Colin Thubron, In Siberia, traduzione di Alessandro Peroni e Luisa Corbetta
Ponte alle Grazie, Milano, 2000, pp.295,
€ 15,49


La Siberia raccontata dal viaggiatore inglese Colin Thubron. A Ekaterinburg, dove venne ucciso l'ultimo zar Nicola II, ha inizio un lungo peregrinare a bordo di treni e battelli alla ricerca dello spirito delle terre siberiane, incontrando un popolo attraverso i segni del passato e le povertà del presente, per cercare di comprendere cosa abbia preso il posto dell'ideologia e quali siano le speranze, tra modernità e antiche tradizioni, delle genti che vivono al di là dei Monti Urali.

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I viaggi di Colin Thubron nascono sempre dalla necessità di comprendere e poi restituire con la scrittura lo spirito dei luoghi che attraversa, cercando di colmare l'abisso che separa l'abitante dallo straniero. La costanza con la quale incontra le persone, la fiducia che dimostra nei loro confronti, il rispetto per il loro vivere sono la carta vincente del viaggiatore inglese. E' un approccio questo già rivelatosi in Viaggio tra i Russi (Among the Russians, 1983), un libro nel quale aveva saputo cogliere, insieme ai caratteri immutabili del paese, molti dei segni di decadenza della società comunista. Non era però potuto essere un viaggio libero a causa del continuo controllo cui era sottoposto e delle difficoltà a muoversi e a parlare con la gente in tempi in cui (si era nell'ultimo anno di Breznev al potere), il contatto con un occidentale rappresentava un rischio per gli stessi russi.
Questa volta sono le terre al di là degli Urali riaperte agli stranieri ad attirare la curiosità di Thubron, territori che sono stati oggetto per secoli di dicerie, leggende, paure e che hanno dipinto la Siberia (il cui nome ha origine dalla fusione tra il termine mongolo siber "bello, puro" e quello tartaro sibir "terra addormentata"), in modi diversi e contraddittori. Prima abitata, secondo Erodoto, da una razza calva dal naso piatto e da tribù che dormivano sei mesi all'anno. Poi descritta dai primi esploratori russi come una regione selvaggia abitata da curiose popolazioni che morivano ogni inverno e dove gli indigeni mangiavano i loro morti. Quindi arrivò il tempo di un'altra Siberia, quella che ospitava nei suoi recessi città magiche all'interno delle cui mura regnava il silenzio. Ed infine la Siberia zarista, una terra nella quale venivano gettati criminali, eretici, dissidenti politici; "vocazione" questa che si era perpetuata durante il regime comunista con l'organizzazione dei campi di lavoro forzato. Lo scopo di questa traversata siberiana diventa perciò comprendere la realtà profonda di queste terre, provare a scoprirne le radici, riconoscere i segni lasciati dal trascorso comunista, scoprire cosa abbia preso il posto dell'ideologia, se nuovi germogli o antiche tradizioni culturali di nuovo riemerse.
Da Ekaterinburg (la città nella quale venne ucciso lo zar Nicola II e la sua famiglia), comincia un viaggio nel quale oltre alle descrizione di personaggi storici e letterari, di comunità e città si ritrovano le sensazioni e le emozioni del contatto diretto con le persone che abitano i villaggi raggiunti dallo scrittore inglese. Lungo il fiume Tura (un affluente dell'Ob), Thubron ci svela la storia del naturalista tedesco Georg Steller (morto trentasettenne sulle rive di questo fiume), per anni al servizio della Russia nei viaggi sull'Artico, primo uomo bianco in Alaska nel 1741 e instancabile classificatore di decine di specie di mammiferi, uccelli e pesci fino ad allora sconosciuti.
E' ancora un fiume, lo Enisej, a condurre il viaggiatore inglese al villaggio di Potalovo, arroccato su un bastione a strapiombo sull'acqua, sorta di enclave del popolo enzi della cui esistenza viene a conoscenza dalla responsabile di un piccolo museo di cultura indigena. Un tempo fiorente mercato di pellicce, ai tempi di Krušcev collettivo per l'allevamento delle renne, il luogo appare ai suoi occhi ridotto ad un gruppo di case in legno, stroncato nel suo futuro dalla decimazione degli animali a causa delle piogge acide, dove l'alcolismo uccide oggi gli uomini. In questo villaggio Thubron si stabilisce per settimane (in attesa di un imbarcazioni in rotta verso il sud, senza alcuna certezza sul quando ripartire), scoprendo la tundra che lo circonda: "La sua bellezza era tutta per terra, in una soffice coperta di muschi, erica, licheni, funghi. Nel tardo settembre - nel periodo che precedeva la neve - risplendevano di una patina ambrata e scarlatta…Questa distesa selvaggia cinge il Mare Artico per migliaia di chilometri. Dopo lo squallore del villaggio, diffondeva una sensazione di vuoto purificatrice". Queste distese nascondevano ancora i luoghi sacrificali del popolo devoto a Enzi il cui figlio era il dio della morte? C'era ancora qualcuno che conosceva i poemi epici orali o le vicende di Ite, padre dell'orso?
Con curiosa attenzione ascolta le tesi di un archeologo convinto, dopo anni trascorsi con la moglie in campagne di scavi sull'antico letto del fiume Lena, che la terra d'origine dell'uomo sia proprio la Siberia e non la Rift Valley. Ha riportato alla luce quattromila manufatti e utensili in pietra databili a due o tre milioni di anni fa ma che alcune recenti indagini considerano reperti di trecentomila anni. Thubron affianca l'isolamento di questo studioso con la drammatica situazione della ricerca scientifica nella Confederazione, ben rappresentata dalla città della scienza di Akademgorodok la cui costruzione cominciò nel 1958. Questa meraviglia urbanistica fu capace di accogliere in breve tempo quarantamila persone fra scienziati, familiari e dirigenti e dare vita ad una stagione di ricerca memorabile. Ora i vari Istituti che la compongono languiscono con pochissimi fondi, pagando stipendi così irrisori da bastare appena per mangiare e che spingono i giovani ricercatori ad anonimi impieghi in imprese private.
Entra spesso ospite nella case il viaggiatore inglese, in quella della famiglia ebrea di Birobidžan ad esempio, nell'estremo est siberiano, dove una donna, il suo compagno, un reduce della guerra in Afghanistan ossessionato dalle violenze inflitte e subite, e una giovane figlia condividono il sogno di stabilirsi un giorno a migliaia di chilometri da dove trascinano una vita di miseria: "L'anno prossimo saremo in Israele".
Quando ormai l'inverno siberiano rende le città immobili e gelide raggiunge la terra di Kolyma nella Siberia nord-orientale, al di là del fiume Lena. Negli anni '30 questi luoghi quasi disabitati divennero l'ultima residenza per le migliaia di prigionieri giunti dal mare che costruirono il porto, la città di Magadan e la strada verso l'interno minerario. Moriranno per i crolli, per aver respirato le polveri residue della lavorazione delle sabbie aurifere, per gli sbalzi di temperatura cui furono sottoposti lavorando prima nelle caldaie e poi all'esterno, dove si scende a -40 gradi. La desolazione dei campi di lavoro in rovina accoglie Thurbon in questo suo peregrinare siberiano e lo costringe a chiedersi sulla banchina del porto di Magadan se della sofferenza, solo immaginata attraverso i segni del passato, rimarrà memoria.

di Davide Squarcina


Bibliografia

Colin Thubron in traduzione italiana:

Oltre la muraglia. Un viaggio in Cina, Ponte alle Grazie, 2001, pp.396, lire 32.000 (€ 16,53)

Viaggio tra i Russi
(Among the Russians, 1983), Phileas, 1988, pp.251, trad. di Maria Rosaria Fasanelli

Il cuore perduto dell'Asia. In Viaggio dal Turkmenistan al Pamir (The Lost Heart of Asia, 1994), Feltrinelli, 1995, pp.367, lire 30.000, trad. di Alessandro Cogolo


Assonanze

Novij Urengoi. Viaggio in Siberia di Giuseppe Tornatore, Silvana, 2000, 2 voll. pp.412, lire 135.000
Reportage fotografico del regista italiano dalla città industriale di Novij Urengoi visitata insieme al pittore Emilio Tadini.

Di Aleksandr Solzenicyn, premio Nobel per la Letteratura 1970, Una giornata di Ivan Denisovic, Einaudi, I Tascabili, 1999, pp.301, lire16.000. Il romanzo fu pubblicato su rivista nel 1962 e rappresentò un evento politico oltre che letterario perché per la prima volta nella letteratura russa si parlava dei campi di reclusione staliniani.

Di recente pubblicazione Arcipelago Gulag, Mondadori, I Meridiani, 2001, 2 voll., pp.2800, lire 190.000. Un'imponente opera di raccolta di dati compilata sulla base delle testimonianze di duecento ex deportati. L'edizione economica è pubblicata da Mondadori negli Oscar classici moderni, 1992, lire 32.000.

Gli Sciti. L'oro della Siberia e del Mar Nero di Schiltz Veronique, Electa Gallimard, coll. Storia e Civiltà, 1995, pp.176, ill., lire 22.000 L'interesse per la popolazione scita si è rinnovato a partire dalla metà degli anni Ottanta quando sul Mar Caspio gli scavi archeologici hanno restituito una ricca necropoli.


Links

http://www.mumblage.com/thubron.html Intervista a Colin Thubron

http://books.guardian.co.uk/reviews/travel/0,6121,371793,00.html Intervista a Colin Thubron


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