
russo-americano, ideato da Maurice Hornocker e Howard Quigley dell'Hornocker
Wildlife Research Institute e coordinato da Dale Miquelle.
Peter Matthiessen, giornalista-scrittore e naturalista, ha voluto
raccontare questa iniziativa scientifica inserendola però all'interno di
una più ampia analisi della storia dei rapporti tra l'uomo e il grande
felino, che fino all'inizio dell'Ottocento popolava fasce di territorio
intorno al Mar Caspio, vaste aree del Kazakistan sud-orientale, il
subcontinente indiano, l'intera Cina centro-orientale, Thailandia,
Birmania, Cambogia, Malesia, Sumatra, Giava.
Oggi il territorio di Sikhote Alin rappresenta l'unico luogo al mondo dove
la tigre, se le condizioni ambientali rimarranno quelle attuali, potrà
raggiungere (e mantenere) un numero di individui tale da scongiurarne
l'estinzione, soppraggiunta invece in gran parte dell'Asia per molte
sottospecie nel corso degli ultimi due secoli. In India, ad esempio,
nonostante siano presenti in numero relativamente elevato, le tigri vivono
in aree protette ristrette, senza collegamento tra loro, e ciò
rappresenta un'incognita per il loro futuro considerando che le zone al di
fuori dei parchi sono sottoposte ad una crescente pressione demografica.
Matthiessen solleva a questo proposito una serie di questioni (oltre ad
evidenziare spaventose contraddizioni, come quella che vede compagnie
petrolifere responsabili di distruzioni ambientali, contemporaneamente
sostenitrici di programmi di protezione animale): ha ancora senso oggi
continuare con lo spostamento forzato di interi villaggi per ampliare aree
protette (o crearne di nuove) che in realtà non garantiscono nemmeno la
sicurezza delle tigri? E' giusto che tutto il peso della salvezza della
tigre ricada sulle popolazioni contadine? E a fronte di un cambiamento
oggi in atto nella sensibilità di biologi ambientalisti ed ecologisti,
quante sono le organizzazioni ambientaliste che agiscono realmente per
coinvolgere la popolazione locale nelle decisioni ? "Il rischio è
l'accettazione implicita, a livello istituzionale, di una penosa
competizione tra il futuro della specie in via di estinzione e il sollievo
dalle sofferenze di milioni di infelici e indifesi membri della nostra
specie…Allontanare gli indigenti dai loro territori nativi perché
rappresentano un ostacolo è un altro segno di quanto sia già costata la
lotta globale per la conquista delle sempre più scarse risorse del
pianeta", ammonisce Matthiessen.
Insieme alla pressione demografica e alla distruzione dell'ambiente
(disboscamenti, scavi minerari, perforazioni petrolifere, decimazione
della selvaggina), una causa diretta dell'estinzione della tigre in molti
paesi è ovviamente il bracconaggio, legato ad un consolidato commercio
internazionale di trofei e pelli, ma soprattutto ad un mercato di organi,
ossa e di ogni altra parte dell'animale, i cui principali acquirenti sono
oggi paesi come Giappone, Cina, Corea del Sud. Per comprendere l'entità
del fenomeno basti dire che la Corea, solo fra il 1975 e il 1992, ha
importato dall'Indonesia circa quattro tonnellate di polvere d'ossa
essiccate (corrispondenti a 400/500 esemplari), contribuendo a determinare
l'ormai prossima estinzione della Tigre di Sumatra.
Il progetto di salvaguardia della tigre di Sikhote Alin vuole impedire che
qualcuno provi un giorno, anche tra le montagne della Russia orientale,
quel senso profondo di perdita irreparabile evocato in un racconto del
Nobel cinese Gao Xingjian: "…ed erano tutte colline di terra gialla
completamente spoglie, e solo in cima erano stati fatti campi a terrazze,
e proprio lassù, dove all'epoca c'era ancora una foresta densa e folta,
lì la tigre aveva guardato e riguardato il nonno, prima di andarsene…".
Assonanze
Vladimir K. Arsen'ev, Dersu Uzala: il piccolo uomo delle grandi
pianure, Mursia, Corticelli Tascabili, 1997, pp.216, € 6,20. Il
territorio di Sikhote Alin rimase quasi sconosciuto agli occidentali fino
al primo decennio del '900, epoca nella quale furono organizzate dal
tenente dell'esercito russo Vladimir K. Arsen'ev, geografo e naturalista,
tre spedizioni che avevano lo scopo di redigere le carte topografiche
della regione. Nei suoi viaggi a piedi e a cavallo ebbe come guida un
cacciatore di pelli di una tribù tartara dell'Altaj: Dersu Uzala,
appunto.
Link
http://www.5tigers.org/ Schede
scientifiche, cartine di diffusione, immagini, informazioni aggiornate
sulle cinque sottospecie di tigre oggi esistenti, a cura di The Tiger
Information Center.
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