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La Siberia
raccontata dal viaggiatore inglese Colin Thubron. A Ekaterinburg,
dove venne ucciso l'ultimo zar Nicola II, ha inizio un lungo
peregrinare a bordo di treni e battelli alla ricerca dello spirito
delle terre siberiane, incontrando un popolo attraverso i segni del
passato e le povertà del presente, per cercare di comprendere cosa
abbia preso il posto dell'ideologia e quali siano le speranze, tra
modernità e antiche tradizioni, delle genti che vivono al di là
dei Monti Urali. |
Bibliografia
Assonanze
Links |
I viaggi di Colin Thubron nascono sempre dalla necessità di comprendere e
poi restituire con la scrittura lo spirito dei luoghi che attraversa,
cercando di colmare l'abisso che separa l'abitante dallo straniero. La
costanza con la quale incontra le persone, la fiducia che dimostra nei
loro confronti, il rispetto per il loro vivere sono la carta vincente del
viaggiatore inglese. E' un approccio questo già rivelatosi in Viaggio
tra i Russi (Among the Russians, 1983), un libro nel quale
aveva saputo cogliere, insieme ai caratteri immutabili del paese, molti
dei segni di decadenza della società comunista. Non era però potuto
essere un viaggio libero a causa del continuo controllo cui era sottoposto
e delle difficoltà a muoversi e a parlare con la gente in tempi in cui
(si era nell'ultimo anno di Breznev al potere), il contatto con un
occidentale rappresentava un rischio per gli stessi russi.
Questa volta sono le terre al di là degli Urali riaperte agli stranieri
ad attirare la curiosità di Thubron, territori che sono stati oggetto per
secoli di dicerie, leggende, paure e che hanno dipinto la Siberia (il cui
nome ha origine dalla fusione tra il termine mongolo siber
"bello, puro" e quello tartaro sibir "terra
addormentata"), in modi diversi e contraddittori. Prima abitata,
secondo Erodoto, da una razza calva dal naso piatto e da tribù che
dormivano sei mesi all'anno. Poi descritta dai primi esploratori russi
come una regione selvaggia abitata da curiose popolazioni che morivano
ogni inverno e dove gli indigeni mangiavano i loro morti. Quindi arrivò
il tempo di un'altra Siberia, quella che ospitava nei suoi recessi città
magiche all'interno delle cui mura regnava il silenzio. Ed infine la
Siberia zarista, una terra nella quale venivano gettati criminali,
eretici, dissidenti politici; "vocazione" questa che si era
perpetuata durante il regime comunista con l'organizzazione dei campi di
lavoro forzato. Lo scopo di questa traversata siberiana diventa perciò
comprendere la realtà profonda di queste terre, provare a scoprirne le
radici, riconoscere i segni lasciati dal trascorso comunista, scoprire
cosa abbia preso il posto dell'ideologia, se nuovi germogli o antiche
tradizioni culturali di nuovo riemerse.
Da Ekaterinburg (la città nella quale venne ucciso lo zar Nicola II e la
sua famiglia), comincia un viaggio nel quale oltre alle descrizione di
personaggi storici e letterari, di comunità e città si ritrovano le
sensazioni e le emozioni del contatto diretto con le persone che abitano i
villaggi raggiunti dallo scrittore inglese. Lungo il fiume Tura (un
affluente dell'Ob), Thubron ci svela la storia del naturalista tedesco
Georg Steller (morto trentasettenne sulle rive di questo fiume), per anni
al servizio della Russia nei viaggi sull'Artico, primo uomo bianco in
Alaska nel 1741 e instancabile classificatore di decine di specie di
mammiferi, uccelli e pesci fino ad allora sconosciuti.
E' ancora un fiume, lo Enisej, a condurre il viaggiatore inglese al
villaggio di Potalovo, arroccato su un bastione a strapiombo sull'acqua,
sorta di enclave del popolo enzi della cui esistenza viene a
conoscenza dalla responsabile di un piccolo museo di cultura indigena. Un
tempo fiorente mercato di pellicce, ai tempi di Krušcev collettivo per
l'allevamento delle renne, il luogo appare ai suoi occhi ridotto ad un
gruppo di case in legno, stroncato nel suo futuro dalla decimazione degli
animali a causa delle piogge acide, dove l'alcolismo uccide oggi gli
uomini. In questo villaggio Thubron si stabilisce per settimane (in attesa
di un imbarcazioni in rotta verso il sud, senza alcuna certezza sul quando
ripartire), scoprendo la tundra che lo circonda: "La sua bellezza era
tutta per terra, in una soffice coperta di muschi, erica, licheni, funghi.
Nel tardo settembre - nel periodo che precedeva la neve - risplendevano di
una patina ambrata e scarlatta…Questa distesa selvaggia cinge il Mare
Artico per migliaia di chilometri. Dopo lo squallore del villaggio,
diffondeva una sensazione di vuoto purificatrice". Queste distese
nascondevano ancora i luoghi sacrificali del popolo devoto a Enzi il cui
figlio era il dio della morte? C'era ancora qualcuno che conosceva i poemi
epici orali o le vicende di Ite, padre dell'orso?
Con curiosa attenzione ascolta le tesi di un archeologo convinto, dopo
anni trascorsi con la moglie in campagne di scavi sull'antico letto del
fiume Lena, che la terra d'origine dell'uomo sia proprio la Siberia e non
la Rift Valley. Ha riportato alla luce quattromila manufatti e utensili in
pietra databili a due o tre milioni di anni fa ma che alcune recenti
indagini considerano reperti di trecentomila anni. Thubron affianca
l'isolamento di questo studioso con la drammatica situazione della ricerca
scientifica nella Confederazione, ben rappresentata dalla città della
scienza di Akademgorodok la cui costruzione cominciò nel 1958. Questa
meraviglia urbanistica fu capace di accogliere in breve tempo quarantamila
persone fra scienziati, familiari e dirigenti e dare vita ad una stagione
di ricerca memorabile. Ora i vari Istituti che la compongono languiscono
con pochissimi fondi, pagando stipendi così irrisori da bastare appena
per mangiare e che spingono i giovani ricercatori ad anonimi impieghi in
imprese private.
Entra spesso ospite nella case il viaggiatore inglese, in quella della
famiglia ebrea di Birobidžan ad esempio, nell'estremo est siberiano, dove
una donna, il suo compagno, un reduce della guerra in Afghanistan
ossessionato dalle violenze inflitte e subite, e una giovane figlia
condividono il sogno di stabilirsi un giorno a migliaia di chilometri da
dove trascinano una vita di miseria: "L'anno prossimo saremo in
Israele".
Quando ormai l'inverno siberiano rende le città immobili e gelide
raggiunge la terra di Kolyma nella Siberia nord-orientale, al di là del
fiume Lena. Negli anni '30 questi luoghi quasi disabitati divennero
l'ultima residenza per le migliaia di prigionieri giunti dal mare che
costruirono il porto, la città di Magadan e la strada verso l'interno
minerario. Moriranno per i crolli, per aver respirato le polveri residue
della lavorazione delle sabbie aurifere, per gli sbalzi di temperatura cui
furono sottoposti lavorando prima nelle caldaie e poi all'esterno, dove si
scende a -40 gradi. La desolazione dei campi di lavoro in rovina accoglie
Thurbon in questo suo peregrinare siberiano e lo costringe a chiedersi
sulla banchina del porto di Magadan se della sofferenza, solo immaginata
attraverso i segni del passato, rimarrà memoria.
Bibliografia
Colin Thubron in traduzione italiana:
Oltre la muraglia. Un viaggio in Cina, Ponte alle Grazie, 2001,
pp.396, lire 32.000 (€ 16,53)
Viaggio tra i Russi (Among the Russians, 1983), Phileas,
1988, pp.251, trad. di Maria Rosaria Fasanelli
Il cuore perduto dell'Asia. In Viaggio dal Turkmenistan al Pamir
(The Lost Heart of Asia, 1994), Feltrinelli, 1995, pp.367, lire
30.000, trad. di Alessandro Cogolo
Assonanze
Novij Urengoi. Viaggio in Siberia di Giuseppe Tornatore,
Silvana, 2000, 2 voll. pp.412, lire 135.000
Reportage fotografico del regista italiano dalla città industriale di
Novij Urengoi visitata insieme al pittore Emilio Tadini.
Di Aleksandr Solzenicyn, premio Nobel per la Letteratura 1970, Una
giornata di Ivan Denisovic, Einaudi, I Tascabili, 1999, pp.301,
lire16.000. Il romanzo fu pubblicato su rivista nel 1962 e rappresentò un
evento politico oltre che letterario perché per la prima volta nella
letteratura russa si parlava dei campi di reclusione staliniani.
Di recente pubblicazione Arcipelago Gulag, Mondadori, I Meridiani,
2001, 2 voll., pp.2800, lire 190.000. Un'imponente opera di raccolta di
dati compilata sulla base delle testimonianze di duecento ex deportati.
L'edizione economica è pubblicata da Mondadori negli Oscar classici
moderni, 1992, lire 32.000.
Gli Sciti. L'oro della Siberia e del Mar Nero di Schiltz
Veronique, Electa Gallimard, coll. Storia e Civiltà, 1995, pp.176, ill.,
lire 22.000 L'interesse per la popolazione scita si è rinnovato a partire
dalla metà degli anni Ottanta quando sul Mar Caspio gli scavi
archeologici hanno restituito una ricca necropoli.
Links
http://www.mumblage.com/thubron.html
Intervista a Colin Thubron
http://books.guardian.co.uk/reviews/travel/0,6121,371793,00.html
Intervista a Colin Thubron
© 2001 Riproduzione riservata
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