Eugenio Turri
Viaggio a Samarcanda
Diabasis, pp. 282, con le fotografie in b/n dell'autore, coll. Passages.


Turchia, Iran, Afghanistan in un itinerario di scoperta percorso con lentezza, raccontato giorno dopo giorno, imbattendosi in società antiche, in mondi chiusi, arroccati nelle loro tradizioni asiatiche, contadini o nomadi, pieni di orgoglio e di stravolgente bellezza. Il libro ha proprio nei suoi incontri l'interesse primo, rivelando come l'anima profonda di questi popoli, colta allora, continui a condizionare la storia di oggi, nonostante vicende drammatiche abbiano attraversato o attraversino i loro paesi.


Il geografo Eugenio Turri viaggia lungo la Via della Seta con una sensibilità tutta particolare verso i luoghi, le persone, le comunità che incontra via via, segue un itinerario che tocca città e luoghi leggendari e racconta la sua estate del 1958, quando parte da un alberghetto di Scutari verso un'ancora fiduciosa Ankara che da lì a due anni sarebbe andata a vivere la lunga stagione di potere dei militari. Gli incontri a volte sorprendono per la carica di ingenuità che sprigionano, come l'improvvisato stabilimento balneare di Sirri Alì, un contadino inventatosi un'attività turistica su di una spiaggetta fuori città convinto che con la nuova strada la sua piccola proprietà potrà diventare fonte di ricchezza. Di incontri con le genti orientali ne seguiranno moltissimi altri, indimenticabili per il giovane Turri che si muove attraverso l'altipiano anatolico a piedi, a cavallo oppure a bordo di camion di passaggio e scalcagnate corriere affollate. Tra le montagne raccontate da Senofonte, costeggiando il lago Van, vagando nella città morta di Dogubayazit, tra i pastori curdi del Monte Ararat, in treno verso la calda e soffocante Diyarbakir, è sempre una continua ricerca di un contatto, il più vero cui potesse aspirare un occidentale, in tempi in cui il viaggiatore era ancora oggetto di simpatie e curiosità quasi morbose velate da una comprensibile diffidenza.

Sono numerose le fotografie che accompagnano il testo, veri e propri documenti di un mondo in buona parte oggi mutato, immagini attraverso le quali possiamo comprendere qualcosa di più di quanto è descritto nel diario di viaggio. Ritraggono non solo lo splendore della persiana Esfahan o gli storici edifici di Bukhara, ma anche l'impressionante distesa delle vecchie e poverissime abitazioni della Kabul monarchica, le vie spoglie di

Herat percorse dai  dromedari,  gli accampamenti seminomadi  dell'Hindukush, i villaggi fortificati del Khorasan, la vita quotidiana ad Alaca Hoyuk, il villaggio anatolico culla della civiltà ittita che vent'anni più tardi, seguendo il destino di centinaia d'altri, vedrà spopolarsi in seguito alla migrazione dei suoi abitanti in Germania.
La meta del lungo viaggio vede una Samarcanda oggetto della pianificazione sovietica, in una regione consegnata all'irruzione della modernità attraverso lo sviluppo economico avviato proprio in quegli anni dalle piantagioni intensive di cotone, con uno scarto di prospettiva tanto più evidente per il viaggiatore se ha prima conosciuto "il fascino delle città perdute, come affogate dentro i grandi spazi dell'Asia interna, steppica, pastorale, dove tutto sembra disfarsi al sole e al vento, dove l'aria è sempre carica di polvere che il vento solleva e tiene sospesa come una componente inscindibile del paesaggio, come un'opalescenza misteriosa".

Un finale prefigurato già qualche giorno addietro in un villaggio montano tra Iran e Afghanistan quando Turri, accolto tra le yurte di un gruppo seminomade kirghiso fuggito mezzo secolo prima proprio da Samarcanda, osserva una comunità sospesa in un tempo che non le apparterrà per molto, insidiata dall'attraente modernità di uno zuccherificio che alimenta la speranza di rompere il ritmo lento dei giorni e guardare alla vicina città di Baghlan per cambiare vita.

Eugenio Turri esploratore e viaggiatore oltre che geografo, è stato consulente per la pianificazione paesistica e territoriale alla Regione Lombardia e ha insegnato Geografia del paesaggio alla Facoltà di Architettura e Urbanistica del Politecnico di Milano. Cartografo nelle redazioni del Touring Club Italiano, ha collaborato al settimanale Il Mondo, a Le Vie del Mondo e alle riviste accademiche di geografia. Presso l'Istituto Geografico De Agostini ha diretto l'opera in 12 volumi, Il Milione e ha curato le maggiori opere di geografia e atlanti. Ha dato un contributo d'eccezione nella stesura del Piano di Area del Garda. Numerose le sue pubblicazioni, dalla narrativa di viaggio alla saggistica. Nel 2004 Menzione speciale al Premio Chatwin per il libro Il viaggio di Abdu. Dall`Oriente all`Occidente: "Il Comitato del Premio Chatwin ha deciso di assegnare una menzione speciale ad un libro che racconta la storia di un musicista di sitar che lascia il suo villaggio in Pakistan e arriva in occidente dove si confronta con un'altra cultura. Il libro, in cui il viaggio è strumento di profonda trasformazione, esprime con grande poesia l'incontro tra due cultura opposte".


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Bibliografia

Il viaggio di Abdu. Dall'Oriente all'Occidente Diabasis 2004 pp. 224, coll. Al Buon Corsiero. Viaggio, fiction, geografia, un libro con tutte queste cose insieme. Abdu è un giovane e straordinario suonatore di sitar (la chitarra indiana), originario delle valli del Karakorum, con cui l`autore ha fatto amicizia e viaggiato, lasciandolo poi libero di tentare il suo volo di iniziazione verso l`Occidente. Turri racconta i viaggi di Abdu in Asia, in Europa, in Africa e nelle Americhe, dove ha fatto esperienze diverse, constatando ovunque l`impossibilità di armonizzare la sua visione del mondo, la sua cultura e le sue affabulazioni mitiche di essenza mistica, con la religione laica, materialista, e con le complicazioni proprie dell`Occidente, dalle cui grandi conquiste tecniche si sentiva tuttavia attratto con sensazioni forti e trascinanti.

Gli uomini delle tende. Dalla Mongolia alla Mauritania Bruno Mondadori 2003, pp. 360, con 50 foto in b/n dell`autore, coll. Luoghi. "Questo libro è il risultato di una ventennale attenzione ai popoli nomadi e a tutto ciò che sui nomadi si è via via venuto conoscendo. E nasce altresì da ripetute visite e soggiorni tra i nomadi, a cominciare da quello che nel 1958 mi ha portato con una lunga peregrinazione sino in Asia centrale, descritta poi nel libro Viaggio a Samarcanda: il momento della folgorazione, la mia personale `Via di Damasco` come approccio al Terzo Mondo lungo l`itinerario migratorio dei nomadi". (Eugenio Turri)

Taklimakan. Il deserto da cui non si torna indietro, Tararà 2005. Con una prefazione di Gilberto Lonardi. Questo è il paesaggio visibile dalla cima dove ci spinge il desiderio di identificarci nella geografia, con l'occupazione di un suo punto preciso, il più alto, il più panoramico. Orofilia come desiderio di essere elementi della natura, di darsi una dimensione interiore tutta intrisa della possessività delle cose, come totale appagamento dell'essere.

Il paesaggio e il silenzio Marsilio 2004, pp. 256, fotografie in b/n. La nostra società non pratica molto il silenzio. Viviamo nel rumore, assediati da fragori, sollecitati da ritmi di vita assordanti, come se ciò fosse un modo di dimenticare la nostra condizione umana. Ma se poi ci immergiamo, anche per brevi pause, nel silenzio, isolandoci nei luoghi di natura che stanno fuori dagli spazi del rumore, astraendoci in certo modo dal presente, dal quotidiano, scopriamo che il mondo che ci circonda, vive secondo il ritmo universale che riconduce ai misteri dello spazio e del tempo.
La megalopoli padana Marsilio 2004, pp. 312, illustrato, seconda edizione. Lo spazio padano come un unico spazio urbanizzato, come un'unica megalopoli nella quale i territori agricoli - pingui, irrorati dai fiumi, fondamentali supporti dell'economia e della vita padana -, sono ormai delle aree interstiziali, incluse fra direttrici di densa urbanizzazione che attraversano la pianura. E le zone abitate, così come le vede l'occhio indagatore di un satellite, si impongono senza soluzione di continuità lungo le arcate che si sviluppano ai piedi delle Alpi e dell'Appennino dando forma a una duplice città lineare che dal suo vertice occidentale, in Piemonte, si estende verso oriente sino all'Adriatico.


Assonanze

Al di là della montagna di Yashar Kemal, pp. 375, Giovanni Tranchida Editore 1996. Primo romanzo della Trilogia della montagna che lo scrittore turco Yashar Kemal dedica alla genti di cultura contadina dell'altipiano anatolico. Gli abitanti di un intero villaggio si trasferiscono dall`alto dei monti del Tauro giù nella pianura sui campi di cotone, per impiegarsi come braccianti. Quando il vento solleva i cardi, allora per gli abitanti del villaggio isolato dal mondo su in alto sui monti del Tauro è giunto il momento di mettersi in marcia. Uomini, donne, bambini, vecchi, deboli e malati - nessuno viene lasciato indietro. Con tutti i loro averi, con figli, cavalli, pollame, asini, si trasferiscono in pianura, per impiegarsi come braccianti. Sui campi di cotone del latifondista vogliono guadagnare quanto è necessario per il pagamento dei debiti e per la sopravvivenza durante l`inverno rigido. Gli altri due titoli della trilogia sono Terra di ferro, cielo di rame e L`erba che non muore mai.

Il manoscritto di Samarcanda di Amin Malouf, Bompiani 2003, pp 303. Samarcanda è la Persia di Omar Khayyam, poeta del vino, libero pensatore, astronomo, ma anche patria di Hassan Sabbah, fondatore dell`ordine degli Assassini, la setta più temibile della Storia. Samarcanda è l`Oriente del XIX e del XX secolo, il viaggio in un universo dove i sogni di libertà hanno sempre osato sfidare i fanatismi. Samarcanda è l`avventura di un manoscritto dell`XI secolo, smarrito durante le invasioni mongole e ritrovato sei secoli dopo da un orientalista franco-americano. Amin Maalouf, col talento narrativo di sempre, ci conduce lungo la via della seta attraverso le più affascinanti città dell`Asia. Parafrasando Edgar Allan Poe, ci dice: "Rivolgi il tuo sguardo su Samarcanda. Non è la regina della Terra? Fiera, al di sopra di tutte le altre città".
Corto Maltese. La casa dorata di Samarcanda in Dvd Film di animazione 78' Italia/Francia 2002. Regia di Richard Danto e Liam Saury. Corto percorre la via della seta sulle orme di Marco Polo in cerca dell'oro ma anche per amicizia. Per ragioni che ignoriamo, Rasputin si trova nelle peggiori prigioni e Corto dovrà combattere con un nemico inatteso, il suo infernale doppio nella forma di un ufficiale turco del tutto immorale.