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Esploratori,
avventurieri, pirati, mercanti e coltivatori sono al centro della
narrazione dello specialista in storia delle esplorazioni Giles
Milton che in questo libro racconta la conquista delle sperdute
Isole Banda nell'arcipelago indonesiano e in particolare di quella
tra queste più inaccessibile, l'atollo vulcanico di Run. Cosa
attirasse tale varietà umana è presto detto: il seme della
Myristica fragrans altrimenti conosciuta come Noce moscata. Per
secoli le Isole ne furono uniche produttrici e divennero il luogo
eletto di quella che tra le spezie era considerata la più
preziosa.
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L'Isola della noce moscata è uno di quei libri che ad ogni pagina
rivelano storie dalle quali un abile romanziere saprebbe trarre materia
per scrivere di avventura, odio e guerra. E' un libro che invita ad
immaginare il destino di un capitano nelle acque tempestose durante un
ciclone tropicale, il disperato viaggio di una ciurma assediata dalle
malattie a bordo di una nave carica all'inverosimile di chiodi di
garofano, le tragiche condizioni di sopravvivenza delle popolazioni delle
isole tropicali. Ci chiediamo curiosi ad ogni passo come trascorse gli
ultimi anni della sua vita quel coraggioso mercante, come poté essere
così crudele quel comandante olandese, cosa riservò ai molti sconfitti
il ritorno in Inghilterra.
E' lo stesso Giles Milton, trentenne londinese specialista in storia
delle esplorazioni, a fornire molte risposte nel suo denso viaggio lungo i
due secoli di esplorazione e conquista legati al ricco commercio delle
spezie; anni, quelli tra Cinquecento e Seicento, che videro due grandi
potenze navali come Inghilterra e Olanda sfidarsi (non prima di aver
liquidato spagnoli e portoghesi) in una guerra infinita fatta di atrocità
verso le popolazioni indigene e di cruenti arrembaggi sulle acque delle
Indie Orientali. Il termine del contendere era lo sperduto arcipelago
indonesiano delle Isole Banda, visitato per la prima volta dai portoghesi
nel 1511, il quale possedeva un bene di inestimabile valore per quei
tempi: il seme della Myristica fragrans, altrimenti conosciuto come noce
moscata. Gli alberi che ricoprivano le pendici di quelle isole vulcaniche
davano un frutto che rappresentò un lusso nell'Europa del diciassettesimo
secolo a motivo delle proprietà curative attribuitegli; le sue
innumerevoli virtù terapeutiche contemplavano persino (a sentire i medici
elisabettiani) l'efficacia contro la peste bubbonica. Per duecento anni
queste isole ne furono le uniche produttrici e divennero perciò luogo
ambito per regnanti e mercanti portoghesi, spagnoli, inglesi e olandesi.
Ma chi sono i protagonisti di questo libro? Possiamo riconoscerli nei
mercanti di Londra e Amsterdam, organizzatori instancabili di raccolte di
fondi per rendere possibile il varo di spedizioni navali sempre più
numerose e grandiose verso quei lidi lontani; nei capitani e negli
equipaggi delle navi coinvolti in molte improbabili imprese; nelle
popolazioni indigene costrette a subire il pugno di ferro dei
conquistatori.
A disorientare un poco il lettore ci pensa Milton
nell'iniziare il racconto dalla scena cui si trovò di fronte una tardiva
squadra di soccorso navale alla ricerca della prima spedizione inglese
verso le Isole delle Spezie: era il 1558 ed erano trascorsi quattro anni
da quando occhi umani avevano osservato quella baia dove ora i due scafi
scheletrici e marci della Bona Esperanza e della Confidentia giacevano
incagliati e contorti, con le vele strappate, nelle acque gelide
dell'Artico. Sì, il mare artico, perché la storia delle vicende legate
alla noce moscata ebbe inizio quando, per abbreviare il viaggio verso le
isole tropicali, si volle cercare quello che in seguito sarebbe divenuto
celebre come il passaggio a nord-est. Quelle navi era ciò che rimaneva
dell'ambiziosa spedizione organizzata dalla Sacra Unione e Confraternita
dei Mercanti Avventurieri per la Scoperta delle Terre Ignote salpata il 23
giugno 1553 da Harwich che avrebbe dovuto raggiungere le Isole delle
Spezie passando appunto da nord.
Tra gli innumerevoli personaggi a dir
poco singolari che popolano le pagine di questo libro troviamo anche un
comandante, William Keeling, la cui passione per le commedie e le tragedie
di Shakespeare era tale da portare a coinvolgere l'intero equipaggio nella
realizzazione di rappresentazioni teatrali a bordo delle sue navi, al
largo delle coste toccate durante il viaggio verso le Isole Banda. Ma
l'eccentrico capitano Keeling va anche ricordato per un altro ruolo,
quello di primo interprete inglese della tragica vicenda del conflitto
anglo-olandese per il controllo delle Isole Banda, andata in scena con il
suo prologo nell'agosto 1609.
Pochi gli eroi in una vicenda fatta di
oppressione, violenza e disperazione per le popolazioni indigene che
videro alternarsi sulle loro terre il dominio portoghese, spagnolo e poi
ancora inglese e olandese; un dominio ad opera di uomini spietati, come il
commerciante in capo Cornelis Houtman (il cui metodi violenti divennero il
modello della presenza olandese nelle Indie Orientali) per il quale la
sola presenza indigena era considerata una minaccia agli interessi
olandesi: quel giorno del 1595 al largo della costa giavanese, il povero
principe locale mentre si recava a bordo di uno splendido barcone decorato
attorniato da innumerevoli imbarcazioni d'appoggio a fare gli onori di
casa ai velieri olandesi, si vide prima bombardato con i cannoni e poi
assalito, massacrato e derubato insieme a tutta la sua gente. Anche il
generale Coen non fu da meno quando, dopo aver ordinato l'eliminazione di
quarantaquattro prigionieri indigeni attraverso decapitazione e
squartamento perché non avevano rispettato un accordo commerciale, non si
lasciò turbare da tale barbaria scrivendo sul suo diario come in fondo si
trattasse di gente indolente da cui ci si può aspettare ben poco di
buono.
Anche la natura non manca di comportamenti originali: il vulcano
Gunung Api aveva l'abitudine di eruttare ogni volta che una flotta
olandese si avvicinava alle Isole Banda e questo comportamento, oltre alla
venerazione delle popolazioni isolane, suscitava il vivo apprezzamento dei
coloni inglesi.
Questo libro presenta certamente molti pregi storiografici
per la mole consultata e studiata di giornali di bordo, diari,
corrispondenze e documenti di stato (ne fa fede la bibliografia in
appendice al volume) ma a testimoniare l'originalità dell'opera è il
fatto che al termine delle quasi quattrocento pagine, quando ci si fermi
un istante a chiedersi cosa si sia appena finito di leggere (romanzo
d'avventura? di viaggi d'esplorazione? saggio storico?), ci risulti
difficile dare una qualche risposta.
Dello stesso autore La Colonia Perduta, Rizzoli,
2000, pp.413, lire 30.000 (€ 15,49)
Assonanze
Touring, Le Isole delle spezie,
collana Le Vie del mondo, 2001, pp.256, lire 24.000 (€ 12,39), raccolta
di testi storici e testimonianze di navigatori, mercanti e avventurieri.
Étienne Taillemite, Nei mari del sud. Da
Magellano a Cook, Universale Electa/Gallimard, 1995, pp.192,
lire 22.000 I mari del sud come nuova frontiera verso cui guardano
esploratori e navigatori e a cui mirano le grandi potenze europee.
R.L. Stevenson, Nei mari del Sud,
Mondadori, Milano
Umberto Eco, L'isola del giorno prima,
Bompiani, Milano
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