Simone Moro
COMETA SULL'ANNAPURNA  Corbaccio, 2003, pp. 166 
coll. Exploits, illustrato

Scalare le montagne del mondo è il mezzo per scoprire le culture, i popoli, i problemi del mondo, oltreché il mezzo per scoprire i propri limiti personali, tecnici e psicologici, nella consapevolezza che tali limiti si possono superare con la determinazione, la motivazione, l'allenamento.

Simone Moro    



Anche se è trascorso più di mezzo secolo dal quel 3 giugno 1950 in cui Maurice Herzog e Louis Lachenal componenti della spedizione francese raggiunsero la cima, aprendo la corsa ai quattordici ottomila, l'Annapurna rimane, montagna tanto difficile e pericolosa, ancora oggi intensamente ambita.
Il racconto di Simone Moro ci fa conoscere oltre ad una grande amicizia e una tragica vicenda, uno dei modi contemporanei di intendere l'alpinismo, quello di uno dei più forti scalatori d'alta quota, così lontano dall'alpinismo di conquista e celebrazione che prese il via da quell'ostentato gesto di piantare la bandiera francese sulla cima. Come più volte ha detto e scritto ("la corsa al massacro la odio e non insegna niente a nessuno"), la consapevolezza, maturata nel corso dell'esercizio ventennale di un'attività ad altissimo rischio, che il valore della vita propria e dei compagni sia sempre superiore a qualsiasi azzardo tentato in funzione esclusiva del grande risultato alpinistico, obbliga l'autore ad interrogarsi in ogni spedizione sul limite oltre il quale non è lecito andare.
Le pagine che descrivono la lunga corsa compiuta insieme al fortissimo alpinista Anatolij Boukreev nel gennaio del '97 a Santa Fe in New Mexico dove il russo-kazako vive con la compagna Linda Wylie, sono un ricordo attraverso il quale si percepisce la nascita di un'amicizia, quando l'intensità di quell'allenamento e i giorni trascorsi a discutere di progetti fortificano un legame umano e sportivo, iniziato nell'autunno precedente sul Shisha Pangma, e che solo la spaventosa valanga del Natale 1997 riuscirà a spezzare. Questo è solo uno dei passaggi, nella sua semplicità forse il più significativo, in cui ritroviamo la necessità sempre presente in Simone Moro di costruire un'impresa alpinistica, quando non solitaria, partendo da una partecipata condivisione di valori e obiettivi.
Il libro è arricchito da fotografie capaci di aiutare a comprendere gli sforzi, la fatica e il pericolo sulle pareti della montagna, la lotta incessante con impressionanti nevicate e valanghe che il gruppo dovette fronteggiare, ma pure i semplici gesti "domestici" in attesa "del grande salto". Quell'inverno purtroppo, salendo dal ripido e inesplorato versante est della parete meridionale, Moro, Boukreev e Sobolev non riusciranno a giungere in vetta all'Annapurna, una tremenda valanga li travolgerà, senza però distruggere nell'unico superstite la forza del ricordo di una grande esperienza umana: "Sono sopravvissuto a quella tragedia e ho goduto un privilegio unico nell'essere stato amico e compagno di Boukreev. Non permetterò mai che una valanga uccida anche i nostri sogni e i tanti progetti, e ancora meno che mi privi della solare esperienza di vita che sperimento ogni giorno tra le montagne e la sua gente".

di Davide Squarcina 


Simone Moro nato nel 1967, arrampica dall'età di 13 anni. Guida Alpina, atleta, istruttore federale, è stato dal 1992 al 1996 allenatore della nazionale italiana F.A.S.I. di arrampicata sportiva.
Tra le numerose spedizioni alpinistiche in Himalaya, Karakorum, Ande, Patagonia, Antartide, Thien Shan, Pamir, di grande rilievo nel 1994 la salita al Lhotse (8516 metri) in sole 13 ore effettive partendo da 6300 metri di quota.
Sale le quattro montagne di oltre 7000 m della Russia in soli 33 giorni, nel 1996 il Fitz Roy per la parete ovest lungo l'itinerario integrale della " Supercanaleta ", in stile alpino. Nello stesso anno sale senza ossigeno gli 8008 metri dello Shisha Pangma Sud effettuando poi la discesa con gli sci da quota 7100m. Il 26 Maggio 1997 ritorna sulla vetta del Lhotse, la quarta montagna della terra, sempre senza l'uso di ossigeno, in compagnia di Anatolij Boukreev.
Nel 2000 e nel 2002 doppia salita all'Everest, salita al Cho Oyu (8201m) e raggiungimento della cima del Vinson (4895m) in Antartide. Nel 2003 (22 maggio-3 agosto), ha partecipato alla spedizione alpinistica kazaka sulle tre cime del Nanga Parbat, K2 ed il Broad Peak.
Nel 2003 riceve importanti riconoscimenti come il Fairplay Pierre de Cubertin trophy a Parigi dall'UNESCO e la Medaglia d'oro al valor Civile dal Presidente della Repubblica Ciampi e il prestigioso David Sowles Award dall'American Alpine Club, per aver compiuto un salvataggio estremo sulla parete del Lhotse: da solo e senza ossigeno, a oltre 8000 metri di quota, Simone Moro interruppe la sua scalata e a rischio della sua stessa vita decise di cercare e trarre in salvo l'infortunato l'alpinista inglese Tom Moores.


Assonanze

Un posto in cielo Anatolij Bukreev, Cda&Vivalda 2003, pp. 255, coll. Le tracce
I diari di Anatolij Bukreev raccolti e ordinati da Linda Wylie per trarne i racconti piú signiticativi, sia dal punto di vista alpinistico sia della filosofia personale. Dopo la pubblicazione di Aria sottile di Jon Krakauer sulla tragedia del 1996 nella quale veniva accusato ingiustamente di corresponsabilità, Bukreev fu costretto a difendersi in Everest 1996. Cronaca di un salvataggio impossibile, Cda e Vivalda 1997, pp. 240.

I conquistatori dell'inutile Lionel Terray, Cda&Vivalda 2002, pp. 336, coll. I Licheni. Lionel Terray  nel 1945 conosce Louis Lachenal formando una cordata leggendaria che nel 1950 partecipa alla spedizione sull'Annapurna, raccontata in una sezione di questa sua autobiografia nella quale viene ridimensionata la figura di Herzog. L'esperienza himalayana segna una svolta verso mete extraeuropee (Fitz Roy, Makalu, Chacraraju, Jannu). Muore nel 1965, precipitando con il collega Marc Martinetti su una falesia dell’amato Vercors. 

La rivista ALP Grandi Montagne, n° 13 gennaio-febbario 2003, Cda&Vivalda ha dedicato una monografia Annapurna, 150 pagine splendidamente illustrate che raccontano la montagna e la sua storia alpinistica, completa di dettagliate schede sui trekking nell'area dell'Annapurna. Ampio risalto alla ricostruzione della salita lungo la difficilissima parete sud, compiuta nel maggio 1970 dalla spedizione britannica guidata da Chris Bonington.

Annapurna Reinhold Messner, Cda e Vivalda 2000, pp. 160, coll. I Licheni
Una ricostruzione critica della storia delle principali spedizioni che hanno tentato la salita.
Annapurna. Il primo ottomila Maurice Herzog, Corbaccio 2000, pp. 320, coll. Exploits Un classico dell'alpinismo, resoconto ufficiale della spedizione del 1950 dal momento in cui venne ideata al suo compimento.
In lingua francese Carnets de vertige di Louis Lachenal, il diario pubblicato integralmente solo nel 1997 dall'editore Guérin di Chamonix, con un'ampia raccolta fotografica.


Links


http://www.simonemoro.com/home.asp?IdLingua=1&IdNav=12&IdSelezione=21069. Aggiornamenti continui di Simone Moro dalla spedizione in corso Shisha Pangma 8027. Winter Exepedition 2003-2004, partita il 5 dicembre. Obiettivo la parete sud del Shisha Pangma, scalata invernale senza uso di Sherpa e ossigeno. Vi partecipano, oltre a Moro, quattro alpinisti polacchi: Piotr Morawski, Jacek Jawien, Darek Zaluski (cameraman e alpinista) e Jas Szulc (logista). L'itinerario per la salita sarà quello aperto dall'alpinista Krzysztof Wielicki nel 1995.
http://www.infinitestorie.it/frames.speciali/speciali.asp?ID=212
Intervista a Simone Moro La mia vita in cima al mondo.
http://classic.mountainzone.com/climbing/boukreev/ Testi e immagini nelle numerose pagine di mountainzone.com dedicate a Anatolij Boukreev.
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