Il richiamo
del deserto |
Fotografie di
Elvise Lighezzolo |
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"Ecco, avanza il crepuscolo; il vecchio nemico si tuffa finalmente
nelle brume violette dell'occidente. Ecco l'ora benedetta fra tutte, nel
deserto. Il tramonto, ancora tutto colorato di rosa e d'oro, si stempera
già sotto il velo dell'oscurità che si opacizza."
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Alla
fine degli anni Settanta, un celebre scrittore corre verso le alture
dell'Hoggar a bordo di una Land Rover lanciata su una pista del
deserto algerino, il cui procedere ha la stessa rapidità di una
palla d'avorio proiettata da una stecca violenta sul tappeto di un
biliardo. Quello scrittore era Alberto Moravia, e riflessioni come
questa andava via via accumulando per fermarle poi nei reportage
pubblicati dal Corriere della Sera. |
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Sono, le sue, note di un viaggio dalle quali emerge una maestria
letteraria nel descrivere i luoghi attraversati, propria solo dei
grandi narratori: l'avanzare lungo la pista di sabbia, il
progressivo divergere dalla traccia principale di decine di altre
scie a solcare il deserto, decine di vite possibili: "La pista
può essere ufficiale, nota e scontata oppure inedita e nuova, può
portare a luoghi previsti o al nulla, può perdersi nel deserto
oppure no, viene scelta, intuita creata", la metafora dunque
della vita umana; montagne dalle forme eccelse e bizzarre che gli
appaiono morte, mortissime, più morte della Luna insieme a
sterminate pianure pullulanti di pietre nere, tutte rotonde come i
teschi di un immenso cimitero.
Eppure, a leggerle oggi queste pagine, pur nella loro indubbia
inquietante bellezza letteraria (la descrizione dell'oasi, il suo
significato simbolico di isola nel mare di sabbia, è
straordinariamente efficace), percepiamo un'assenza, un disagio, una
mancanza della quale Moravia non sembra valutarne il peso, preso
dalla descrizione quasi mistica della propria esperienza: "Non
mi era mai accaduto di fare un viaggio fuori dal tempo, cioè fuori
dalla storia, in una dimensione come dire? Astorica,
religiosa". Ciò da cui si era ripromesso di sfuggire, il
deserto dei luoghi comuni, inevitabilmente lo condiziona, perché
concepire il deserto come oggetto di pura contemplazione ("Il
nulla non si guarda ne tanto meno si osserva, si può soltanto
contemplare"), impone di ridurre al minimo i contatti umani, implica
la rinuncia a parlare della gente e con la gente, e quasi sempre in
modo superficiale e distante, a volte irritato allorché il gestore
di una trattoria gli serve l'agnello all'aperto, su di un tavolaccio
sul quale si avventano armati di coltellini turisti di ogni
nazionalità, o quando si lamenta di un tuareg che gli chiede denaro
per un'informazione concessa. |
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Per
provare a comprendere la vita nel deserto, e colmare in qualche modo
la distanza culturale, dovremmo perciò affidarci a scrittori e
viaggiatori che hanno saputo trasmettere la ricchezza culturale ed
umana del deserto. Cino Boccazzi è senza dubbio tra questi, con i
suoi ventidue viaggi nel Sahara, e i
libri che
aprono alla cultura saha- |
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riana, attraverso una molteplicità di
prospettive storiche, di costume e tradizione, di ambiente…di
vita. Sono, i suoi, libri dal grande fascino evocativo, nei quali
storia e tradizione si sposano alla poesia e all'emozione: "Sul
petto le donne portano amuleti d'argento, il colore della luna,
piccoli triangoli che ricordano l'occhio egizio di Horus e appese al
collo le bellissime croci di Agadéz". Appassionato cultore
d'archeologia, Cino Boccazzi rivela un meravigliato interesse anche
per i segni che, in territori così inospitali, l'uomo ha saputo
lasciare, testimonianze sorprendenti di civiltà ormai perdute. Un
interesse per il deserto che segue i mille rivoli della curiosità
culturale e scientifica: dalle ciclopiche tracce fossili dei
"serpenti di pietra", i resti dei dinosauri scoperti in
Niger "una sera in cui la tempesta di sabbia ci toglieva il
respiro", alle vicende della rivolta tuareg d'inizio '900
capeggiata da Kaossen, il Lawrence Nero, passando per le esperienze
"dirette" della sfida alle pareti dei coni vulcanici ai
margini occidentali del Téneré, teatro della spedizione
alpinistica partita da Tunisi per raggiungere, ai piedi del Massif
del'Air, Agadéz. L'antichissimo centro carovaniero ricorre
spesso negli scritti di Boccazzi perché legato ad un'amicizia
sincera con una guida locale, sancita da un inaspettato pianto per
la caduta, sotto lo sferzare del vento del deserto, del famoso
albero del Teneré la notte del 4 novembre 1973. "Così fummo
nella città bellissima e intatta, con le sue vie in cui entrava il
deserto con lunghe lingue di sabbia, le basse case armoniose fatte
di fango rosso, sotto l'alto minareto irto di travi sui cui erano
appollaiati i falchi e i corvi". |
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Lasciata
Agadéz il gruppo sale otto cime mai scalate (su una delle quali due
aquile inferocite accolgono i "disturbatori"), oltre a
tracciare undici vie nuove e scoprire la montagna che non c'era:
"Altissima, simile nel profilo al Cimon della Pala, con le
lisce pareti di granito rosso, indefinita nelle nebbie che offuscano
l'orizzon- |
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te", chiamata
dai tuareg Tagha', vuota,
parlante e abitata dagli spiriti. Ricordare i trascorsi alpinistici
di Cino Boccazzi tra le alture sahariane, è il modo migliore per
marcare un altro Sahara possibile, quando parrebbe curioso il solo
associare le sabbie del deserto alle vette alpine. Tuttavia, questo
intrigante connubio è tornato a nuova vita in questi ultimi anni,
in seguito all'affermarsi di nuove specialità, in particolare
l'arrampicata libera, che hanno di nuovo reso forte e distinto, come
accadde nel 1935 alla guida di Chamonix Frison-Roche, il lontano
richiamo dell'Hoggar.
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continua |
Elvise
Lighezzolo ha compiuto il primo viaggio nel Grande Erg Orientale a
dorso di cammello nel 1988. Alle esperienze sahariane si sono
aggiunte Siberia Amazzonia e Patagonia. |
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MAPPA
DELLA REGIONE SAHARIANA |
Le donne blu
e altre storie
di Cino Boccazzi. |
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Prima
del matrimonio, le donne tuareg, le bellissime 'donne blu', godono
di una grande libertà sessuale che trova il suo momento
iniziatico nell''agal', la corte d'amore, la festa medievale in
cui i giovani si incontrano per cantare i 'tindé', le can- |
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zoni
d'amore, e scegliersi. Sul petto le donne portano amuleti
d'argento, il colore della luna, piccoli triangoli che ricordano
l'occhio di Horus e appese al collo le stupende croci di Agadéz,
reminiscenza dell'egizio hank, lo scettro crociforme segno di
immortalità che il farone tiene in mano. |
Il
Grande Mare di Sabbia.
Storie del deserto di Stefano Malatesta.
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L'anima multiforme del
de-serto, attraverso
storie molto differenti tra loro, che hanno l'aspetto formale dei
racconti di viaggio, ma che finiscono altrove. Come uno dei suoi
eroi, Laslo von Almasy, il "paziente inglese" di
cui racconta la vera storia, |
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molto più eccitante di quella del
romanzo o del film. Stefano Malatesta è sempre alla ricerca di
qualcuno o qualcosa: di un etnologo francese morto in strane
circostanze, di un treno che si chiamava "Sahara
Express", dei soldati italiani in Libia e dei commandos
inglese di audaci esploratori e di ancora più audaci viaggia-
trici, di preziosi marmi e di oasi prive di sorgenti, di
eremiti e di monasteri, di Italo Balbo e dell'architettura
coloniale, di un eroico trasvolatore… |
Il
viaggiatore delle dune
di Théodore Monod. |
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Un
libro che ha per prota- gonista il Sahara. La vasta esperienza e la
profonda conoscenza scientifica di Monod si fondono in modo
armonico e regalano un'opera di grande fascino. Il sole a picco
che acceca gli occhi e brucia la pelle; il freddo delle |
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notti, inaspettato e insospettabile che trasforma la sabbia
in un paesaggio quasi innevato; la luce abbagliante che disegna
ombre misteriose tra le dune. Ma alle sensazioni e alle emozioni
del viaggiatore si aggiungono via via, note di carattere più
tecnico, precisazioni e informazioni da grande naturalista. |
Sahara,
Oasi e Deserto
di Pietro Laureano. |
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Alla
scoperta del deserto, custode di un sapere antico e radice
profonda dell'umanità civilizzata in un saggio che è quasi un
romanzo, accuratamente documentato e illustrato con immagini di
grande forza espressiva. Un viaggio attra- |
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verso
la geografia, la storia, l'architettura, l'ecologia, per svelare
il segreto più riposto del Sahara: le sue oasi, sorgenti di vita
di un paesaggio ostile, una sintesi raffinata fra natura e
cultura. |
Niger
- Tuareg e altre genti
di Vanni Beltrami e Harry Proto |
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La
Repubblica del Niger include nel suo territorio tre aree
geografiche maggiori: la regione circostante il fiume che dà il
nome a tutto il paese, la fascia orizzontale saheliana che da
ovest ad est si dispone parallelamente al confine della più
meridionale Nige- |
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ria,
infine la grande distesa desertica che si spinge a nord-ovest,
nord e nord-est fino ai confini del Mali, dell'Algeria, della
Libia e del Ciad.
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Di
origine egizia o forse yemenita, chiamati dagli arabi
tuareg
("uomini senza Dio"), sono organizzati socialmente in
clan (kel) fondati sul matriarcato, primo e più evidente tratto
distintivo rispetto alla cultura islamica. Sono suddivisi in due
gruppi principali: i Tuareg del Nord (Algeria) di lingua tamahak
e del Sud (Mali e Niger), di lingua tamachek. Le genti Tuareg,
per sopravvivere in ambienti aridi ed ostili, adottarono la
strategia del continuo movimento legata all'utilizzo del
cammello, una scelta diversa rispetto a quella delle popolazioni
delle oasi. Questo contribuí a preservare le tradizioni,
facendone un gruppo culturale difficilmente assoggettabile e
capace di controllare per secoli le grandi rotte carovaniere.
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Conclusosi
il primo conflitto mondiale, e dopo essersi opposti a partire
dalla fine del XIX secolo alla colonizzazione francese, la
popolazione tuareg viene sottoposta al controllo di tre stati,
Algeria, Mali e Niger, i cui governi si resero responsabili di
una spietata persecuzione per costringerli ad una vita
sedentaria. Dal 1975 alla metà degli anni '80, sono costretti a
subire gli attacchi della siccità che colpisce i territori del
Mali e del Niger, per arrivare al 1995 quando un accordo
parziale pone fine alle persecuzioni più sanguinose, anche se
il risultato delle azioni governative e del processo di
modernizzazione dell'area sahariana hanno ridotto a centomila,
su una popolazione di un milione di persone, i tuareg ancora
nomadi, rendendo difficile il riconsolidarsi di un'identità. |
| Bibliografia
Théodore
Monod Il viaggiatore delle dune, Bollati Boringhieri, 2002,
pp. 173, € 17,00
Alberto Moravia Lettere dal Sahara, Bompiani, 2000, pp.
214, € 7,23. Lettere dal Sahara dà il titolo ad una
raccolta di articoli-reportage di Moravia sull'Africa, pubblicati
tra il 1975 e il 1981. Lo scrittore costruisce, attraverso il
protagonismo della natura (la nobiltà delle solitudini maestose,
i silenziosi dialoghi tra la foresta ed il fiume, le sterminate
distese di terra, acqua e cielo), la propria visione dell'Africa.
Cino Boccazzi Sahara. Vento Sabbia Solitudine, Neri Pozza,
2002, pp. 111, € 7,00
Le donne blu e altre storie, Neri Pozza, 2002, pp. 236,
fotografie in b/n, € 15,00
Robert Frison-Roche Il richiamo dell'Hoggar. Arrampicate nel
Sahara, Cda, 2001, pp. 160, € 13,43
Stefano Malatesta, Il Grande Mare di Sabbia. Storie del deserto,
Neri Pozza, 2001, pp. 301, € 15,49.
Alain Laurent Desiderio di deserto Feltrinelli Traveller,
2001, pp. 126, € 9,30
Sven Lindqvist Sterminate quelle bestie, Tea, 2003, pp.
217, € 8,00
Wilfred Thesiger Sabbie arabe Neri Pozza, 2002, pp. 420,
€ 17,50
Fiabe Tuareg. Leggende degli uomini del deserto Giunti,
2002, pp. 240, € 12,50
Pietro Laureano Sahara, Oasi e Deserto, Giunti, 2001, pp.
230, € 14,46
Fabrizio Mori Le grandi civiltà del Sahara antico, Bollati
Boringhieri, 2000, pp. 350, illustrato, € 77,47. Il
paleoetnologo Fabrizio Mori (1925), fino al 1997 docente di
Etnografia preistorica dell'Africa all' 'Università "La
Sapienza" di Roma, nel 1955 compie la sua prima spedizione
archeologica nei canyon di Akakus del sud libico. Dopo aver
ascoltato racconti Tuareg nei quali si raccontava di graffiti e
pitture incisi sulla roccia, scoprì quello che si rivelò il più
vasto sito di arte rupestre del Sahara.
Niger - Tuareg e altre genti di Vanni Beltrami e Harry Proto,
Polaris, pp. 256, € 27,00, illustrato, coll. Percorsi e Culture
Tunisia: nel paese dalle sabbie bianche tra chott, ksour e piste
del sud - vol. 2°, Robo GrabrAoun Polaris, pp. 240, €
27,00, coll. Appunti di Viaggio
Algeria: città, oasi e itinerari del Sud - Vol. 1°, Vittori
Franchini, Polaris, pp. 288, € 27,00, coll. Appunti di Viaggio
Algeria: in auto e moto su piste e deserti - Vol. 2° con CD,
pp. 304, Polaris, € 30.00, coll. Appunti di Viaggio
L'Ouest saharien (testo in lingua francese), Attilio Gaudio,
Polaris, pp. 214, € 29,00, coll. Appunti di viaggio
Link
www.sahara.it Gestito dall'associazione Sahara el Kebira (Il
Grande Sahara), vi si trovano informazioni pratiche, aggiornamenti
sulla situazione politica dei paesi del Nord Africa, notizie
culturali.
http://www.moncelon.fr/desertenverite.htm
Théodore Monod ou Le Désert en Vérité.
http://www.moncelon.fr/ThMonod.htm
Deux ou trois choses que je sais de lui d'orient & d'occident. |

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