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Il legame tra Memoria e Natura, è questa l'essenza delle opere
dell'ottantenne scrittore asiaghese Mario Rigoni
Stern. In quasi cinquant'anni di produzione narrativa ritroviamo sempre
questi due elementi, a volte uno prevalente sull'altro a volte tra loro
intimamente intrecciati, sempre comunque presenti in ogni sua opera. Credo
si debba partire da questa considerazione di fondo se si vuole cercare di
riassumere, per quanto possibile, un cammino letterario cominciato con un
rotolo di fogli dentro uno zaino poggiato a fianco di un giaciglio,
all'interno di un lager tedesco in Masuria. Il giovane proprietario
dell'involto è il sergente maggiore Mario Rigoni Stern, alpino scampato alla
tragica ritirata di Russia dell'esercito italiano tra la fine del 1942 e
l'inizio del 1943, che
era stato capace di guidare un gruppo di soldati ormai allo sbando fuori
dalle linee di fuoco. Quei giorni, lui semplice sergente divenuto
improvvisamente responsabile delle vite di molti uomini, li racconterà
con misurato orgoglio come essere stati i giorni più importanti della sua
vita. Catturato dai tedeschi sulla strada del ritorno, è costretto a
sopravvivere per più di due anni nei lager di Lituania, Slesia e Stiria.
La prigionia diventa oltre che il tempo della sofferenza e della fame,
anche il tempo della scrittura, del ricordo e della memoria di tutti i
compagni uccisi, di coloro che ha visto cadere al suo fianco sulla neve,
cedere di schianto sotto i colpi dell'inverno russo nella più tragica
insipienza e inadeguatezza dei vertici militari.
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"Era una
baracca, buia, gremita e maleodorante; il tetto arrivava quasi al
suolo, le finestre erano piccole e con i vetri molto sporchi; i
tavolati per dormire erano sotto il livello del terreno esterno e
non c'erano paglia o trucioli". Questi sono i luoghi descritti
in Aspettando l'alba, le baracche dove il giovane Rigoni
Stern giorno dopo giorno trasforma una memoria ancora vivissima nel
Sergente nella neve che Elio Vittorini nel 1953 farà pubblicare per Einaudi nella collana I
Gettoni. |
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Definito da Vittorini nei sui proverbiali risvolti di copertina
scrittore non di vocazione, Mario Rigoni Stern saprà invece smentire questa
impressione, riuscendo nel tempo ad esprimere con la sua scrittura un mondo
poetico che era andato maturando dentro di lui prima ancora della drammatica
esperienza di guerra raccontata in quel primo libro, quando leggeva gli amati
classici russi trovati nello scaffale del padre, dal Tolstoj dei Racconti di
Sebastopoli, I due ussari, I cosacchi, alle opere di Gorki, Cechov e Puškin.
Dovranno trascorrere però quasi dieci anni prima di ritrovare quel genuino
talento di narratore: è il 1962 quando viene dato alle stampe Il bosco degli
urogalli, testimonianza dell'altro elemento fondante dell'opera di Mario Rigoni
Stern. Sono racconti che parlano di boschi, cacciatori, animali e montagne
quelli raccolti in un libro che può considerarsi un nuovo esordio per la
diversità del tema affrontato, quello dell'amore di un uomo per la propria
terra. L'appunto di Vittorini che era parsa allora quasi una
"condanna" letteraria, quella cioè di avere a che fare con uno
scrittore che non avrebbe mai saputo scrivere di qualcosa che non fosse frutto
di esperienza personale, diventa una profezia critica. Noi che abbiamo il
privilegio di poter conoscere l'intera opera dello scrittore asiaghese non
possiamo non constatare quanto di personale ed insieme universale vi sia nelle
sue opere.
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Storia
di Tönle (1978) è l'espressione di una raggiunta maturità artistica
nella quale la capacità evocativa della scrittura limpida e concreta
di Rigoni Stern dona forma ad un racconto di grande efficacia
narrativa. La vicenda di Tönle Bintarn, contadino, pastore e
contrabbandiere, è il racconto della vita di un uomo vissuto tra la
fine dell'Ottocento e la Grande Guerra che ha sconvolto l'Altipiano,
un destino che si incrocia dunque con i grandi eventi della storia. |

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E' il ritratto di un italiano
legato alla terra, alla sua piccola patria, all'alternarsi delle stagioni della
natura e della vita, costretto ad affrontare la travolgente violenza degli
eventi. Il testo trae linfa dai ricordi personali dello scrittore, dai racconti
d'infanzia ascoltati dal padre e dai nonni piccoli commercianti con la pianura,
dai pastori incontrati nel lavoro alle malghe, un sottofondo di storie orali che
emergono dalle pagine del libro nella loro semplice, scarna e sofferta verità.
Questa chiara e semplice rievocazione storico-personale continuerà con L'anno
della vittoria (1985) e con Le Stagioni di Giacomo (1995), racconto del ritorno
alla vita di una comunità di montagna sconvolta e distrutta da una guerra i cui
segni ancora oggi si scorgono tra boschi dell'Altipiano. Le parole di Rigoni
Stern chiariscono le ragioni di quello che si può considerare un vero e proprio
ciclo narrativo: "Come ho scritto Il sergente nella neve quale
testimonianza per quelli che non sono ritornati a baita; come ho scritto la
Storia di Tönle per recuperare quelle memorie che altrimenti si perdevano e per
dimostrare il coraggio e lo spirito dei nostri nonni; e L'anno della vittoria
per non dimenticare le sofferenze dei profughi e l'amore per il proprio paese;
ho scritto Le Stagioni di Giacomo per uomini generosi che dopo tanta guerra e
dopo aver lottato per liberare l'Italia da fascisti e tedeschi, negli anni
cinquanta sono dovuti emigrare per trovare lavoro in terre lontane".
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Oltre
ai libri fin qui ricordati vi sono moltissime altre storie, un mosaico
di racconti pubblicato in raccolte nate sempre dal dominio della
memoria e della natura: Amore di confine (1986), Arboreto salvatico
(1991, dedicato alla consonanza di vicende e destini tra alberi e
uomini), Aspettando l'alba (1994), e i più recenti Sentieri sotto la
neve (1998), Inverni lontani (1999), Tra le due guerre e altre storie
(2000), quest'ultimo quasi un compendio dei temi affrontati da Rigoni
Stern. |
Risulta difficile dare un
giudizio d'insieme su tali e tanti scritti, alcuni dei quali vedono lo scrittore
ritornare forse con troppa insistenza su argomenti particolari già approfonditi
e resi già pienamente nel corso della sua lunga vicenda letteraria. Tra questi
racconti risulta comunque indimenticabile Che magro che sei, fratello!,
(contenuto in Sentieri sotto la neve) per la naturale limpidezza della scrittura
e per la drammatica capacità di Rigoni Stern di affrontare il tema del ritorno,
andando a scrivere una trentina di pagine che fanno di questo racconto uno dei
capitoli più significativi dell'opera dello scrittore di Asiago (e nella stessa
raccolta troviamo L'altra mattina sugli sci con Primo Levi, un ricordo commosso
dell'amicizia con lo scrittore torinese).
La collaborazione con il quotidiano La Stampa ha consentito inoltre a Rigoni
Stern di scrivere brevi racconti di viaggio, esperienze che hanno poi trovato
pubblicazione in volume prima nel 1989 con Il magico Kolobok (e poi in Tra le due guerre e altre
storie). Nello scorrere alcuni dei
titoli più significativi si può avere un'idea del taglio quasi letterario dato
a questa sorta di minireportage: I giovani sapienti di Coimbra (Portogallo),
La
foresta degli ultimi bisonti (Polonia), Sui sette laghi di re urogallo
(Slovenia) e Fate e veleni della selva boema.
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La
vita
Mario Rigoni Stern è nato ad Asiago (Vicenza) il 1 novembre 1921 da
Giovanni Battista e Annetta Vescovi. La famiglia numerosa commercia
con la pianura in prodotti delle malghe alpine, pezze di
lino, lana e manufatti in legno della comunità dell'Altipiano, quella
comunità della montagna veneta raccontata nelle opere di Rigoni Stern. |

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L'infanzia trascorsa nella conca
asiaghese è fatta del contatto con i lavoratori delle malghe, i pastori, la
gente di montagna che è appena uscita dalle rovine del primo conflitto
mondiale, una guerra che ha prodotto un esodo drammatico della popolazione e un
difficile ritorno ai paesi e alle contrade interamente rase al suolo: "La
nostra piccola patria dei Sette Comuni sconvolta e distrutta fin nel profondo da
quarantun mesi di guerra e la nostra gente dal maggio 1916 profuga per l'Italia
dopo aver tutto perduto". Frequenta la scuola di avviamento al lavoro e fa
il garzone nel negozio dei genitori: "Per i lavori aiutavo in casa o nel
negozio di Alimentari e vini che avevamo sulla piazza centrale del paese. Ma
c'era anche da preparare la legna per l'inverno, raccogliere il fieno sui prati
per poi avere buon latte".
Nel 1938 si arruola volontario alla scuola militare d'alpinismo di Aosta quando
la guerra sembra lontana, ma nel settembre del 1939, mentre è in licenza, deve
rientrare improvvisamente al reparto, e nel treno che lo porta sul fronte
occidentale osserva i volti, alcuni non più giovani, degli uomini costretti a
lasciare improvvisamente mogli e i figli: in quel momento, racconta Rigoni Stern,
capisce che ciò che sta accadendo cambierà per sempre anche la sua vita. Dopo
il fronte occidentale tocca a quello albanese (esperienza raccontata in Quota
Albania), e poi a quello russo.
Il 9 maggio 1945, dopo due anni e oltre di lager, arriva il giorno del ritorno
sull'Altipiano, ma l'esperienza della prigionia ha segnato profondamente il
ventitrenne Rigoni Stern; gli risulta difficile reinserirsi nella vita
civile, difficile reagire all'apatia che lo attanaglia. Di questa profonda
prostrazione ne abbiamo testimonianza nel doloroso e insieme delicato breve
racconto La scure (in Ritorno sul Don, 1973), pagine dedicate a Primo Levi:
"Il Lager avrebbe dovuto restare dietro le spalle, lontano; in una landa
della Polonia. Ma non era perché le baracche allineate nei blocchi, i
reticolati con sopra, alte come su trampoli, le torrette delle mitragliatrici mi
seguivano. Camminavo da centinaia di chilometri e attorno restavano sempre
queste cose: mi attorniavano come un abito. Reali, non di impressioni o di aria,
e non riuscivo a liberarmene".
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Trova
un impiego al catasto di Asiago e passano anni prima che riprenda tra
le mani quei fogli scritti legati con dello spago abbandonati in un
angolo della casa, per farne un libro, Il sergente nella neve
pubblicato su indicazione di Elio Vittorini conosciuto da Rigoni Stern
nel 1951. |
Sul finire degli anni sessanta
scrive il soggetto e collabora alla sceneggiatura de I recuperanti, film girato
da Ermanno Olmi sulle vicende delle genti di Asiago all'indomani della Grande
guerra. Nel 1970 lasciato il lavoro comincia a pubblicare opere narrative con
regolarità e ad iniziare una collaborazione con La Stampa che dura tuttora
sulle pagine culturali e sull'inserto settimanale del quotidiano torinese, oltre
a dedicarsi a letture e studi storici che recentemente gli hanno consentito di
curare un importante volume, 1915/18 La guerra sugli Altipiani. Testimonianze di
soldati al fronte (Neri Pozza, 2000), un'antologia commentata di testi sul
primo conflitto mondiale.
di Davide Squarcina
www.initiales.org/
Un'importante catena francese di librerie dedica un dossier allo scrittore
asiaghese.
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Bibliografia |

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| 1953
|
Il sergente
nella neve. Ricordi della ritirata di Russia, Einaudi, 2001, nuova
edizione in occasione dell'ottantesimo compleanno dell'autore,
Supercoralli collana di classici moderni, pp.160 |
 |
| 1962
|
Il bosco degli urogalli,
coll. ET Scrittori, 2006, pp.180 |
 |
| 1971
|
Quota Albania,
coll. ET Scrittori, 2005, pp.154 |
 |
| 1973
|
Ritorno sul Don, in Il Sergente nella neve-Ritorno sul Don,
coll. ET Scrittori, 2005 pp.320 |
 |
| 1978
|
Storia di
Tönle, in Storia di Tönle-L'anno della vittoria, coll.
ET Scrittori, 2006, pp.278 |
 |
| 1980
|
Uomini, boschi
e api, Einaudi Tascabili, 1998, pp.194 |
 |
| 1985
|
L'anno della vittoria, in Storia di Tönle - L'anno della
vittoria, coll. ET Scrittori, 2006, pp.278 |
|
|
Amore di confine, Einaudi Tascabili, 1995, pp.212 |
 |
| 1989
|
Il magico
"Kolobok" e altri scritti, 1999, terza ed., La Stampa,
Documenti e Testimonianze, pp.XII-196, III ed., illustrazioni in b/n |
|
| 1991
|
Arboreto
salvatico, coll. ET Scrittori, 2006, pp. 106 |
 |
|
Il libro degli animali, coll. ET Scrittori, 2005, pp.130 |
 |
|
Il libro degli animali, Einaudi Ragazzi, 1992, coll. Storie e rime,
illustrato, pp.192 |
|
| 1994
|
Aspettando
l'alba e altri racconti, Einaudi, coll. Super ET, 2005, pp. 148 |
 |
| 1995
|
Le stagioni di Giacomo,
coll. ET Scrittori, 2006, pp. X-165 |
 |
| 1998
|
Sentieri sotto
la neve, coll. Supercoralli, 1998, pp.127 |
 |
| 1999
|
Inverni lontani, Einaudi, 2000,
pp.44 |
 |
| 2000
|
Mario Rigoni
Stern, Marco Paolini e Carlo Mazzacurati incontrano lo scrittore,
Biblioteca dell'Immagine, Pordenone, 2000, Libro e videocassetta della
collana Ritratti
Nuova edizione in DVD, Fandango, 2006 |
 |
|
Tra le due guerre e altre storie, Einaudi, 2000, pp.248 |
 |
|
1915/18 La guerra sugli Altipiani. Testimonianze di soldati al fronte,
a cura di Mario Rigoni Stern, Neri Pozza, 2000, pp.732 |
|
| 2002 |
L'ultima partita a
carte. La guerra di un ragazzo di ieri raccontata ai ragazzi di
oggi, Einaudi, coll. L'Arcipelago Einaudi, 2002, pp. 107 |
 |
| 2003 |
Storie dall'altipiano,
a cura di Eraldo
Affinati, Meridiani Mondadori, raccolta delle opere di Mario Rigoni Stern,
pp.1912, 2003 |
 |
| 2004 |
L'altipiano delle
meraviglie. Testi di Mario Rigoni Stern, fotografie a colori di
Roberto Costa. Magnus Edizioni, 2004, pp. 160, volume grande formato. |
 |
| 2006 |
L`Altipiano. Un posto per
gli uomini. Testi di Mario Rigoni Stern, fotografie in bianco e nero di
Enzo Rela.
Priuli&Verlucca/La Stampa, 2006 |
 |
|
Racconti di guerra,
Einaudi, 2006, pp. 645. Antologia di racconti dedicati al tema della
guerra. |
 |
|
Stagioni, Einaudi,
coll. L'Arcipelago Einaudi, 2006 pp. 144 |
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© 2006 Riproduzione riservata
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