Mauro Corona, Il volo della martora, Vivalda editori, I Licheni, Torino, 1997 pp.212, € 14,98

Copertina di Eliana Barbera

Scrive Claudio Magris nell’introduzione al Il volo della martora: “Scrittore scarno e asciutto, e insieme magico nell’essenzialità con cui narra storie fiabesche e insieme di brusca, elementare realtà. I suoi racconti hanno l’autorità della favola, in cui il meraviglioso si impone con assoluta semplicità, con l’evidenza del quotidiano. In loro c’è comunione con la natura, col fluire nascosto e incessante della vita, e un’infinita, intrepida solitudine”.

Nelle brevi storie di questo libro di Corona troviamo la durezza, l’asprezza della vita nelle strette e impervie valli delle montagne friulane.  Riviviamo così il mondo chiuso dei paesi, ascoltando l’eco delle città che risale dalla pianura lungo la Val Cellina, portato dai mercanti che macinano chilometri nel loro commercio di manufatti di legno.  Proprio in uno dei racconti più riusciti, nel quale sembra di cogliere il nucleo narrativo del Il volo della martora, si narra di una venditrice ambulante rimasta l’ultima abitante di una contrada del paese di Erto, testimone superstite di un passato spazzato via dalla modernità, che in questa terra si è incarnata nella frana provocata dalla costruzione della diga sul torrente Vajont. Giovane ragazza, la donna comincia il suo peregrinare tra i paesi di tutto il Friuli, fino alla grande Trieste, trascinando il carretto carico di ciotole, mestoli e cucchiai (frutto del lento lavoro d’intaglio del fratello durante il trascorrere degli inverni), trovando alloggio nelle stalle delle case contadine friulane. Corona segue il lento incedere della donna fino all’ultimo ritorno al paese, la scomparsa del lavoro ambulante, la tragedia della frana e la sua disperata resistenza.

Il tema del confronto tra uomo e natura è presente in molti dei racconti, come ne Il faggio dove assume le forme di una violenta lotta tra un boscaiolo e un grande albero da abbattere, oppure ne Il volo della martora nel quale la sfida è tra un gruppo di bracconieri e l’astuto predatore.

Nell’ultima parte del libro Corona affronta l’evento che sconvolse la vita delle valli: la frana del Vajont del 9 ottobre 1963.  E sono forse le pagine de L’ultima estate quelle che più di altre raccontano, in modo essenziale e vivido, gli ultimi mesi di una comunità già avviata al tramonto, che subisce a causa della catastrofe una drammatica accelerazione verso l’oblio.

di Davide Squarcina


Mauro Corona,
nato nel 1950 a Erto, ai piedi del Campanile di Val Montanaia, a Erto è sempre vissuto. Da ragazzo ha lavorato come boscaiolo e ha cominciato ad intagliare il legno, fino a quando lo scultore Augusto Murer ha intuito il suo talento e lo ha accolto nel suo studio di Falcade, dove Mauro Corona ha approfondito la tecnica e l’arte che gli hanno permesso di diventare uno scultore ligneo apprezzato in Europa. Alpinista e arrampicatore, ha aperto itinerari sulle Dolomiti d’Oltre Piave e ha collaborato, insieme all'Associazione Tina Merlin, con il regista Renzo Martinelli ed il co-sceneggiatore Pietro Calderoni alla realizzazione del film VAJONT, girato negli stessi luoghi raccontati nei suoi libri.

Il film in uscita nelle sale il 12 ottobre 2001 presenta un cast nel quale figurano Michel Serrault (nella parte dell’ingegner Carlo Semenza, progettista della diga del Vajont), Daniel Auteuil (Alberico Biadene, direttore della società costruttrice della diga), Philippe Leroy (Giorgio Dal Piaz, geologo), Leo Gullotta (Mario Pancini, direttore del cantiere) e Laura Morante nel ruolo della giornalista dell’Unità Tina Merlin, la donna che affrontò la Sade società costruttrice della diga fin dai primi espropri delle terre ai danni dei contadini e dei pastori e che fondò prima del disastro un comitato per la difesa della valle. A proposito del progetto, Mauro Corona (che interpreta la parte di un oste di Erto), ha detto che “la gente di Erto ha compreso il progetto di Martinelli. Sa che il film non sarà la spettacolarizzazione di una tragedia, ma un riscatto. Mostrerà com’erano i loro padri, come sono loro, che cosa hanno provato e proverà ogni generazione futura. Ora possono farlo sapere al mondo”.
 


Romanzi e racconti
: Gocce di resina,
Edizioni Biblioteca dell'Immagine, Pordenone, 2001, pp.144, lire 20.000; Finché il cuculo canta Edizioni Biblioteca dell'Immagine, Pordenone, 2001, pp.144, lire 20.000; Finché il cuculo canta, Edizioni Biblioteca Dell’Immagine, 2000, pp.162, lire 22.000; Le voci del bosco, Edizioni Biblioteca Dell’Immagine, 1998, pp.148, lire 18.000


Assonanze

Il racconto del Vajont, Marco Paolini e Gabriele Vacis, , Milano, Garzanti, 1997, pp.142, lire 18.000

Sulla pelle viva. Come si costruisce una catastrofe. Il caso Vajont, Tina Merlin, Verona, CIERRE Edizioni, 1997, pp.178, lire 20.000

Il film sulla tragedia del Vajont è previsto in uscita il 12 ottobre 2001, per la regia di Renzo Martinelli.


Link

www.vajont.net : Documenti, testimonianze, foto della tragedia del Vajont.

Nella sezione I narratori, uno speciale su Mauro Corona

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