Giles Milton
L'isola della noce moscata
Come avventurieri, pirati e mercanti di spezie cambiarono la storia del mondo.
traduzione di Sergio Mancini
Rizzoli Milano, 1999, pp.375, € 8,26


Esploratori, avventurieri, pirati, mercanti e coltivatori sono al centro della narrazione dello specialista in storia delle esplorazioni Giles Milton che in questo libro racconta la conquista delle sperdute Isole Banda nell'arcipelago indonesiano e in particolare di quella tra queste più inaccessibile, l'atollo vulcanico di Run. Cosa attirasse tale varietà umana è presto detto: il seme della Myristica fragrans altrimenti conosciuta come Noce moscata. Per secoli le Isole ne furono uniche produttrici e divennero il luogo eletto di quella che tra le spezie era considerata la più preziosa.

L'Isola della noce moscata è uno di quei libri che ad ogni pagina rivelano storie dalle quali un abile romanziere saprebbe trarre materia per scrivere di avventura, odio e guerra. E' un libro che invita ad immaginare il destino di un capitano nelle acque tempestose durante un ciclone tropicale, il disperato viaggio di una ciurma assediata dalle malattie a bordo di una nave carica all'inverosimile di chiodi di garofano, le tragiche condizioni di sopravvivenza delle popolazioni delle isole tropicali. Ci chiediamo curiosi ad ogni passo come trascorse gli ultimi anni della sua vita quel coraggioso mercante, come poté essere così crudele quel comandante olandese, cosa riservò ai molti sconfitti il ritorno in Inghilterra.
E' lo stesso Giles Milton, trentenne londinese specialista in storia delle esplorazioni, a fornire molte risposte nel suo denso viaggio lungo i due secoli di esplorazione e conquista legati al ricco commercio delle spezie; anni, quelli tra Cinquecento e Seicento, che videro due grandi potenze navali come Inghilterra e Olanda sfidarsi (non prima di aver liquidato spagnoli e portoghesi) in una guerra infinita fatta di atrocità verso le popolazioni indigene e di cruenti arrembaggi sulle acque delle Indie Orientali. Il termine del contendere era lo sperduto arcipelago indonesiano delle Isole Banda, visitato per la prima volta dai portoghesi nel 1511, il quale possedeva un bene di inestimabile valore per quei tempi: il seme della Myristica fragrans, altrimenti conosciuto come noce moscata. Gli alberi che ricoprivano le pendici di quelle isole vulcaniche davano un frutto che rappresentò un lusso nell'Europa del diciassettesimo secolo a motivo delle proprietà curative attribuitegli; le sue innumerevoli virtù terapeutiche contemplavano persino (a sentire i medici elisabettiani) l'efficacia contro la peste bubbonica. Per duecento anni queste isole ne furono le uniche produttrici e divennero perciò luogo ambito per regnanti e mercanti portoghesi, spagnoli, inglesi e olandesi.
Ma chi sono i protagonisti di questo libro? Possiamo riconoscerli nei mercanti di Londra e Amsterdam, organizzatori instancabili di raccolte di fondi per rendere possibile il varo di spedizioni navali sempre più numerose e grandiose verso quei lidi lontani; nei capitani e negli equipaggi delle navi coinvolti in molte improbabili imprese; nelle popolazioni indigene costrette a subire il pugno di ferro dei conquistatori.
A disorientare un poco il lettore ci pensa Milton nell'iniziare il racconto dalla scena cui si trovò di fronte una tardiva squadra di soccorso navale alla ricerca della prima spedizione inglese verso le Isole delle Spezie: era il 1558 ed erano trascorsi quattro anni da quando occhi umani avevano osservato quella baia dove ora i due scafi scheletrici e marci della Bona Esperanza e della Confidentia giacevano incagliati e contorti, con le vele strappate, nelle acque gelide dell'Artico. Sì, il mare artico, perché la storia delle vicende legate alla noce moscata ebbe inizio quando, per abbreviare il viaggio verso le isole tropicali, si volle cercare quello che in seguito sarebbe divenuto celebre come il passaggio a nord-est. Quelle navi era ciò che rimaneva dell'ambiziosa spedizione organizzata dalla Sacra Unione e Confraternita dei Mercanti Avventurieri per la Scoperta delle Terre Ignote salpata il 23 giugno 1553 da Harwich che avrebbe dovuto raggiungere le Isole delle Spezie passando appunto da nord.
Tra gli innumerevoli personaggi a dir poco singolari che popolano le pagine di questo libro troviamo anche un comandante, William Keeling, la cui passione per le commedie e le tragedie di Shakespeare era tale da portare a coinvolgere l'intero equipaggio nella realizzazione di rappresentazioni teatrali a bordo delle sue navi, al largo delle coste toccate durante il viaggio verso le Isole Banda. Ma l'eccentrico capitano Keeling va anche ricordato per un altro ruolo, quello di primo interprete inglese della tragica vicenda del conflitto anglo-olandese per il controllo delle Isole Banda, andata in scena con il suo prologo nell'agosto 1609.
Pochi gli eroi in una vicenda fatta di oppressione, violenza e disperazione per le popolazioni indigene che videro alternarsi sulle loro terre il dominio portoghese, spagnolo e poi ancora inglese e olandese; un dominio ad opera di uomini spietati, come il commerciante in capo Cornelis Houtman (il cui metodi violenti divennero il modello della presenza olandese nelle Indie Orientali) per il quale la sola presenza indigena era considerata una minaccia agli interessi olandesi: quel giorno del 1595 al largo della costa giavanese, il povero principe locale mentre si recava a bordo di uno splendido barcone decorato attorniato da innumerevoli imbarcazioni d'appoggio a fare gli onori di casa ai velieri olandesi, si vide prima bombardato con i cannoni e poi assalito, massacrato e derubato insieme a tutta la sua gente. Anche il generale Coen non fu da meno quando, dopo aver ordinato l'eliminazione di quarantaquattro prigionieri indigeni attraverso decapitazione e squartamento perché non avevano rispettato un accordo commerciale, non si lasciò turbare da tale barbaria scrivendo sul suo diario come in fondo si trattasse di gente indolente da cui ci si può aspettare ben poco di buono.
Anche la natura non manca di comportamenti originali: il vulcano Gunung Api aveva l'abitudine di eruttare ogni volta che una flotta olandese si avvicinava alle Isole Banda e questo comportamento, oltre alla venerazione delle popolazioni isolane, suscitava il vivo apprezzamento dei coloni inglesi.
Questo libro presenta certamente molti pregi storiografici per la mole consultata e studiata di giornali di bordo, diari, corrispondenze e documenti di stato (ne fa fede la bibliografia in appendice al volume) ma a testimoniare l'originalità dell'opera è il fatto che al termine delle quasi quattrocento pagine, quando ci si fermi un istante a chiedersi cosa si sia appena finito di leggere (romanzo d'avventura? di viaggi d'esplorazione? saggio storico?), ci risulti difficile dare una qualche risposta.

di Davide Squarcina


Dello stesso autore La Colonia Perduta, Rizzoli, 2000, pp.413, lire 30.000 (€ 15,49)

Assonanze

Touring, Le Isole delle spezie, collana Le Vie del mondo, 2001, pp.256, lire 24.000 (€ 12,39), raccolta di testi storici e testimonianze di navigatori, mercanti e avventurieri.

Étienne Taillemite, Nei mari del sud. Da Magellano a Cook, Universale Electa/Gallimard, 1995, pp.192, lire 22.000 I mari del sud come nuova frontiera verso cui guardano esploratori e navigatori e a cui mirano le grandi potenze europee.

R.L. Stevenson, Nei mari del Sud, Mondadori, Milano

Umberto Eco, L'isola del giorno prima, Bompiani, Milano

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