Scrive Claudio Magris
nellintroduzione al Il volo della martora: Scrittore scarno e asciutto,
e insieme magico nellessenzialità con cui narra storie fiabesche e insieme di
brusca, elementare realtà. I suoi racconti hanno lautorità della favola, in cui il
meraviglioso si impone con assoluta semplicità, con levidenza del quotidiano. In
loro cè comunione con la natura, col fluire nascosto e incessante della vita, e
uninfinita, intrepida solitudine.
Nelle brevi storie di questo libro di
Corona troviamo la durezza, lasprezza della vita nelle strette e impervie valli
delle montagne friulane. Riviviamo così il
mondo chiuso dei paesi, ascoltando leco delle città che risale dalla pianura lungo
la Val Cellina, portato dai mercanti che macinano chilometri nel loro commercio di
manufatti di legno. Proprio in uno dei
racconti più riusciti, nel quale sembra di cogliere il nucleo narrativo del Il volo
della martora, si narra di una venditrice ambulante rimasta lultima abitante di
una contrada del paese di Erto, testimone superstite di un passato spazzato via dalla
modernità, che in questa terra si è incarnata nella frana provocata dalla costruzione
della diga sul torrente Vajont. Giovane ragazza, la donna comincia il suo peregrinare tra
i paesi di tutto il Friuli, fino alla grande Trieste, trascinando il carretto carico di
ciotole, mestoli e cucchiai (frutto del lento lavoro dintaglio del fratello durante
il trascorrere degli inverni), trovando alloggio nelle stalle delle case contadine
friulane. Corona segue il lento incedere della donna fino allultimo ritorno al
paese, la scomparsa del lavoro ambulante, la tragedia della frana e la sua disperata
resistenza.
Il tema del confronto tra uomo e
natura è presente in molti dei racconti, come ne Il faggio dove assume le forme di
una violenta lotta tra un boscaiolo e un grande albero da abbattere, oppure ne Il volo
della martora nel quale la sfida è tra un gruppo di bracconieri e lastuto
predatore.
Nellultima parte del libro
Corona affronta levento che sconvolse la vita delle valli: la frana del Vajont del 9
ottobre 1963. E sono forse le pagine de Lultima
estate quelle che più di altre raccontano, in modo essenziale e vivido, gli ultimi
mesi di una comunità già avviata al tramonto, che subisce a causa della catastrofe una
drammatica accelerazione verso loblio.
Mauro Corona, nato nel 1950 a
Erto, ai piedi del Campanile di Val Montanaia, a Erto è sempre vissuto. Da ragazzo ha
lavorato come boscaiolo e ha cominciato ad intagliare il legno, fino a quando lo scultore
Augusto Murer ha intuito il suo talento e lo ha accolto nel suo studio di Falcade, dove
Mauro Corona ha approfondito la tecnica e larte che gli hanno permesso di diventare
uno scultore ligneo apprezzato in Europa. Alpinista e arrampicatore, ha aperto itinerari
sulle Dolomiti dOltre Piave e ha collaborato, insieme all'Associazione
Tina Merlin, con il regista Renzo Martinelli ed il co-sceneggiatore Pietro
Calderoni alla realizzazione del film VAJONT, girato negli stessi luoghi
raccontati nei suoi libri.
Il film in uscita nelle sale il 12 ottobre 2001 presenta un cast nel quale
figurano Michel Serrault (nella parte dellingegner Carlo Semenza,
progettista della diga del Vajont), Daniel Auteuil (Alberico Biadene, direttore della
società costruttrice della diga), Philippe Leroy (Giorgio Dal Piaz, geologo), Leo
Gullotta (Mario Pancini, direttore del cantiere) e Laura Morante nel ruolo della
giornalista dellUnità Tina Merlin, la donna che affrontò la Sade società
costruttrice della diga fin dai primi espropri delle terre ai danni dei contadini e dei
pastori e che fondò prima del disastro un comitato per la difesa della valle. A proposito
del progetto, Mauro Corona (che interpreta la parte di un oste di Erto), ha detto che
la gente di Erto ha compreso il progetto di Martinelli. Sa che il film non sarà la
spettacolarizzazione di una tragedia, ma un riscatto. Mostrerà comerano i loro
padri, come sono loro, che cosa hanno provato e proverà ogni generazione futura. Ora
possono farlo sapere al mondo.
Romanzi e racconti: Gocce di resina, Edizioni Biblioteca dell'Immagine, Pordenone,
2001, pp.144, lire 20.000; Finché il cuculo canta Edizioni Biblioteca dell'Immagine, Pordenone,
2001, pp.144, lire 20.000; Finché il cuculo canta, Edizioni Biblioteca
DellImmagine, 2000, pp.162, lire
22.000; Le voci del
bosco, Edizioni Biblioteca DellImmagine, 1998, pp.148, lire
18.000
Assonanze
Il racconto del Vajont, Marco Paolini e Gabriele Vacis, ,
Milano, Garzanti, 1997, pp.142, lire 18.000
Sulla pelle viva.
Come si costruisce una catastrofe. Il caso Vajont, Tina Merlin, Verona, CIERRE Edizioni,
1997, pp.178, lire 20.000
Il film
sulla tragedia del Vajont è previsto in uscita il 12 ottobre 2001, per la regia di Renzo
Martinelli.
Link
www.vajont.net : Documenti,
testimonianze, foto della tragedia del Vajont.
Nella sezione I narratori, uno speciale su
Mauro Corona
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