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Fritz
Mühlenweg
I segreti della Mongolia
Ibis 2002, pp. 156 € 12,80
Fotografie in b/n di Pietro Gigli |
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Tredici
racconti ambientati nella Mongolia degli anni Venti e Trenta, nei
deserti, dentro i villaggi, sotto le tende. L'incontro di un occidentale
con gli usi, i costumi e le tradizioni delle popolazioni della steppa,
nel corso di una delle più ambiziose spedizioni di esplorazione in Asia
centrale, quella dello svedese Sven Hedin del 1927-33. |
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Un brontolio di tuono in una notte di luna che interrompe il riposo di un
campo, si rivela invece il rombo lontano dei primi quattro mezzi
motorizzati a solcare le distese della Mongolia Interna:"Ero triste
perché sapevo che con quei camion sarebbe finito un lunghissimo periodo
di pace e di grande silenzio. Il rumore dei motori fece irruzione nel
Deserto dei Gobi". Queste le riflessioni del trentenne di Costanza
Fritz Mühlenweg, tesoriere ed organizzatore della quarta spedizione del
grande esploratore svedese Sven Hedin, la prima missione in Asia
centrale concepita come una grande struttura ufficiale di ricerca, il
cui compito era di scandagliare tutta la Cina del nord-ovest, dalla
Mongolia alla Kashgaria. Tra i numerosi scopi vi era anche quello,
commissionato dalla Lufthansa, di verificare la possibilità di punti
d'appoggio per una linea aerea Berlino-Pechino sopra le distese di Gobi
e ai margini del leggendario deserto del Taklamakan, attraversato in
precedenza da sud a nord, a rischio della vita, dallo stesso Hedin.
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Mühlenweg partecipa a questo grande progetto, dove allo stile
classico dell'esplorazione geografica (la carovana, in partenza
dalla città cinese di Baotou il 20 maggio 1927, contava
300 cammelli per 40 tonnellate di carico), si aggiungono
elementi di innovazione. Il disagio nell'ascoltare uno degli
autisti gridare entusiasta "Camion e aeroplani nel Gobi,
non è grandioso!", è però quello del testimone della
fine di un'epoca.
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Quanto contrasta questa incipiente aggressiva modernità, con il lento e
pacifico racconto dei giorni trascorsi all'interno delle jurte
mongole,
il centro della vita familiare e sociale, assaporando tempi di vita
così diversi, dove i misurati silenzi risultano importanti al pari
delle parole, ricercate con pazienza nella mente prima di essere
pronunciate.
Ad essere profondamente diverso rispetto a quello europeo, è il
concetto del tempo. Da una parte l'abitudine a scandirlo e rincorrerlo
di tappa in tappa, dall'altra un tempo che si dilata nei riti della
parola e del gesto, nel sottile gioco sociale tra le pareti di feltro
delle tende.
In molti di questi tredici racconti, illustrati dalle fotografie in
bianco e nero di Pietro Gigli, ritroviamo la vita nelle terre mongole,
note che ci ricordano anche con divertimento ed ironia, gli equivoci e
le imperdonabili mancanze vissute da Mühlenweg nella lunga
frequentazione della gente mongola nel corso dei viaggi carovanieri.
Quanto gli risulta difficile imparare i segreti dell'ospitalità! Un
giorno, ammirato della splendida veste di seta indossata da un'anziana
donna in visita con il piccolo nipote, dal suo viso solcato da mille
piccole rughe disposto ad un dolce sorriso, dimentica l'uso che vieta di
far accomodare l'ospite femminile al posto d'onore, riservato invece per
diritto al ragazzino. Lo sottrae all'imbarazzo l'amico mongolo, pronto a
spacciare l'incauto straniero per ubriaco…nonostante si sia solo alle
prime luci dell'alba.
Ed ancora all'interno di una jurta, assistiamo a una delle scene più
significative di un mondo in cui la secolare tradizione dei segni
infonde comunque forza e speranza nel futuro, ossia quando d'improvviso,
dopo che il capocarovaniere Merin ha raccontato a lungo come i soldati
cinesi abbiano aperto la via alla colonizzazione dei pascoli mongoli
disperdendo le tribù Khalkha con il fuoco delle mitragliatrici, la
crescente tensione fin lì accumulata si annulla, svanisce e sembra
perdersi tra le distese della steppa. Il vecchio Merin si alza e prende
dalle ceneri calde una piccola brocca di ottone, riempie una tazza, e
con entrambe le mani la porge allo straniero, in un gesto semplice e
solenne: "Mentre bevevo" scrive Mühlenweg " l'uomo
iniziò a cantare. Cantammo tutti, e la ciotola d'argento passò di
bocca in bocca".di Davide Squarcina
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Frederic Prokosch
I sette in fuga, Fazi, 2002, pp.
420, € 17,00, trad. di Lucia Olivieri. Nella Cina degli anni
Trenta,
in seguito ai conflitti che attraversano l'Asia Centro-orientale, su
ordine delle autorità sei uomini e una donna si trovano costretti ad
abbandonare la città di Kashgar ed unirsi a una carovana diretta a est.
La loro unica colpa è quella di essere stranieri: tutti europei, di
sette diverse nazionalità, parlano lingue differenti e alcuni non si
conoscono tra loro. Inizia così un viaggio attraverso nevi e sabbie,
foreste e fiumi, città e villaggi, dal Tibet alla Mongolia, dai deserti
dell'Asia Centrale allo scintillante e affollato mar della Cina. Questo
gruppo così particolare di persone è destinato però a dividersi,
conducendo ogni personaggio ad affrontare inevitabilmente il proprio
destino, tutti però saranno assorbiti dalle immense distese, da quel
paesaggio destinato a diventare il vero protagonista del romanzo. Con un
saggio di Gore Vidal su Frederic Prokosch (1908-1989).
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Giorgio Blasco, La musica di Gengis Khan. Viaggio
nella tradizione e la cultura della Mongolia, Campanotto, 2000, pp. 224,
€ 15,49. Un contributo alla conoscenza della Mongolia attraverso un
itinerario che, partendo da un'essenziale descrizione delle sue
caratteristiche geografiche, etniche e storico-politiche, prosegue con
l'esaminare gli aspetti più interessanti delle origini e dello sviluppo
della cultura, dalla ritualità ospitale a quella dei canti e degli
strumenti musicali proiettati nella realtà odierna. Una raccolta di
appunti di viaggio, impressioni e riflessioni per comprendere
soprattutto attraverso la musica lo spirito autentico del popolo
mongolo.
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Guglielmo di Rubruc, Viaggio nell'impero dei mongoli,
Marietti, 2002, pp. 271, € 20,00. Munito di una lettera del re di Francia Luigi IX, il francescano
Guglielmo di Rubruc parte nel 1253 per Costantinopoli e si spinge con
una piccola spedizione verso Oriente raggiungendo le terre dell'impero
mongolo. Coraggio, ironia e senso della misura sorreggono Guglielmo
mentre procede verso l'ignoto. Ospite alla corte del Gran Khan, è
infine protagonista di una disputa teologica, in cui cristiani,
musulmani e buddisti si sfidano, alla presenza del sovrano, sulle
ragioni delle rispettive fedi, quasi un'ultima prova per lui prima di
riprendere la via verso la Siria, dove fermerà in un asciutto resoconto
le tappe del suo viaggio.
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Storia segreta dei Mongoli, a cura di Sergej Kozin, Tea
2000, pp. 267, con un'introduzione di Fosco Maraini. Uomo leggendario
e indomito guerriero, Temujin, passato alla storia con il nome di
Gengis Khan, in pochi anni condusse il suo popolo alla conquista di un
immenso impero. Scritto da un anonimo dell'epoca il libro racconta la
storia e la leggenda di una formidabile ascesa.
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